«Non esistono cadute definitive: ogni volta che ho toccato il fondo ho imparato a guardare più in alto, e lì ho trovato sempre la mia musica ad aspettarmi».

Così si apre il racconto di Loredana Errore — una delle voci più intense e istintive del panorama musicale italiano — capace di trasformare il dolore in arte e le ferite in canto. La sua è una storia che intreccia destino e resilienza, scritta a più riprese tra la luce dei riflettori e le ombre della vita.

Nata a Bucarest e adottata da una famiglia di Agrigento, Loredana cresce in Sicilia con la musica come bussola. Dopo i primi concorsi, approda nel 2009 sul palco di “Amici di Maria De Filippi”, dove conquista il pubblico e la critica con la sua voce roca e graffiante, classificandosi al secondo posto. Da lì prende il via una carriera luminosa: l’EP Ragazza occhi cielo diventa disco di platino grazie a brani come “L’ho visto prima io” e “Oggi tocchi a me”, e il suo nome si lega a grandi collaborazioni — come quella con Biagio Antonacci, che scrive per lei l’omonimo singolo.

Negli anni successivi arrivano album come L’errore e Pioggia di comete, e collaborazioni di grande prestigio: indimenticabile il duetto con Loredana Bertè in “Cattiva”, che mette a confronto due personalità forti e complementari. La sua voce, graffiante ed emotiva, diventa un marchio di fabbrica, capace di raccontare amore, fragilità e forza interiore.

Ma nel 2013 il destino si fa crudele: un grave incidente stradale mette a rischio non solo la sua carriera, ma la sua stessa vita. Il silenzio delle corsie d’ospedale, la lunga riabilitazione, la paura di non tornare più sul palco segnano un momento buio e doloroso. Eppure, proprio lì, Loredana trova una nuova luce: «Ho visto il buio, ma nel buio ho trovato la mia fede. È stata la mia vera rinascita».

Il ritorno, graduale, la vede protagonista di un nuovo capitolo artistico: con “Ora o mai più” si mostra al pubblico non solo come concorrente, ma come donna che ha attraversato la caduta e la risalita, trasformando la fragilità in forza. In questa fase riveste un ruolo decisivo la figura di Marco Masini: come coach e guida, ha instaurato con Loredana un rapporto speciale, fatto di ascolto reciproco, rispetto e sintonia. Insieme hanno duettato su brani indimenticabili, regalando al pubblico momenti di rara intensità emotiva.

Il prestigioso Premio Internazionale Apoxiomeno, che negli anni ha celebrato personalità capaci di coniugare talento e valori umani, arriva come suggello di questa parabola artistica ed esistenziale. Un riconoscimento che non premia soltanto la cantante dei successi, ma anche la donna che ha saputo trasformare la sua storia in un messaggio di coraggio, speranza e autenticità.

Oggi, questa nuova fase del suo cammino trova piena espressione nel singolo “In un abbraccio”, un brano che è dichiarazione d’amore e di rinascita, metafora di un calore che sa guarire le ferite e ricucire i frammenti. Una canzone che racconta la sua maturità artistica, la voglia di tornare a stringere il pubblico e di restituire con la musica quel conforto che lei stessa ha ricevuto nei momenti più bui.

Ed è proprio in questa dimensione di verità, di nuovi inizi e di umanità ritrovata che si inserisce la nostra conversazione esclusiva nel Salotto Domanipress: un incontro che è al tempo stesso un viaggio nella musica e nella vita, tra i ricordi di una carriera luminosa e le cicatrici di un percorso difficile, per scoprire la forza di chi ha imparato che, a volte, persino il dolore può trasformarsi in melodia.

Partiamo dal presente, in quale fase di vita ti trovi?

«Sto molto bene e sono felice di essere qui a condividere un po’ di me, come viene, con sincerità. Ci sono anche novità importanti di questi ultimi giorni, e partirei proprio dal Premio Apoxiomeno che ho ricevuto.»    Hai ricevuto una statuetta ispirata a Lisippo per un premio internazionale legato alle Forze dell’Ordine. Quali emozioni hai provato?

«È stato un regalo inaspettato, nato all’improvviso. Da buona ignorante non sapevo nemmeno che esistesse questo riconoscimento, e scoprirlo mi ha profondamente colpita. È una finestra che ricorda e celebra persone che hanno dato tantissimo, molti anche la vita: carabinieri, poliziotti, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Marina… tutti impegnati ogni giorno nel silenzio del dovere. In un mondo spesso attraversato da guerre e dolore, questo premio restituisce umanità e verità a storie nascoste. Essere accostata a questi “supereroi” è stato un onore. Io non mi considero tale, ma spero che la mia musica possa accendere un sorriso, portare un messaggio di speranza e ricordare che l’impegno sociale è parte integrante della nostra missione. Questo premio è per me una piccola protezione simbolica, un invito a continuare con ancora più dedizione.»

La musica, per te, è sempre stata un linguaggio totale. Durante “Ora o mai più” cosa hai scoperto di nuovo su te stessa?

«Molto. È stato il dono più bello che potesse chiudere un anno e aprirne un altro. Il mio incontro con Marco Masini mi ha insegnato tanto: ho scoperto il suo lato più profondo, quello del lavoratore appassionato, capace di donare consigli sinceri e umani. In un mondo dove non sempre la verità è di casa, questo ha significato tanto. Ho imparato ad accettare la mia fragilità, a guardarla negli occhi senza lacrime. È un passo avanti: non è facile accettarsi, ma oggi lo faccio con più serenità. Nessuno è perfetto, ma ogni imperfezione è una forma di unicità.»

