Amanda Lear è da sempre una  showgirl tra le più amate del panorama internazionale, icona di stile capace di inventare un’architettura artistica intorno alle sue esibizioni che la vedono spaziare dalla musica alla pittura, dal teatro alla televisione attraversando le epoche senza sentirne l’influenza e restando sempre moderna perché scollegata dalle mode e dalle tendenze effimere. Amanda, musa bionda di Salvador Dalì è una donna libera, autoironica, volitiva e padrona del proprio destino che ha scelto l’arte per raccontare la realtà da tutti i suoi lati, non solo un senso orizzontale e verticale, attraverso una decostruzione figurativa e personale che fa della propria vita un’opera d’arte estranea ai confini di genere e affine ad una certa art de vivre all’insegna della poliedricità e lo star bene nella propria pelle. Oggi Amanda è tornata al suo primo amore, la musica, con un nuovo album in francese in uscita nell’autunno del 2021 ed il  singolo “More” ed un videoclip con Amanda che recita all’interno dei suoi dipinti sceneggiato da Thibault Guérin. Il risultato è un raro progetto SoundVision che può essere considerato un quadro musicale. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro salotto Amanda Lear e di parlare con lei di arte e di musica e di sens de la vie in questa Intervista Esclusiva ricca di aneddoti da leggere e da ascoltare anche sul nostro Podcast.


Ciao Amanda, recentemente sei stata protagonista de “La canzone segreta” su Rai1; era da molto tempo che mancavi dall’Italia…

«Finalmente son potuta tornare in Italia e per me è stata una gioia immensa. Poter ritornare a fare il mio lavoro è stato liberatorio. Era quasi un anno che non frequentavo l’Italia e mi mancava molto. Ne ho approfittato, sono andata a Roma a fare shopping e a cenare al ristorante, cosa che oggi è davvero un lusso. In Francia le restrizioni sono più severe e mi manca la normalità di poter andare al bar o al teatro».

Sei tornata anche alla musica con un nuovo singolo ed un nuovo progetto musicale.

«Ho avuto un anno di tempo…ho deciso di far fruttare il tempo trascorso in reclusione, riflettendo su un mio possibile ritorno. I fans tedeschi, italiani e francesi dopo il mio ritiro dalle scene richiedevano a gran voce un mio ritorno ed io ho deciso di seguire questa strada con la rinnovata voglia di rimettermi in gioco».

La tua è una rinascita artistica che depone la dance per delle atmosfere più raffinate…Com’è avvenuto questo cambiamento?

«Sai, ho pensato che non era possibile andare avanti, alla mia età, con un repertorio da disco club…avevo necessità di realizzare qualcosa di diverso dal passato. Sono diventata la regina della disco music in maniera completamente inaspettata, oggi i tempi però sono cambiati ed è il momento giusto per cantare delle canzoni con delle melodie belle e dei testi intelligenti. Ho ricercato una serie di pezzi di grandi classici francesi e li ho reinterpretati a modo mio, emozionandomi rimettendo in discussione me stessa seguendo ciò che la vita mi offre. Salvador Dalì chiamava questo processo “paranoia critica”, un’analisi continua della quotidianità, un metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’associazione interpretativo-critica dei fenomeni anche deliranti. Il filosofo Jung diceva che non esiste la casualità, esiste la sincronicità, ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde».

Qual è stato il caso che ti ha avvicinato alla musica d’autore francese?

«Ero a Sanremo l’anno scorso per un talent della Rai e una notte in albergo ho ascoltato le note di un pianista che suonava nella hall completamente solo…Era melanconico ed affasciante e io ne sono stata subito attratta. Suonava un brano di Riz Ortolani, per pura casualità ho collaborato con lui molti anni fa…La canzone che suonava si chiamava “More” ed io ho deciso di inciderla. Nel videoclip ho scelto di cantarla facendo prendere vita i miei quadri come in Mary Poppins della Disney…Questo brano a Parigi è stato un grande successo, mi ha fatto molto piacere ritornare con qualcosa di diverso».

A proposito di casualità ad avvicinarti alla musica fu il celebre David Bowie…

«A quei tempi mi trovavo a Londra, sempre follemente innamorata dei chitarristi.  frequentavo Brian Ferry uno dei più rilevanti rappresentanti del dandismo degli anni settanta e fu lui a volermi inserire sulla copertina dell’album dei Roxy Music, gruppo glam rock britannico in cui c’era anche Bowie. Dopo questa fotografia David si innamorò della foto e poi abbiamo iniziato a frequentarci…L’ho seguito per un paio d’anni ma poi mi accorsi che si drogava troppo e ci siamo lasciati. Però posso dirti che è stato il primo a credere in me e a propormi di cantare. Io ero solo una modella, lui mi mise sotto contratto con il suo manager e mi pagava le lezioni di canto…ero diventata una della loro scuderia. Il singolo non uscì mai ma mi lanciò in un mondo nuovo. Prima di allora nessuno aveva potuto pensare che Amanda Lear poteva vendere dei dischi, nella mia vita accade tutto per caso».

Anche la pittura è stata una fortunata coincidenza?

