C’è qualcosa di profondamente disturbante in The Drama, e non è solo la crepa che si apre tra due innamorati perfetti. È il modo in cui quella crepa si allarga, si deforma, fino a diventare un abisso. Un film che parte come una storia d’amore contemporanea e finisce per essere un ritratto lucido – e inquietante – della nostra epoca.
Al centro, due volti che sembrano fatti per stare insieme: Zendaya e Robert Pattinson. Giovani, belli, immersi in una New York sofisticata e apparentemente perfetta, incarnano una coppia da copertina. Ma basta una rivelazione, un dettaglio del passato che riaffiora, per mandare tutto in frantumi.
Diretto da Kristoffer Borgli, già noto per il suo sguardo tagliente, il film costruisce la sua tensione su un’idea tanto semplice quanto devastante: il dubbio può diventare un virus. Una volta insinuato, cresce, si moltiplica, contamina ogni certezza.
Charlie, il protagonista, scivola lentamente in una spirale di sospetto. Il matrimonio si avvicina, i preparativi procedono, ma nella sua mente qualcosa si è incrinato. E quella crepa si trasforma in un’ossessione. Chi è davvero la persona che ama? E soprattutto: quanto conta il passato in un presente che si vorrebbe perfetto?
Il film gioca tutto su questa tensione psicologica, trasformando una relazione in un campo minato emotivo. Il risultato è un racconto che riflette una società sempre più incline a mettere sotto esame ogni dettaglio, ogni errore, ogni ambiguità. Una società che confonde sensibilità e controllo, empatia e paranoia.
Non è un caso che il film richiami atmosfere già esplorate da Luca Guadagnino in After the Hunt, ma qui il tono è diverso: più ironico, più corrosivo, quasi nauseante. Borgli non cerca risposte, ma amplifica il disagio, lo esaspera, lo rende spettacolo.
Tra dialoghi taglienti, montaggio nervoso e momenti volutamente sopra le righe, The Drama diventa uno specchio deformante della contemporaneità: un mondo in cui tutto può trasformarsi in un caso, in cui ogni relazione è potenzialmente sotto processo.
Il risultato? Un film che divide, che irrita, che a tratti sembra fermarsi un passo prima di osare davvero. Ma che riesce comunque a lasciare il segno, proprio perché tocca un nervo scoperto del nostro tempo.
Voto: 6.5