Nel programma hai presentato il singolo “In un abbraccio”. Cosa rappresenta per te questo gesto?

«Un abbraccio è un linguaggio universale, un gesto che guarisce. Non ha bisogno di parole, né di spiegazioni: chiude una ferita e apre un nuovo ciclo. Con questa canzone volevo regalare al pubblico proprio quella sensazione di rinascita, di calore che ti rimette in cammino.»

La tua storia personale è nota: sei nata a Bucarest, adottata in tenera età e cresciuta ad Agrigento. In questo viaggio, qual è l’abbraccio che ti manca di più, quello che avresti voluto dare o ricevere?

«Ci sono molti abbracci che vorrei dare: quelli del cuore, della malinconia, del perdono. Ma se penso alla mia vita artistica, l’abbraccio che mi manca è quello con Maria De Filippi. È stata la fautrice dei miei sogni, colei che con una bacchetta magica ha dato il via al mio percorso. Poi l’incidente ha interrotto tutto, e quel sogno si è spezzato. Mi piacerebbe riabbracciarla per dirle grazie, con affetto e gratitudine. Non per cercare luci o vantaggi, ma per ricevere quella pacca sulla spalla che ti incoraggia a proseguire con positività. Maria ha un’intelligenza rara, una comprensione profonda delle persone: questo la rende unica.»

Con gli ex allievi della tua edizione di “Amici” è rimasto un legame?

«Non abbiamo una chat WhatsApp — ai tempi non c’era! — ma c’è tanta stima reciproca. Sono felice che tutti abbiano seguito il loro cammino con passione e costanza. Li guardo e provo orgoglio: dietro ogni successo c’è tanto lavoro e sacrificio. Alla fine, eravamo ragazzi con un sogno, e quel sogno in qualche modo continua ancora oggi.»

Il 2013 è stato un anno di svolta, segnato dal terribile incidente. Quanto ha inciso su di te e sulla tua carriera?

«Totalmente. Ha diviso la mia vita in due. Ma — lo dico col cuore — grazie alla fede, alla musica, ai miei fan e a chi mi ha amato davvero, ho ricominciato a guardare il mondo con più occhi. Se avessi guardato solo con due, avrei smesso. Quando comprendi che l’essenziale è invisibile agli occhi, scegli: ti rialzi o ti lasci andare. Io ho scelto di rialzarmi. La vita può portarti vicino al burrone, ma lì nasce la voglia di vivere, di perdonarsi, di rinascere. “Ragazza occhi cielo”, scritta con Biagio Antonacci, è stata profetica. Ogni parola oggi ha più senso che mai. È come se lui mi conoscesse da sempre, e invece ci siamo incontrati solo ad “Amici”.»

Il tuo album “C’è vita” è arrivato in un momento delicato per tutti. Da dove è nata l’ispirazione?

«Durante la pandemia, quando tutto sembrava fermo. Ho pensato all’aurora boreale: quei colori che danzano nel cielo e nascono dal buio. È diventata per me un simbolo di speranza e di rinascita. La natura ci insegna che anche dal silenzio può nascere qualcosa di meraviglioso.»

Hai sempre parlato di fragilità come forza. Ci si rialza per sé, per gli altri o per qualcosa di più grande?

«Credo un po’ per tutti. Io non potevo permettere che la mia idea di perbenismo — inteso come bontà d’animo, non bigottismo — venisse meno. Ogni giorno mi rimbocco le maniche, anche quando fa male. So che, anche nel silenzio più sordo, c’è sempre un grido di speranza. In una mia canzone, “In volo insoluto”, dico: arrendersi è una cosa da mai. E lo credo davvero. Siamo qui per vivere, con luci e ombre, e in questa alternanza si nasconde il senso della vita.»

La tua musica è spesso un grido, ma anche una carezza. Quando è stata l’ultima volta che hai riso di gusto?

«Poco fa! Rido anche per le cose più semplici. Amo le parole, i doppi sensi, le sfumature del linguaggio. L’umorismo inglese mi diverte: è sottile, ironico, intelligente. Mi piace giocare con le parole, trovarne il lato leggero.»

Se guardi alla tua vita tra palco e quotidiano, ti senti più in credito o in debito con l’esistenza?

«Mi sento in viaggio. I bilanci non mi appartengono. Mi definisco una credente peccatrice: anche dagli errori cerco di trarre una lezione, un segno di grazia. La vita è un cammino fatto di tentativi, di cadute e di risalite. E ogni volta che ci rialziamo, impariamo qualcosa di noi.»

Hai amato di più o sei stata più amata?

«Credo di essere stata più amata. Quando si ama davvero, non si misura. L’amore che ho ricevuto è stato immenso, e continuo a portarlo con me ogni giorno.»

Come ultima domanda, parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo: come vede il “Domani” Loredana Errore quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Vorrei un Domani elegante e gentile. Un mondo in cui la parola pace non sia più un manifesto o un pretesto, ma una realtà concreta. Vorrei un futuro pieno di creatività e di bellezza, dove ognuno possa esprimere la propria luce senza paura.»

Video Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.