C’è gente che ama mille cose e si perde per le strade del mondo e poi c’è chi quell’amore lo trasforma in arte e passione per la musica tanto da farne un mestiere. È il caso di Sergio Endrigo uno dei cantautori simbolo della musica italiana, tanto amato quanto “frainteso” nelle sue attitudini ed inspiegabilmente dimenticato dalle grandi major discografiche. Dopo tanti anni a far luce sulla figura del poeta ribelle che scriveva poesie in musica è la figlia Claudia Endrigo che con il libro “Sergio Endrigo, mio padre Artista per caso” edito da Feltrinelli Editore racconta la storia di un uomo qualunque con pregi e difetti che con grande determinazione e passione ha lottato per vedere riconosciuto il suo ruolo di cantautore. Le pagine del libro, che contengono anche una preziosa prefazione di Claudio Baglioni ricca di spunti di riflessione, sono frutto di una indagine personale di Claudia Endrigo alla ricerca di suo padre tra ricordi, aneddoti, articoli e testimonianze di chi conosceva Sergio Endrigo anche fuori dal palcoscenico restituendoci un ritratto intimo di un uomo e sopratutto di un’artista avanguardista e senza preconcetti che riusciva a musicare le parole di Pier Paolo Pasolini quanto quelle di Gianni Rodari. Noi di Domanipress abbiamo parlato con Claudia Endrigo del libro e del valore della memoria in musica tra emozioni e ricordi dolorosamente eterni nel cuore e nella memoria.

Partiamo dalla fine del libro…si legge la frase “Mio padre era un uomo famoso, ma che non si è fatto conoscere fino in fondo“. Come mai?

Nel libro ho descritto mio padre per ciò che era, una persona molto riservata, a lui interessava che si conoscesse solo la sua musica, non si è mai esposto raccontando la sua vita privata ed io sono d’accordo e rispetto, anche oggi, il suo pensiero.

Per scrivere questo libro hai incontrato gli amici di Sergio Endrigo che ti hanno raccontato aneddoti che non conoscevi e che hai condiviso con la scrittura…C’è stato qualche aspetto che ti ha sorpreso e che non conoscevi di tuo padre?

In realtà contattando le persone che conoscevano e che hanno lavorato con mio padre ed ascoltando i loro racconti su di lui ho capito che lo conoscevo benissimo, ho avuto la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che era un uomo per bene; ho avuto la conferma ulteriore che l’idea che avevo di lui era quella giusta. Aveva dei difetti come tutti gli uomini, nel libro non ho scritto una sua agiografia, perchè lui non lo avrebbe voluto e non lo volevo nemmeno io ma ho fotografato la sua realtà con tutti i pregi ed i difetti. Durante questo percorso ho avvertito ancora di più la sua mancanza che è presente ora come dodici anni fa.

A proposito di immagini e fotografia nel libro trova spazio anche una lettera autografa di Sergio Endrigo indirizzata alla Siae dove si legge il suo voler essere ricordato come compositore…

Ho inserito questa lettera che testimonia la sua volontà di vedere riconosciuto il suo mestiere. Mio padre non era un cantante ma un cantautore perchè componeva musica e testi.

All’inizio del libro invece c’è una prefazione di Claudio Baglioni dove si dice che le opere di Sergio Endrigo più che essere semplicemente ricordate andrebbero vissute. Cosa si potrebbe fare secondo te per far conoscere alle nuove generazioni i brani di tuo padre?

Nella gente e tra gli addetti ai lavori è sempre presente il ricordo di Sergio Endrigo, il vero problema sono le case discografiche che ad oggi non hanno ristampato nulla. Ci sono ep straordinari, come scrivo nel libro, che non sono mai stati stampati su cd. Pensa che su papa non è mai stata pubblicata una “Platinum collection” o un percorso mirato a valorizzare il suo patrimonio musicale. Se entri in un negozio e chiedi un opera di Sergio Endrigo oggi trovi qualche compilation trita e ritrita registrata male con i livelli di audio sbagliati, ci sono delle raccolte che reputo davvero inascoltabili…avendo i diritti sono loro che fanno il bello ed il cattivo tempo. Questo mi dispiace molto.

Facciamo un esperimento, lasciamo il negozio di dischi ed andiamo su Spotify: alle prime tre posizioni ricercando Sergio Endrigo troviamo: “Lontano dagli occhi“, “Io che amo solo te” e “Ci vuole un fiore“, brani che hanno fatto la storia della musica italiana… Quali altri brani, magari poco noti ci consiglieresti di ascoltare?

Si, mi piace questo esperimento: di brani da riascoltare ce ne sono davvero tanti penso ad “Altre emozioni“, “Rosa Marea“, “Comincio a cantare“, “Madame Guitar“… solo per citarne alcuni.

Delle cover dei grandi classici di Sergio Endrigo cosa ne pensi? Qualcuna ti ha emozionato particolarmente?

Ci sono molte cover che riprendono i brani di mio padre e che mi sono piaciute molto. Penso a quelle di Fiorella Mannoia, Franco Battiato, Simone Cristicchi, Sergio Cammariere, Alessandra Amoroso ma anche lo stesso Claudio Baglioni che ha reinterpretato due suoi grandi classici nell’album “Quelli degli altri tutti qui“. Mi piace anche citare la versione rock di “Io che amo solo te” di Gianna Nannini che mi ha sorpreso…bhè direi che sceglierne una sola è impossibile.

Andando oltre Sergio Endrigo “artista”, qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato tuo padre?

Sicuramente l’insegnamento più importante che ho ricevuto è stato quello di imparare ad essere libera da pregiudizi o preconcetti, ho imparato a non giudicare gli altri solo per una scelta politica piuttosto che un’ altra, mio padre era libero mentalmente e lo sono anch’io. Non giudico mai a priori se una persona si definisce di destra o di sinistra o se è religiosa o meno…osservo e valuto senza vincoli mentali tanti altri fattori. Ultimamente ho notato che viviamo in un modo dove si giudica l’altro in maniera davvero troppo superficiale…

Tornando alla musica non tutti sanno che sei entrata per due volte nello studio di registrazione con tuo padre per incidere brani anche in “Ci vuole un fiore“c’è la tua voce…Hai mai pensato di intraprendere la carriera musicale?

No, mai perchè mi interessavano altre cose. Nello studio di registrazione ci sono entrata da bambina per “Ci vuole un fiore” e poi ci sono ritornata da grande per lo spot di Tenderly e poi nel 2003 nel disco “Altre emozioni” che è stata l’ultima occasione per me di affiancare mio padre a livello artistico.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Claudia Endrigo quali sono le tue speranze e le tue paure?

Spero che il Domani del mondo sia nelle mani degli animali più che in quelle dell’uomo…Finchè questa terra rimarrà a governarla l’uomo onestamente non vedo un grande futuro.

Simone Intermite