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Francesca Michielin si fa strega e sfida il mito della donna perfetta: nel nuovo disco il vero mostro è il pregiudizio

Le streghe non sono mai scomparse. Hanno semplicemente cambiato nome. Oggi possono essere donne troppo ambiziose, troppo indipendenti, troppo libere di amare o semplicemente poco disposte a comportarsi come gli altri si aspettano. È da questa provocazione che sembra nascere il nuovo universo musicale di Francesca Michielin, pronta a pubblicare venerdì 30 ottobre 2026 il progetto “Magia Bianca, Magia Nera”, per Columbia Records / Sony Music Italy.

Un disco che parla di oscurità, certo, ma soprattutto di identità, emancipazione e di quella sottile violenza sociale che continua a colpire chi sceglie di non adeguarsi. Perché dietro le leggende medievali e i rituali magici si nasconde una domanda molto contemporanea: quanto siamo davvero liberi di essere noi stessi?

Francesca Michielin abbandona la favola della ragazza perfetta

Dimenticate per un momento le rassicuranti categorie del pop tradizionale. In questo nuovo capitolo, Francesca Michielin sceglie di esplorare la parte più inquieta, misteriosa e anticonvenzionale della propria creatività.

Il progetto completa il percorso iniziato lo scorso giugno con “Magia Bianca”, aggiungendo sei nuovi brani e una traccia esclusivamente digitale, “L’ultimo sabba”. Se la prima parte cercava la luce, la seconda attraversa il buio senza chiedere il permesso di farlo.

Non si tratta di celebrare il male, ma di mettere in discussione la convinzione che esistano emozioni accettabili e altre da nascondere. La paura, la rabbia, il desiderio e la fragilità diventano strumenti attraverso cui conoscersi.

Il messaggio è chiaro: non bisogna essere sempre luminosi, accomodanti e impeccabili per meritare di essere compresi. Un concetto che assume un significato particolare quando a raccontarlo è una donna cresciuta artisticamente sotto gli occhi del pubblico.

Le streghe diventano il simbolo delle donne che non obbediscono

Il cuore di “Magia Bianca, Magia Nera” è un viaggio attraverso sei figure femminili, tra storia, spiritualità e immaginario fantastico, che rappresentano altrettanti modi di confrontarsi con il giudizio e con i ruoli imposti dalla società.

In “Viriditas”, ispirata alla mistica Hildegard von Bingen, una ragazza rinchiusa in una torre affronta le proprie prigioni interiori. La torre diventa metafora dell’ansia, delle paure e di tutte quelle convinzioni che impediscono di vivere pienamente.

Con “La mia ragazza”, invece, Michielin si sposta verso un immaginario queer e notturno, ispirandosi alla tragica vicenda di Katherina Hetzeldorfer, perseguitata nel Quattrocento per la propria sessualità. Le sonorità dark wave, influenzate dall’estetica degli anni Ottanta e dai The Cure, accompagnano una riflessione sulla libertà di amare e sulla violenza dell’esclusione.

È forse qui che il progetto rivela una delle sue intuizioni più interessanti: la strega non è necessariamente una creatura soprannaturale, ma può essere una donna che una comunità decide di trasformare in una minaccia.

Lo stesso meccanismo ritorna in “Hexoria”, dove una figura femminile ambiziosa e indipendente viene associata a una forza oscura. Il riferimento alla dea Ecate serve a raccontare il destino di chi esce dai confini socialmente riconosciuti.

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile: quante volte una donna determinata viene ancora descritta come aggressiva, mentre un uomo con lo stesso atteggiamento viene considerato autorevole?

Tra Lady Gaga, Medioevo e musica dark: il pop entra nell’oscurità

La trasformazione non riguarda soltanto i testi. Anche musicalmente, Francesca Michielin sperimenta territori meno prevedibili, avvicinandosi alla dungeon synth, un genere che intreccia atmosfere ambient, suggestioni fantasy, cultura dark e radici metal.

