«La mia voce è cresciuta con me: oggi non canto solo canzoni, racconto la mia vita.»

C’è un’aura speciale attorno a Syria, quella che appartiene a chi ha attraversato il tempo con eleganza senza mai perdere la propria essenza pur rinnovandosi in una costante ricerca fatta di suoni e di sbalzi di colore. Il suo vero nome è Cecilia Cipressi, ma per il pubblico italiano è, da quasi trent’anni, una delle interpreti più riconoscibili e amate. Il debutto è da film: Sanremo Giovani 1995, un’esibizione intensa di Non ci sto e la vittoria che spalanca le porte dell’Ariston. Da lì, una carriera in continuo movimento, capace di reinventarsi senza mai snaturarsi: pop, elettronica, collaborazioni con grandi autori, incursioni nel teatro musicale e progetti sperimentali che hanno sempre messo al centro la sua voce, calda e versatile.

Oggi Syria torna sui palchi con un nuovo tour che non è solo un concerto, ma una vera dichiarazione d’amore alla musica e al pubblico che l’ha seguita fin dagli esordi. Un viaggio sonoro che attraversa le sue hit più iconiche – da Sei tu a Ho ragione io, passando per quelle ballate che sono diventate colonne sonore di momenti di vita – alternate a riletture inedite e racconti che svelano retroscena, emozioni e riflessioni maturate in anni di palco. È un live che ha il sapore di un diario aperto, un abbraccio collettivo in cui ogni brano è un capitolo e ogni nota una confessione.

Negli ultimi anni, Syria ha esplorato con passione anche il teatro musicale, portando in scena uno spettacolo intenso e poetico dedicato a Gabriella Ferri, in cui ha saputo fondere racconto e interpretazione, restituendo al pubblico la fragilità e la forza di una delle icone più amate della musica italiana. Un lavoro che ha confermato la sua capacità di attraversare i generi e le epoche, donando nuova vita a repertori storici.

E il futuro si annuncia altrettanto ricco: tra i prossimi progetti, un omaggio all’album “La voglia, la pazza” di Ornella Vanoni, un viaggio dentro le parole e le melodie di uno dei lavori più intensi e sofisticati della cantautrice milanese. Un progetto che promette di unire raffinatezza musicale e profondità interpretativa, confermando Syria come artista capace di trasformare ogni palco in un luogo di incontro emotivo.

L’abbiamo incontrata nel Salotto Digitale di DomaniPress, per farci raccontare com’è ritornare a cantare le proprie canzoni con lo sguardo di oggi, e come si custodisce una carriera lunga una vita senza mai smettere di cercare.

 

Syria, partiamo dal qui ed ora. Che periodo vivi in questo momento?

«Sto bene, sono in balia di tante cose, come si suol dire… Navigo un po’ a vista, un po’ mi rimbocco le maniche. È un momento in cui mi sento in cammino, senza fretta ma con determinazione. La mia speranza è sempre quella di portare una ventata di novità, qualcosa che rifletta il mio gusto e il mio modo di vivere la musica. È una continua ricerca di equilibrio tra ciò che emoziona me e ciò che può emozionare chi mi ascolta.»

Sei una che si lascia sorprendere dagli eventi o preferisci avere un piano preciso?

«Direi che faccio entrambe le cose: preparo la strada, ma se arriva una deviazione interessante, la seguo. È così che sono nati alcuni dei progetti più belli della mia vita.»

Il tuo percorso artistico ha sempre alternato leggerezza ed emozione. Dopo il teatro, ora torni sui palchi estivi: cosa significa per te?

«È un ritorno importante. Dopo forse dieci anni in cui la mia attività da “Syria” si era un po’ fermata – nonostante l’esperienza teatrale con il tributo a Gabriella Ferri – risalire su un palco estivo ha un sapore speciale. In questi anni ho avuto momenti di crisi e di panico: ricordo il concerto per i miei 20 anni di carriera al Teatro Grande di Brescia, con un’orchestra straordinaria e ospiti come Noemi, Malika Ayane, Francesca Michielin, Gemitaiz, Emma Marrone. Da lì era uscito anche un live diretto dal maestro Bruno Santori e un singolo con Ambra.»

Eppure, dopo quel momento così forte, ti sei un po’ defilata… Cosa è successo?

«Non mi sono mai fermata del tutto, ma le priorità sono cambiate. Ho provato a tornare a Sanremo, senza riuscirci. Poi è arrivata la pandemia. Mio figlio stava crescendo e ho scelto di esserci per lui. Ho perso mio padre. Sono stati anni intensi, in cui il teatro è diventato la mia comfort zone. Ma sento di avere ancora tanto da dire.»

