Chiara Iezzi, l’ex sorella bionda del duo Paola & Chiara, è una donna diversa da quella che ci si può ricordare dagli iconici video delle super hit che dominavano le classifiche dei primi anni duemila come “Vamos a bailar e “Festival“, che l’avevano eletta, insieme alla sorella Paola, come una delle migliori sexy hitmaker al pari delle popstar internazionali. Dopo aver percorso la strada solista, archiviata, almeno per adesso, l’esperienza musicale e superati i quarant’anni, oggi Chiara è semplicemente se stessa. Una donna adulta, distinta dall’immagine della sorella minore e dal mondo musicale pop, a favore di una nuova linfa artistica, quella del cinema che l’ha vista protagonista di film internazionali come “The broken key” diretto da Louis Nero e di un’esperienza per Disney Channel nella fortunata serie “Alex & Co”, distribuita su scala internazionale. Ma non è tutto, il suo impegno è dedicato attualmente anche alla letteratura con un romanzo d’esordio pubblicato dalla casa editrice milanese SEM intitolato “In un solo grammo di cielo“. Il libro è un’ intensa fiaba dark dei nostri giorni e racconta la storia della giovane Emily una Cenerentola moderna, ombrosa, solitaria, sempre vestita di nero, che dopo aver perso i genitori in un incidente stradale, cambia radicalmente la sua vita, tanto da sprofondare nel dramma dell’anoressia. Una storia attuale, un romanzo di formazione moderno ricco di riferimenti al mondo dei teenager in naturale lotta per la costruzione della propria identità. Noi di Domanipress abbiamo ospitato nel nostro salotto virtuale ed abbiamo parlato con Chiara Iezzi di letteratura, cinema e di vita scavando a fondo, oltre le righe e le luci dei riflettori, per scoprire le ragioni del suo cambiamento umano ed artistico.

Il tuo esordio letterario “In un solo grammo di cielo” racconta la storia di Emily, una ragazza adolescente tormentata in lotta con i suoi demoni…Com’è nata l’esigenza di scrivere un romanzo di formazione?

«L’idea è nata casualmente, facendo il mio lavoro d’attrice. Nei tempi di raccoglimento, spesso a cavallo fra le audizioni avevo qualche idea, ma senza nessuna aspettativa concreta. Mi piaceva l’idea di raccontare qualcosa sul mondo dei teenagers, un po’ tragedia shakespeare, un po’ come quelle serie di ragazzi che sono molto in voga oggi… Erano anni che pensavo a qualcosa che avesse riferimenti in quel mondo giovanile, ancora poco ascoltato. Partendo da questa idea sono arrivata a scrivere una storia ricca di temi trasversali legati al mondo dei giovani e alla conoscenza di sé stessi».

Il libro affronta con particolare attenzione il tema dell’anoressia, la descrizione delle dinamiche legate a questa patologia è molto realistica e sembra essere scaturita da un’esperienza diretta con i problemi legati al disturbo alimentare; è una storia autobiografica?

«No, in realtà non c’è nulla di autobiografico nella storia. Dei disturbi alimentari, in generale, non si parla moltissimo, trovo che spesso l’anoressia sia eccessivamente mitizzata. Io ne ho sofferto solo a 26 anni, ma poi, per fortuna, se n’è andata via. Nel libro la protagonista è Emily. Da autrice ho fatto delle scelte narrative d’impatto per rendere la narrazione serrata, visuale e per porre l’accento su quanto l’amicizia possa essere fondamentale, anche nel creare i propri riferimenti d’identità. Emily subisce una violenza psicologica domestica dalle sue parenti acquisite, ma è attraverso le amicizie e ad alcune particolari circostanze che riesce finalmente ritrovarsi».

La protagonista dice: “Non so esattamente di cosa, ma ho paura. Forse è paura di essere felice.” Cos’è per te la felicità?

«Mi piace questa domanda; volevo lasciare un interrogativo aperto. Sembra un gioco di parole ma Emily ha paura della paura stessa. Ad ogni modo “felicità” credo sia una parola troppo idealizzata, che crea aspettative. Io non cerco la felicità nella vita perché punto alla soddisfazione generata da scelte coerenti, scelte anche piccole, quotidiane come l’onorare i valori che abbiamo. Ad esempio amo la correttezza e l’etica, la professionalità. Sono i valori personali che poi ti sostengono quando desideri qualcosa di più. Senza un nostro fondamento personale, sono convinta che non siamo nulla».

A proposito di professionalità oggi il tuo impegno artistico è dedicato principalmente al cinema. Vittorio Gassman diceva che un attore non fa altro che ripartire la propria persona con il personaggio che interpreta; quale personaggio che hai interpretato ti ha emozionato particolarmente?