In “Danza Macabra”, l’immaginario medievale incontra suggestioni pop che rimandano a Lady Gaga, Kesha e “Thriller”. Il cimitero diventa il luogo di una festa collettiva, nella quale la consapevolezza della morte non paralizza, ma invita a vivere.

Nel brano compare anche Emanuela Pacotto, attrice e doppiatrice, che interpreta una formula tratta dal “Faust” di Goethe, aggiungendo un elemento teatrale all’universo sonoro del progetto.

“Esperienza Estatica” esplora invece il desiderio, l’estasi e la disinibizione femminile, lasciando volutamente aperta la possibilità di interpretare il racconto come esperienza spirituale, fantastica o fisica.

Infine, con “Una spada nella roccia”, unica ballad del nuovo capitolo, la leggenda di Excalibur viene trasformata in una metafora sentimentale: il vero coraggio non consiste nel dimostrare superiorità, ma nell’abbandonare le proprie difese e accettare di essere vulnerabili.

La provocazione di Michielin: forse abbiamo più paura delle donne libere che delle streghe

La parte più interessante dell’operazione non è tanto l’utilizzo dell’esoterismo, ormai familiare alla moda, al cinema e alla musica contemporanea, quanto il tentativo di trasformarlo in un linguaggio politico e personale.

Per secoli la parola strega è stata utilizzata anche per identificare ciò che non si riusciva, o non si voleva, comprendere. Oggi la società ha cambiato vocabolario, ma alcuni meccanismi di esclusione e giudizio continuano a ripresentarsi.

“Magia Bianca, Magia Nera” prova a ribaltare questa prospettiva: l’oscurità non coincide necessariamente con ciò che è sbagliato, così come la luce non garantisce automaticamente bontà e verità.

È una scelta artistica che allontana Michielin dall’obbligo di essere sempre riconoscibile e rassicurante. E che racconta una maturità creativa nella quale anche le contraddizioni possono trovare spazio.

Il nuovo tour teatrale: uno spettacolo in otto atti

Questo immaginario prenderà forma anche dal vivo con il Tour nei Teatri 2026, in partenza l’8 novembre da Trento.

Non sarà un semplice concerto, ma uno spettacolo articolato in otto atti, costruito come un percorso simbolico dall’ombra alla luce. Due performer affiancheranno Francesca Michielin e le musiciste sul palco, in uno spazio scenico fatto di costumi, materiali artigianali, giochi di luce e trasformazioni visive.

Accanto alle nuove canzoni troveranno posto anche alcuni brani del repertorio dell’artista, riarrangiati per dialogare con le atmosfere del progetto.

Le date del tour:

  • 8 novembre – Trento, Auditorium Santa Chiara
  • 11 novembre – Venezia, Teatro Malibran
  • 13 novembre – Torino, Teatro Colosseo
  • 15 novembre – Ancona, Teatro delle Muse
  • 16 novembre – Firenze, Teatro Verdi
  • 20 novembre – Bari, Teatro Petruzzelli
  • 22 novembre – Bologna, Europauditorium
  • 23 novembre – Trieste, Teatro Rossetti
  • 25 novembre – Padova, Gran Teatro Geox
  • 28 novembre – Roma, Teatro Conciliazione
  • 1 dicembre – Milano, Teatro Arcimboldi
  • 3 dicembre – Napoli, Teatro Augusteo

Il nuovo lavoro sarà disponibile dal 30 ottobre, proprio alle porte di Halloween. Una coincidenza tutt’altro che casuale per un progetto che si sviluppa attraverso il calendario dei sabba e l’alternanza simbolica tra luce e oscurità.

Ma il vero elemento provocatorio non sono i rituali, le streghe o le atmosfere gotiche. È l’idea che per diventare davvero liberi si debba smettere di cercare continuamente l’approvazione degli altri.

E forse, in fondo, è questa la magia più difficile da imparare.