Tra pochi mesi festeggerai trent’anni di carriera. Come ti guardi indietro e cosa è cambiato per te?

«Ho pubblicato tanti album e mi sono sempre concessa il lusso di sperimentare. Non sono rimasta la ragazza di “Sei tu”: ho osato, a volte anche troppo presto per i tempi. Ho fatto pop puro, poi con “Ayris” ho realizzato un disco elettronico in anni in cui in Italia quel mondo era quasi intoccabile. All’inizio c’erano consensi entusiasti e perplessità, ma oggi quel lavoro sembra più attuale che mai. Oggi non ci sono più regole: si può mescolare tutto. Per i miei 30 anni vorrei un album che unisca le mie due anime, quella di Syria e quella di Ayris.»

E invece, cos’è che non ti convince del nuovo panorama musicale?

«L’unica cosa che non riesco ad accettare sono certe scritture troppo semplicistiche. A 48 anni non posso forzarmi a raccontare cose che non mi appartengono. Sto lavorando a un progetto dove, pur collaborando con vari autori, voglio mantenere testi fedeli alla mia visione. Non riesco a “buttarla nella semplicità” solo per seguire una tendenza.»

Il modo di fruire la musica è cambiato radicalmente. Com’è per te vivere in questa nuova epoca digitale?

«Quando uscì il disco per i miei 20 anni, c’erano ancora i CD: li firmavo, li regalavo. Oggi tanti lavori vivono solo in digitale, e un po’ fa effetto. Ma mi incuriosisce: i social ti permettono di raccontare un progetto mentre lo stai creando. Non ho TikTok, ma su Instagram riesco a dare una finestra diretta sul mio mondo. È come avere un ufficio stampa aperto 24 ore su 24, ma con un contatto più autentico.»

E sull’intelligenza artificiale in musica?

«Non fa per me. Ho provato, ma non riesco a farla mia. Preferisco una creatività imperfetta, viva, che nasce da un’emozione umana.»

Parli di coerenza artistica: quali colleghi ammiri per il loro percorso?

«Marina Rei, con cui ho un rapporto bellissimo, ha appena pubblicato un album solo digitale: il singolo è stupendo. Niccolò Fabi è un altro esempio di coerenza cantautorale. Sono artisti fedeli alla loro identità, pur muovendosi nei tempi di oggi. Io, avendo attraversato pop, indie, elettronica, non riuscirei a tornare a una semplicità forzata: ho bisogno di cercare sempre belle canzoni, autentiche.»

La musica in casa tua è sempre stata un filo conduttore. Come vivono i tuoi figli questo legame?

«Alice, 23 anni, ama la musica ma ha scelto il cinema. Lavora come segretaria di edizione sui set e ha solo sfiorato il mondo musicale con una cover prodotta dal papà, Pierpaolo. Mio figlio, 12 anni, è un grande ascoltatore. Andiamo ai concerti insieme. È il nostro filo invisibile.»

Il rapporto con i fan è rimasto forte nel tempo. Come lo hai custodito?

«Li considero una famiglia allargata. Siamo cresciuti insieme. Loro mi aspettano, con pazienza e affetto. Quest’estate ho chiesto a loro la scaletta ideale: mi hanno richiesto brani che non suonavo da anni, come “Senza regole”. Ho cercato di accontentarli, anche se qualche pezzo teatrale devo sacrificarlo per adattarmi alle piazze.»

Tra i brani che porti nel cuore c’è “Momenti” di Sergio Endrigo.

«È un regalo che mi ha fatto sua figlia, dopo che io l’avevo sognato. Tra i testi inediti che mi ha proposto c’era “Momenti”, che ho musicato con Massimo Malfatti della Cruz. L’ho portata a Sanremo, ma non è stata capita. È poetica, attuale ancora oggi. Non la porterò in tour, ma resta dentro di me.»

Dopo Gabriella Ferri, ora omaggi Ornella Vanoni. Cosa ti spinge verso questi progetti?

«Rispetto e amore. Come con Gabriella, racconto un periodo storico attraverso la musica. Non imito, non sostituisco: invito il pubblico a riscoprire quei dischi. È il mio modo di custodire la memoria musicale.»

Come ultima domanda, parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo: come vede il “Domani” Syria quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Spero nel Domani di continuare a fare musica in totale libertà, restando interessante per chi mi segue da quasi trent’anni. La mia paura? Non reggere certi ritmi imposti dal mercato di oggi. Ma sono pronta: fare questo lavoro è un privilegio.»

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.