Se gli ulivi pugliesi potessero cantare molto probabilmente avrebbero l’estesione vocale solenne e possente di Albano Carrisi. Il cantante partito da Cellino San Marco con una valigia di cartone piena di sogni è l’esempio concreto di come il talento, quello con la o finale, sia l’unica strada per perseguire il successo, quello vero, duraturo, che si conquista con il sudore della fronte e che si coltiva come i campi di terra rossa pronti a dare i loro frutti se macinati da amore, impegno e passione. Oggi Albano Carrisi ritorna in tv in coppia con la figlia Jasmine ad affiancare Loredana Bertè, Gigi D’Alessio e Clementino nel ruolo inconsueto di giudice per The Voice Senior, il nuovo programma condotto da Antonella Clerici , una variante over 60 del talent show che ha conquistato più di mezzo miliardo di spettatori in tutto il mondo. Noi di Domanipress abbiamo incontrato nel nostro salotto virtuale Albano Carrisi per parlare con lui di musica e di cultura made in italy da tutelare tra ricordi e positive prospettive future.

* È possibile ascoltare l’Intervista Esclusiva sul Podcast disponibile in calce su Spotify, Google ed Apple Podcast.

Sei tornato in TV vestendo i panni di giudice a “The Voice Senior” condividendo la poltrona con tua figlia Jasmine…Questa è la tua prima esperienza in un talent show, come ti trovi in questo nuovo ruolo?

«Questa credo che sia l’ultima trasmissione a cui partecipo, ho scelto di esserci perché il format è diverso da tutti gli altri talent tutti uguali che circolano da un po’ di anni in televisione. Mi diverte l’idea di dare una possibilità a chi quotidianamente frequenta la musica leggera ma non è riuscito nella vita a cogliere l’occasione giusta…A “The Voice senior” i concorrenti non sono i giovani in cerca di fama ma personaggi ben più adulti che grazie alla musica riscoprono il bambino che c’è in loro; per questo anche l’approccio è totalmente differente. Si basa tutto sul raccontare la forza della musica che ti fa dimenticare del tempo e dello spazio che passa e ti rimette al centro del tuo universo».

In questo momento c’è anche bisogno d’intrattenimento…

«Quello che vedete in tv è finalmente un momento di sana e pura evasione in un periodo storico indubbiamente difficile. Il Covid è particolarmente aggressivo con gli anziani e rimetterli al centro dell’attenzione è un atto doveroso che seguo con entusiasmo».

Le discussioni con tua figlia Jasmine sono il simbolo di due generazioni a confronto…Spesso vi trovate d’accordo nella scelta dei brani e dei concorrenti, ti aspettavi questa affinità?

«Non avrei mai immaginato che mia figlia si sarebbe divertita così tanto e che sarebbe stata a suo agio davanti alle telecamere. The Voice ci ha unito, anche per i gusti musicali è stata una sorpresa perché nonostante la differenza d’età ci siamo trovati d’accordo su molte scelte…Quando sei di spalle e non puoi vedere chi canta in quel momento devi fare uno sforzo immaginativo. Non conoscere il volto di un cantante ti libera da tanti vincoli che invece ti può porre inevitabilmente un’immagine. A The voice senior conta la voce! Quello è il passe-partout per conquistare le poltrone e questo andare oltre la fisicità è un atto rivoluzionario».

Sui social network qualche heaters ha parlato di favoritismo…

«Io non ho proposto mia figlia Jasmine ma è stata Antonella Clerici a volerci in coppia ed ha molto insistito perché ciò accadesse…Direi che a guardare dai risultati ha avuto un’intuizione giusta».

Il pubblico ha apprezzato molto lo scambio d’ opinione tra i giudici. Quale rapporto hai con i tuoi colleghi? Se dovessi sceglierne uno per un duetto chi sceglieresti?

«Ho uno splendido rapporto con tutti loro; ti dico: occhio a Clementino perché rischia di diventare il nuovo Fiorello. Lui è davvero un ragazzo ironico, generoso ed intelligente, ha un carico di energia straordinaria, come una radio sempre accesa. Sicuramente sarà una rivelazione».

I tuoi esordi nel mondo dello spettacolo partono dalle serate dal vivo e dal famoso ristorante “Il dollaro”, oggi invece il talent è la via d’accesso principale…

«Sai i miei erano sicuramente altri tempi, ognuno è figlio del suo tempo ed ogni stagione ha le sue risorse e le sue regole da rispettare e da comprendere».

Ma avresti mai immaginato che la tua vita sarebbe stata nel segno della musica?

«Io non l’ho solo immaginato, io l’ho voluto con tutte le mie forze ed è quello che consiglio di fare a tutti! Ovviamente ho ricevuto molto di più di quello che mi sarei aspettato. Durante il mio percorso artistico ci ho messo tanta passione, impegno, tenacia ma soprattutto non mi sono mai cullato sugli allori. Raggiugere il successo può essere anche facile ma ciò invece è più impegnativo e saperlo mantenere nel tempo…».

A volte quando si è molto popolari è facile dover subire involontariamente le dinamiche del gossip. Credi che questo ti abbia anche tolto qualcosa?

