Doveva diventare uno di quei film destinati a non esistere mai. Coyote vs. Acme era stato completato, accantonato e trasformato nel simbolo di una Hollywood capace perfino di rinunciare a un’opera già realizzata. Poi qualcosa è cambiato. Il film è arrivato nelle sale e Willy il Coyote, dopo decenni passati a precipitare nei canyon inseguendo Beep Beep, si è preso forse la rivincita più clamorosa della sua carriera.
Per capire perché Coyote vs. Acme sia molto più interessante del risultato di un normale weekend al cinema bisogna tornare indietro di qualche anno, quando Warner Bros. Discovery decise di non distribuire il film nonostante fosse sostanzialmente completato.
Una scelta che provocò incredulità nell’industria cinematografica. Non era un progetto rimasto sulla carta: dietro c’erano Looney Tunes, John Cena, Will Forte e una produzione già arrivata al traguardo. Eppure il pubblico rischiava di non vederla mai.
Il destino di Willy il Coyote sembrava quindi perfettamente coerente con quello del personaggio: elaborare un piano gigantesco, arrivare a un passo dal successo e ritrovarsi improvvisamente con il vuoto sotto i piedi.
Questa volta, però, il finale è cambiato.
Il film che non dovevamo vedere
Dopo mesi di polemiche, mobilitazioni e trattative, Coyote vs. Acme è stato recuperato dalla distribuzione e ha finalmente raggiunto il pubblico.
E proprio qui la vicenda assume un significato che va oltre il botteghino.
Perché per anni si è discusso di un’industria dell’intrattenimento sempre più dominata da algoritmi, franchise, piattaforme e strategie finanziarie. Coyote vs. Acme è diventato involontariamente il simbolo di quella discussione: quanto vale davvero un film se una società può decidere che sia economicamente più conveniente non mostrarlo?
La risposta, almeno simbolicamente, è arrivata dagli spettatori.
Il film ha debuttato al secondo posto del box office nordamericano, raccogliendo circa 15 milioni di dollari nel weekend. Un risultato che acquista un sapore particolare proprio conoscendo ciò che è accaduto prima della sua uscita.
Non è soltanto Willy il Coyote ad essere tornato.
È tornato un film che Hollywood aveva deciso che non avremmo dovuto vedere.
Willy il Coyote non è mai stato così contemporaneo
C’è poi qualcosa di sorprendentemente moderno in un personaggio nato nel 1949.
Willy perde continuamente. Compra prodotti ACME improbabili, costruisce macchine assurde, studia strategie sempre più elaborate e ogni volta finisce schiacciato, esploso o sospeso per qualche secondo nel vuoto prima dell’inevitabile caduta.
Eppure ricomincia.
Forse è proprio questo uno dei motivi per cui continua a funzionare dopo quasi ottant’anni.
In un’epoca ossessionata dalla performance, dal successo e dall’immagine pubblica della vittoria, Willy il Coyote è l’eroe pop del fallimento permanente. Non vince quasi mai, ma non smette mai di provarci.
E la storia produttiva di Coyote vs. Acme ha finito involontariamente per assomigliare al suo protagonista.
Il film è caduto nel burrone.
Solo che, questa volta, è riuscito a risalire.
La nostalgia non basta più
Naturalmente Hollywood conosce perfettamente il valore economico della nostalgia. Negli ultimi anni cinema e televisione hanno riportato continuamente in vita personaggi, saghe e universi che appartengono all’infanzia di generazioni cresciute tra anni Ottanta, Novanta e Duemila.
Ma il successo culturale di un’operazione nostalgica non può dipendere soltanto dal riconoscere un volto.
Il pubblico vuole sapere perché quel personaggio debba tornare proprio adesso.
Nel caso di Willy il Coyote, la risposta è arrivata quasi accidentalmente dalla travagliata vicenda del film.
Un personaggio che passa l’esistenza a tentare qualcosa di apparentemente impossibile è diventato protagonista di un’opera che ha dovuto fare esattamente la stessa cosa: sopravvivere alla macchina che l’aveva prodotta.
Ed è difficile immaginare una storia più perfettamente ACME di questa.
Alla fine Beep Beep può aspettare
Per decenni abbiamo aspettato che Willy riuscisse finalmente ad acchiappare Beep Beep.
Forse stavamo aspettando la cosa sbagliata.
La sua vera vittoria potrebbe essere questa: essere sopravvissuto a quasi ottant’anni di cultura pop, ai cambiamenti della televisione, allo streaming, agli algoritmi e perfino alla decisione industriale di cancellare il suo film.
Coyote vs. Acme è arrivato al cinema quando sembrava impossibile che accadesse.
Per una volta Willy il Coyote non è rimasto sul fondo del canyon.
E forse il suo celebre cartello con scritto «Help!» non serve più.




