Gomma bucata: cosa fare subito e come tornare in strada

Un tonfo sordo, il volante che strattona da un lato e la certezza sgradevole di avere una gomma bucata proprio mentre sei in mezzo al traffico.
Capita a quasi ogni automobilista prima o poi, quasi sempre nel momento meno comodo e più lontano da casa.
Quello che fai nei primi minuti decide se te la cavi con una riparazione o se finisci per buttare via pneumatico e cerchione.

I primi minuti dopo la foratura contano più di tutto

Il primo errore da evitare è frenare di colpo. Quando senti la gomma cedere, togli piano il piede dall’acceleratore, tieni saldo il volante con entrambe le mani e lascia che l’auto rallenti da sola, senza sterzate brusche che potrebbero farti perdere il controllo. Accendi subito le quattro frecce e cerca un punto sicuro dove accostare: una piazzola, uno slargo, il ciglio più ampio possibile, meglio se ben distante dalla corsia di marcia.

Prima di aprire la portiera, indossa il giubbotto ad alta visibilità. Non è un dettaglio da poco, perché l’articolo 162 del Codice della Strada lo rende obbligatorio per chiunque scenda dal veicolo fuori dai centri abitati, e lo stesso vale per il triangolo, che va posizionato ad almeno cinquanta metri su strada extraurbana e cento metri in autostrada. Puoi verificare cosa prevede la norma sul portale dell’ACI, dove sono spiegati distanze e casi di applicazione. Ignorare questi obblighi non è solo pericoloso, ma comporta una sanzione che parte da circa quaranta euro e arriva a centosessanta, con la decurtazione di due punti dalla patente.

Una volta al sicuro, valuta la situazione con calma. Se sei in autostrada o su una strada trafficata, spesso la scelta più saggia non è metterti a smontare la ruota a pochi centimetri dalle auto in corsa, ma chiamare il soccorso stradale e aspettare dietro il guardrail. La fretta, in questi casi, è la vera nemica della sicurezza.

Come capire se la gomma è recuperabile o da sostituire

Non tutte le forature sono uguali, e capirlo prima di intervenire ti fa risparmiare tempo e denaro. La regola pratica riguarda il punto in cui il pneumatico è stato colpito: se il chiodo o la vite hanno perforato il battistrada, cioè la fascia centrale che tocca l’asfalto, nella maggior parte dei casi la gomma è riparabile. Se invece il danno è sulla spalla o sul fianco, la parte laterale e più sottile, la riparazione non è ammessa e l’unica strada è la sostituzione, perché è lì che il pneumatico lavora sotto sforzo e rischia di cedere.

Conta anche la dimensione del foro. Un buco di pochi millimetri sul battistrada si sistema senza problemi, mentre un taglio ampio o una lacerazione compromettono la struttura interna in modo irreversibile. Un segnale da non sottovalutare è il rigonfiamento sul fianco: quando compare, quella gomma va cambiata a prescindere, anche se non ha perso aria, perché la tela interna è già danneggiata.

C’è poi un errore che moltiplica i danni, ed è continuare a guidare a lungo su una gomma completamente sgonfia. Bastano pochi chilometri per rovinare la carcassa e, spesso, anche il cerchione, trasformando una riparazione da poche decine di euro in una spesa ben più alta. Capita soprattutto quando la foratura arriva durante un viaggio, lontano da casa e con la tentazione di raggiungere comunque la meta: meglio fermarsi subito e ragionare sulle opzioni.

Ruota di scorta, ruotino e kit di riparazione: le opzioni per ripartire

Le soluzioni per rimetterti in moto dipendono da cosa hai in dotazione, e negli ultimi anni la classica ruota di scorta a grandezza piena è quasi sparita dalle auto nuove, sostituita da alternative più leggere. Se la tua vettura ce l’ha ancora, è la scelta migliore: sostituisce in tutto e per tutto il pneumatico bucato e ti permette di viaggiare senza limiti particolari, a patto di far riparare o cambiare la gomma originale appena possibile.