«Nella serie Disney ho interpretato il ruolo di una classica “Villan” ed affrontato l’ aspetto grottesco del ruolo che dovevo interpretare…l’ho trovato molto interessante e stimolante anche a livello personale. Poi ricordo con particolare affetto il mio primo lavoro di attrice nella serie “Under“, che è stato tramesso in Italia da RaiPlay, dove interpretavo un ruolo accattivante ed enigmatico, quello di una spia che poi in segreto difendeva dei ragazzi in difficoltà. Mi piace potermi confrontare con mondi differenti e poter interpretare ruoli anche distanti tra di loro».

Si parla spesso di un pregiudizio del mondo del cinema nei confronti delle donne che dichiarano di fare più fatica rispetto ai colleghi uomini…è davvero così?

«No, non credo che sia un vero e proprio pregiudizio, penso sia più un fatto dei ruoli disponibili. Come per tutti i lavori sopratutto nel cinema a volte ci sono belle occasioni da cogliere ma non è detto che tutto avvenga in maniera veloce, a volte bisogna saper aspettare e cercare il film ed il ruolo giusto. Quello dell’attore è un lavoro fatto così: di studio, audizioni ed attese».

Oltre alla tua mission artistica, anche la tua immagine è cambiata nel tempo, spesso un cambiamento estetico è fotografia di un cambiamento interiore… che donna sei oggi?

«In realtà non sono cambiata granché interiormente, sono sempre la stessa, l’unica differenza e che prima ritenevo che alcuni miei aspetti fossero da nascondere, come la melancolia, la sensibilità, la vulnerabilità adesso invece ho imparato ad accettare con serenità questo lato. Come attrice sono riuscita a capire le mie emozioni ed ad utilizzarle come risorse sia sulla scena che nella vita. Oggi amo la mia sobrietà, i miei tratti, mi sento a posto così con i miei capelli naturali e la mia semplicità».

Recentemente hai compiuto 46 anni ed hai postato una foto su twitter per festeggiare questa ricorrenza. Come vivi il rapporto con il tempo che passa?

«Ma guarda, lo vivo bene in generale. Mi sento più consapevole e allineata dopo aver superato i quaranta, sembra una banalità a dirla ma è realmente cosi. Ti confesso che nel rapporto con me stessa in passato mi sono sentita smarrita e sbandata per molto tempo anche se dal di fuori poteva non notarsi e non trasmettevo questo mio malessere. Ho impiegato diverso tempo per crescere. Da adulta è diverso, ho ridimensionato e sdrammatizzato alcuni aspetti della mia vita. Sono sempre una fobica, ma ciò che mi fa più paura è lo scomparire da questo mondo, piuttosto che il tempo che passa».

Vivi tra Los Angeles e Milano… come percepisci le differenze che intercorrono tra queste due città così diverse?

«Vivo principalmente a Milano, a Los Angeles ci vado per qualche mese all’anno per lavoro ed ormai è come se fosse una seconda casa per me. Sono due luoghi molto distanti, due città diverse, ma ognuna è bella per ciò che offre. Mi sento fortunata perché ho occasione di trarre energia da queste due realtà così dinamiche».

Milano è la città dove sei nata e cresciuta: quali sono i luoghi del cuore che ti legano a questa città?

«Milano si, è la mia città e non posso non dire che la amo da sempre. Mi piace la sobrietà di questa metropoli, i suoi segreti, i giardini da scoprire ed i caffè al sole, così come il freddo d’inverno e la gente sempre in movimento così indaffarata in mille impegni. Milano si contraddistingue rispetto alle altre città per la sua architettura elegante e certi scorci che t’appaiono davvero d’improvviso; è una città che ti sorprende sempre in modi e forme differenti».

La storia del romanzo, invece, è stata ambientata vicino ad un lago simile a quello di Como…

«Si, la storia del libro è inventata, ho scelto un luogo iconico, mi piaceva ci fosse un lago come sfondo. Quando in una storia c’è un lago mi sembra che evochi sempre qualcosa di interessante dal punto di vista narrativo non credi?».

Da lettrice invece quali libri preferisci?

«Sono una lettrice onnivora, ma ho un interesse particolare per i libri che trattano di psicologia».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Chiara Iezzi, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Sono una fobica, con le paure del Domani ci convivo ormai tranquillamente. Ho imparato a farmele amiche e le uso anche nella recitazione. Nel presente, così come spero in futuro, cerco semplicemente di essere coerente e concreta nella scelta dei progetti che mi trasmettono felicità e soddisfazione artistica».

Simone Intermite