«Detesto il gossip, ma purtroppo alcuni meccanismi giornalistici mi ci hanno fatto ritrovare dentro. Ovviamente io rimando sempre al mittente ogni riferimento alla mia vita privata…Sono un personaggio pubblico e sopporto questa condizione ma vorrei vivere di altri tipi di ingredienti e parlare del mio amore assoluto per mamma musica e la dedizione al lavoro che reputo sacro per certi aspetti. Sono questi gli elementi che mi interessano».

Parlando di musica, il periodo non è dei migliori…

«Si ma non è solo un discorso che riguarda la musica e lo spettacolo. Il Covid ha messo in ginocchio anche altre categorie e soprattutto i medici e gli infermieri e i paramedici di cui si parla sempre troppo poco».

Recentemente hai cantato “Felicità” sotto le finestre del policlinico di Bari per medici e pazienti…

«Si, il covid è un nemico invisibile che ha aggredito l’intero universo, ha colpito l’umanità e nessuno ne conosce la provenienza…Ma non dobbiamo pensare che sia qualcosa di nuovo, l’uomo si è da sempre scontrato con eventualità simili. Ogni cento anni dobbiamo lottare contro una pandemia che miete vittime. Nel 1918 l’epidemia della così detta spagnola falcidiò oltre centomilioni di anime. Una volta ritrovato e ricostruito il virus responsabile della pandemia, è stato possibile studiarlo più approfonditamente, ma le proprietà che lo hanno reso così devastante non sono state ben comprese…Spero che il covid ci lasci in pace e che sparisca per sempre».

Il primo lockdown ha colto tutti di sorpresa.. Tu come hai vissuto il periodo di isolamento? Per molti artisti la solitudine è stata utile per creare nuovi progetti…

«Anch’io ero agli arresti domiciliari in Puglia e il mio carceriere si chiamava Covid, in realtà in quel momento non sono riuscito a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Diciamo che in un clima del genere c’era ben poco spazio per essere creativi, però ho ritrovato del tempo per dedicarmi alla campagna, i miei vigneti e gli oliveti, anche tu sei pugliese e sai che soprattutto nella nostra zona anche gli uliveti sono malati. Il batterio killer della Xylella ha devastato la produzione di olio italiano e di quello di tutto il mediterraneo. Ad oggi ancora non esiste una terapia per curare gli alberi malati. Quelli infetti sono persi, l’unica via e riuscire ad agire sul vettore del virus, ma è importante agire in fretta. Io tengo molto agli uliveti sono un patrimonio storico da tutelare, sono loro i veri guardiani del salento che ci raccontano le storie dei nostri avi di mille anni fa e che nelle loro radici ne conservano memoria».

In questo momento non è possibile esibirsi dal vivo, tu che hai calcato i palchi più importanti al mondo come vivi questa condizione?

«Mi manca molto, il live è una delle ragioni per cui ho intrapreso questa carriera…».

In tutti questi anni hai frequentato palchi di fama mondiale. Qual è quello che ricordi con maggiore affetto?

«Sono stato molto fortunato, ho avuto modo di conoscere e girare il mondo. Tra tutti Ricordo il mio primo concerto al Sydney Opera Hause, una delle più significative architetture moderne al mondo, e poi non posso non menzionare le atmosfere del Madison Square Garden, l’eleganza vittoriana del’Royal Albert Hall di Londra e la storicità del Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Sono tutti luoghi che già a viverli e vederli da fuori sortiscono un fascino particolare e ovviamente viverli da protagonista non può che essere una grande emozione perché è come se vivessi sulla tua pelle tutta la storia di quei teatri e ne scrivessi una piccola pagina lasciando un segno…Prima di me su quei palchi sono passati da Pavarotti a Maria Callas passando per Montserrat Caballé e Placido Domingo. Prima di un’esibizione in questi contesti mi piace immaginare la storia che hanno vissuto le mura di quei camerini».

Luoghi storici dal significato culturale e politico importante…

«Certo penso al Teatro Nazionale di Shangai e al Cremlino di Mosca…».

Se c’è uno dei meriti che ti si può attribuire, quello più importante è sicuramente la scelta di esibirti all’estero quasi sempre cantando in italiano; la nostra lingua spesso è bistrattata soprattutto dalle nuove leve e sarebbe ora di un cambio di tendenza non trovi?

«Purtroppo troppe nuove leve italiane puntano all’inglese perchè dicono che abbia più mercato…io la penso diversamente. Personalmente credo fermamente nel Made in Italy e mi propongo per portare avanti il tricolore, non solo in musica, ma anche raccontando la storia delle nostre radici».

Radici di cui sei portavoce non solo in musica ma a livello enogastronomico esportando l’olio e il vino dell’antica masseria Curti Petrizzi molto richiesti all’estero: musica e cibo, come si incontrano questi due universi?

«Semplicemente ho perseguito due passioni molto italiane…Produco il mio vino e il mio olio oltre che cantare portando avanti da sempre un motto personale: vivere per la qualità».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Albano Carrisi quali sono le sue speranze e le sue paure?

«Sono per definizione un uomo realista, ma se da una barca sul mare dovessi arrivare ad un punto d’approdo Domani io cercherei di puntare sempre all’ottimismo perché ti rende la vita più semplice. La vita non è sempre facile da sopportare e spesso ti pone difronte al dolore ma non bisogna mai lasciarsi abbattere…Come quando si lavora nei campi è necessario farsi i calli ed andare avanti con il sorriso scegliendo sempre la strada dell’ottimismo restando con i piedi piantati per terra ed avendo ben saldo tra le mani il timone della realtà».

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite

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