A Bolzano, la primavera del Glocal Design

Il 27 e 28 marzo prossimi, la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano organizzerà il convegno Glocal Design Spring, due giorni di incontri e workshop interdisciplinari con designer, informatici, sociologi e artisti europei e impegnati nel cambiamento sostenibile della produzione e degli stili di vita. In autunno, verrà avviata la prima edizione del corso di laurea magistrale in Glocal Design, unico nel suo genere in Italia.

Quale migliore applicazione della massima anglosassone “Think global, act local!” (“Pensa globalmente, agisci localmente!” ndt.) che l’organizzazione di un convegno interdisciplinare e internazionale nel cuore delle Dolomiti? Glocal Design Spring, organizzato dalla Facoltà di Design e Arti unibz, chiama a raccolta in Alto Adige alcuni dei professionisti che, in diversi Paesi d’Europa, in contesti differenziati, sono al lavoro per declinare la globalizzazione in un’accezione più rispettosa dell’uomo e dell’ambiente. In tutto il mondo, a livello locale, grazie alla potenza dei media digitali, si stanno affermando pratiche alternative di vita e di produzione di valore. Un esempio è fornito da luoghi e iniziative che vivono di creatività e nuovi legami tra le persone: spazi per l’agricoltura comunitaria, repair café o fab lab. Allo stesso modo, piattaforme di crowdfunding e tecnologie open source rendono praticabili imprese slegate dai modelli tradizionali di business. Queste hanno però bisogno di competenze che rendano convincente la bontà della loro proposta. Così come il design e la comunicazione sono decisivi nell’affermazione di un prodotto in un contesto puramente commerciale, sono ugualmente importanti per quei progetti che nascono in contesti non profit. Il focus dell’intero convegno di Bolzano sarà quindi sulle modalità per favorire lo scambio fecondo tra azione trasformativa, performance, arte, design e ricerca.

 

La manifestazione Glocal Design Spring sarà suddivisa in due giornate. La prima – venerdì 27 marzo, dalle ore 14 alle 17 – prevede tre incontri in seduta plenaria, aperti a tutte le persone interessate. Gli interventi dei quattro ospiti internazionali rifletteranno l’eterogeneità della loro provenienza professionale: Aral Balkan è un designer e “imprenditore sociale”. Balkan ha avviato ind.ie, una start-up che, fedele allo slogan di Balkan “I don’t love being your product” (“Non mi piace essere il tuo prodotto” ndt.), sta lavorando allo sviluppo di una tecnologia per mettere al riparo i nostri smartphone dalle intrusioni nella privacy da parte di grandi aziende come Google o Facebook. A seguire parleranno Doina Petrescu, docente presso la Scuola di architettura dell’Università di Sheffield i cui interessi di ricerca si orientano verso i processi partecipativi in architettura, e Christa Müller, sociologa e presidente della Fondazione Anstiftung di Monaco di Baviera. Anstiftung studia e promuove, attraverso la formazione e la diffusione di best practices, pratiche di autorganizzazione che mirano alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica (attraverso luoghi e spazi come le officine del recupero e riciclo, orti per l’urban gardening, repair café). L’intera giornata del sabato, dalle ore 10 alle ore 19, sarà dedicata ai laboratori (a numero chiuso) durante i quali designer, imprenditori, informatici, economisti, sociologi e attivisti metteranno a disposizione il loro know how per aiutare i partecipanti a elaborare strategie con cui rendere concrete le loro intuizioni.