Molto più diffuso è il ruotino di scorta, quella ruota stretta e vistosa pensata solo per l’emergenza. Ti porta fino al gommista, ma impone una velocità massima di ottanta chilometri orari e non va usato per lunghe percorrenze, perché ha aderenza e tenuta ridotte. Se la tua auto monta pneumatici run flat, invece, puoi proseguire anche a gomma forata per qualche decina di chilometri a velocità moderata, il tempo di raggiungere un centro attrezzato.

Quando non hai né scorta né ruotino, la soluzione tampone più pratica è il kit con bomboletta sigillante e piccolo compressore: la schiuma vulcanizza la foratura dall’interno e il compressore rigonfia la gomma quel tanto che basta per ripartire. In alternativa alla ruota di ricambio, tenere nel bagagliaio un kit di riparazione per le gomme come quelli proposti da Norauto ti fa guadagnare i chilometri necessari per arrivare in officina senza restare bloccato sul ciglio della strada. È bene ricordare, però, che qualsiasi sigillante funziona solo sulle forature piccole del battistrada e resta una riparazione provvisoria, mai definitiva.

Dalla soluzione temporanea alla riparazione definitiva

Bomboletta, ruotino e sigillanti hanno un unico scopo, cioè farti arrivare in un posto dove qualcuno possa mettere le mani sulla gomma. Nessuna di queste soluzioni è definitiva, e continuare a guidarci per settimane è un rischio che non vale la pena correre. Appena possibile, quindi, porta l’auto in officina per un controllo accurato.

La riparazione professionale si fa dall’interno del pneumatico: il tecnico smonta la gomma dal cerchio, ispeziona la carcassa e applica una toppa a fungo che sigilla il foro sia sul battistrada sia sulla superficie interna. È un intervento affidabile, ma valido solo se la foratura rientra nei limiti di posizione e dimensione, perché sopra una certa misura, o se il danno è sul fianco, si procede con la sostituzione. Dopo ogni intervento la ruota va sottoposta a equilibratura, dato che anche un piccolo squilibrio si traduce in vibrazioni al volante e usura irregolare.

Un aspetto spesso trascurato riguarda l’elettronica. Se hai usato una bomboletta sigillante, la schiuma può sporcare il sensore di pressione interno, il cosiddetto TPMS, che va poi pulito o ricalibrato. E se la gomma da sostituire è molto usurata, conviene valutare il cambio anche di quella sull’altro lato dello stesso asse, per non ritrovarsi con due pneumatici dalla resa troppo diversa. Sono dettagli che un occhio esperto nota subito e che fanno la differenza tra una riparazione fatta bene e una toppa destinata a durare poco.

Prevenire la prossima foratura con pochi controlli

La maggior parte delle forature non si può evitare, ma tenere le gomme in salute riduce il rischio e limita i danni quando capita. Il controllo più semplice e più ignorato è la pressione: uno pneumatico sgonfio si surriscalda, si deforma e diventa molto più vulnerabile a chiodi e buche, oltre ad allungare gli spazi di frenata. Verificarla una volta al mese, a gomme fredde, seguendo i valori indicati sul libretto o sul montante della portiera, è un’abitudine da pochi minuti. Una pressione corretta, tra l’altro, aiuta anche a contenere i consumi, come ricordano i consigli pratici raccolti da Sky TG24 sul risparmio di carburante.

Altrettanto importante è la profondità del battistrada, che per legge non deve scendere sotto 1,6 millimetri: sotto quella soglia la gomma perde aderenza sul bagnato e va cambiata. Un’occhiata periodica ai fianchi, per intercettare tagli o rigonfiamenti, e un po’ di attenzione a buche e cordoli completano la routine di base. Guidare con dolcezza sulle strade dissestate, evitando di prendere di petto le buche più profonde, protegge sia il pneumatico sia il cerchione.

Anche la tecnologia dà una mano: molti sistemi di bordo, insieme ad accessori come i sensori di pressione descritti tra gli accessori per chi ama i motori, segnalano in tempo reale un calo di pressione prima che diventi una foratura vera e propria. Un piccolo compressore o un kit di scorta sempre a bordo, infine, ti evitano di restare a piedi il giorno in cui la sfortuna busserà davvero.

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