«Ho studiato all’Accademia delle belle Arti ed ho sempre amato la pittura ma non mi sarei mai aspettata che una sera in una sfilata di moda con Paco Rabanne avrei potuto conoscere Salvador Dalì che tra una corte di fans mi ha notata. All’inizio lo ritenevo antipatico, non mi piaceva la sua pittura, preferivo Picasso e De Chirico. Invece poi è nata una grande storia d’amore e di amicizia. Sono stata con lui per sedici anni, ho vissuto con lui per molto tempo e lo accompagnavo in giro per il mondo…Lui però preferiva che non cantassi, mi vedeva come una principessa, non voleva che andassi nei salotti tv».

Nel mondo dello spettacolo tu hai invece avuto un successo trasversale in Inghilterra, Francia, Italia…come hai vissuto queste culture così differenti?

«Mi piace molto viaggiare, non temo l’aereo, sono andata in Giappone, in Cile e al Festival Vina del mar. Ho capito da subito l’importanza di farsi conoscere in televisione e nello show bitz, non mi reputo una grande cantante ma ho immaginato un personaggio, Amanda Lear, che avesse un visuale molto marcato costruito con un look  e delle movenze ricercate. Ti confesso che per un periodo il personaggio mi ha soffocata, tutti volevano Amanda Lear. Questo mestiere ti pone ad un livello di schizofrenia in cui il tuo personaggio pubblico diventa troppo invadente».

Amanda contro Amanda, come trovavi il modo di riequilibrare te stessa?

«Spesso staccavo del tutto, tornavo a casa per vivere struccata, per ritrovare una vita privata…ma non è stato semplice».

Il personaggio Amanda Lear è stato un simbolo di liberazione anche sessuale…oggi i tabù sono stati tutti abbattuti?

«Ancora il sesso e la differenza di genere fa discutere…Quest’anno i Maneskin mi avevano chiesto di collaborare con loro, sono molto affini a quello che ero io da giovane questo accade anche con Achille Lauro…ciò che penso che però bisogna stare attenti a non riproporre ciò che è stato già realizzato anni fa. Renato Zero è unico perchè è stato il primo a rompere alcuni muri. Mi piace lavorare con i giovani e trovare collaborazioni ma devono essere progetti realmente innovativi. Sembra che tutto si ripeti, non c’è grande novità nemmeno nella moda. Il glam rock non è una novità il rap americano si, però anche su questo ho qualcosa da dire».

Cioè?

«Ci sono troppi italiani che copiano la cultura trap americana e mi fa male vedere che l’Italia che è la culla dell’arte della musica si deve rifare a modelli che non gli appartengono. Perché scimmiottare gli americani?».

Tu come hai conquistato il pubblico italiano?

«La disco music era tedesca, io ero prodotta da un’etichetta di Monaco di Baviera e il primo a credere a me in Italia fu Pippo Baudo che voleva proporre al pubblico qualcosa di diverso. Immediatamente ho fatto scalpore pur non avendo un fisico morbido che era nello standard italiano. A quel tempo le discoteche mi hanno subito eletto come regina della disco. Qualche anno dopo mi sono messa in discussione attraverso l’eleganza della parola con la conduzione di alcuni programmi…ho cercato di essere sempre me stessa, con tutta l’ironia che mi caratterizza. Oggi sono molto soddisfatta nell’avere un pubblico femminile che mi segue e mi ama perchè non ho peli sulla lingua e non mi sono mai accontentata di essere un’oca».

Qualche tempo fa hai anche condotto un programma sulla chirurgia estetica oggi sei favorevole o contraria al chirurgo plastico?

«Il look e l’immagine è diventato importante oggi più di ieri. Tutti vogliono apparire belli sulle foto dei social e si inseguono modelli sbagliati. Oggi credo che l’importante sia l’essere, ma se qualcuno non si sente a suo agio è giusto intervenire. Io oggi più che di chirurgia sogno un programma che parli di arte e di cultura ma la tv italiana non mi ha sfruttato come poteva…pur avendo un vissuto molto importante».

Nel suo caso la bellezza è uno svantaggio?

«Io non voglio pensare a questo, nella vita l’importante è avere carisma non assomigliare ad un modello prestabilito. Saper parlare non solo apparire bene…cosa rimane dopo l’immagine se non hai un contenuto importante da proporre?… Oggi che il mondo è cambiato dovremo imparare a guardare oltre».

Il mondo è cambiato ed abbiamo avuto tutti tempo di ripensare a noi stessi…Tu cosa hai scoperto di Amanda Lear?

«Vedendo il bicchiere mezzo pieno Il lockdown è stato anche una benedizione, personalmente adoro stare da sola, in maniera quasi antisociale perché nel mio mestiere sono sempre circondata da gente, quindi ci sono momenti in cui preferisco stare con i miei gatti e la mia pittura in totale relax. Dopo qualche settimana però ho avvertito la necessità di uscire di casa, di parlare con gli amici e di vivere. Ogni tanto serve riflettere sul tuo percorso e sulla vita ed è importante. Bisogna accettare che siamo nati da soli e che la solitudine è una condizione umana naturale…».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Amanda Lear, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Per il Domani voglio essere ottimista, credo nel genio umano, in meno di un anno siamo stati capaci di trovare un vaccino e credo che con impegno potremo sconfiggere in futuro tutti i problemi piccoli e grandi che ci attanagliano. Bisogna avere fiducia, Charlie Chaplin cantava: “Smile, though your heart is aching” ed io ci credo e sorrido».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite