«Non canto per ricordare chi ero, ma per restare viva ogni volta che salgo sul palco.»

C’è una luce che appartiene solo a chi ha fatto della musica il proprio destino. È quella che avvolge Amii Stewart, voce leggendaria della disco music e interprete raffinata capace di fondere passato, presente e futuro in un linguaggio unico e senza tempo.
Nata a Washington D.C. nel 1956, Amii — all’anagrafe Amy Paulette Stewart — è cantante, ballerina e attrice. Fin da bambina vive immersa nella musica soul e nel gospel, che diventeranno la base di una carriera straordinaria. Il 1979 è l’anno della svolta: con “Knock on Wood”, brano simbolo dell’era disco, conquista le classifiche mondiali e diventa un’icona internazionale. Da quel momento, la sua voce potente e la sua carismatica presenza scenica hanno incantato generazioni di ascoltatori.

Ma Amii Stewart non è mai stata un’artista ferma nel tempo. Dopo i trionfi degli anni Ottanta, ha saputo rinnovarsi attraversando i generi con naturalezza: pop, jazz, gospel, R&B. Negli anni ha collaborato con maestri della musica come Ennio Morricone, che la volle per l’album “Pearls”, un progetto raffinato dove la voce di Amii incontrava l’orchestra sinfonica in un perfetto equilibrio di eleganza e profondità. Da quell’esperienza nacque una stima reciproca e un’amicizia artistica basata sulla sensibilità e sulla disciplina.
Altro sodalizio indimenticabile è quello con Mike Francis, con cui Amii condivise successi immortali come “Friends” e “Together”: due brani che ancora oggi rappresentano la sintesi perfetta di una chimica musicale fatta di dolcezza, groove e intesa vocale.

Negli ultimi mesi, Amii Stewart è tornata a sorprendere il pubblico con un progetto ambizioso e avvolgente: “A New Line on the Horizon”, un viaggio musicale che segna una nuova evoluzione della sua carriera. Sul palco, l’artista propone uno spettacolo trasformativo in cui i suoi grandi successi — “Knock on Wood”, “Friends”, “Ty Love”, “Love Ain’t No Toy”, “Together” — vengono reinterpretati con nuovi arrangiamenti moderni e una sensibilità soul, R&B e soft jazz.
Accanto ai classici, trova spazio anche “Mama”, un inedito che mostra un lato più intimo, vulnerabile e contemporaneo di Amii, confermando la sua inesauribile voglia di esplorare nuove sfumature sonore. È un concerto che non è solo revival, ma un manifesto di rinascita artistica: i brani storici mantengono la loro anima, ma si vestono di nuove emozioni, nuove luci, nuovi respiri.

Il recente ritorno al Blue Note di Milano ha suggellato questo nuovo orizzonte musicale. In un’atmosfera elegante e calda, Amii Stewart ha incantato il pubblico con due serate sold out, alternando energia e intimità, ritmo e silenzio, confermando ancora una volta il suo magnetismo sul palco. La voce, profonda e potente, ha saputo unire generazioni diverse in un unico abbraccio, regalando momenti di pura intensità. Dopo oltre quarant’anni di carriera, Amii Stewart continua a sorprendere. Non rincorre le mode, le crea. Non imita il passato, lo reinventa. È fedele al suo spirito pionieristico e a quella curiosità che le ha permesso di restare sempre un passo avanti.
Oggi divide il suo tempo tra Roma e Londra, ma il suo cuore artistico è ovunque ci sia musica vera. Lontano dalle etichette, segue una visione chiara: ogni brano è una possibilità di rinascita, ogni palco una nuova partenza.

L’abbiamo incontrata nel Salotto di Domanipress per un’intervista a cuore aperto, dove Amii Stewart si racconta tra passato e futuro, tra grandi collaborazioni, nuove sfide e un amore per la musica che, ancora oggi, continua a tenerla viva.

Amii, “A New Line on the Horizon” segna un ritorno importante ma anche una nuova direzione. Cosa rappresenta per te questa linea sull’orizzonte?

«È una rinascita, ma anche un momento di riflessione. Mi sono guardata indietro e ho capito di aver vissuto tutto ciò che desideravo: palchi, tournée, collaborazioni, successi. A un certo punto mi sono chiesta: “E adesso?”. Ho sentito il bisogno di tornare alle origini, alla mia musica più autentica: l’R&B, il soul, le radici afroamericane con cui sono cresciuta. Perché per capire dove andare, bisogna ricordare da dove si è partiti.»

È una scelta di cuore, più che di carriera…

«Assolutamente. Dopo tanti anni, ho sentito che la mia voce aveva bisogno di un linguaggio diverso, più intimo, più vero. “A New Line on the Horizon” è il mio modo per dire che non si finisce mai di imparare. È una linea che divide, ma anche unisce: il passato che mi ha formata e il futuro che voglio costruire.»

Sul palco del Blue Note di Milano hai presentato nuovi brani per la prima volta. Com’è stato condividere quel momento con il pubblico?

«Magico. Quando ho cantato le nuove canzoni, c’era un silenzio pieno di ascolto, come se il pubblico sapesse che stava nascendo qualcosa di importante. Poi, quando sono partita con Knock on Wood, si sono alzati tutti. È stato un viaggio tra decenni, un abbraccio tra la me di ieri e quella di oggi. Quella sera ho capito che il pubblico non vuole solo ricordare: vuole crescere insieme a te.»

Il pubblico italiano, in particolare, ti ha sempre amato. Che legame hai oggi con l’Italia?

«Un legame profondo, quasi familiare. L’Italia mi ha adottata, mi ha accolta come una figlia. È un Paese che rispetta l’arte, la bellezza, la lentezza. Qui ho trovato equilibrio e libertà. Quando lavoro con i musicisti italiani, sento che succede qualcosa di speciale: la loro melodia incontra il mio ritmo, e nasce un suono che non appartiene a nessun Paese, ma all’anima.»

Hai detto che la musica italiana si è “americanizzata”. È ancora possibile trovare un’identità autentica in un mondo così globalizzato?

«Credo di sì, se si rimane fedeli alla propria verità. La contaminazione è una ricchezza, ma bisogna sapere chi si è. La melodia italiana è unica: ha una grazia naturale, un’eleganza che non si impara. Quando la fondi con il groove del soul americano, accade la magia. È questo che cerco: un ponte tra culture, tra sensibilità, tra mondi diversi.»

E dal punto di vista personale, ti senti più americana o più italiana?

Sorride. «Io sarò sempre afroamericana, quella è la mia essenza. Ma il mio cuore è anche italiano. Quando torno negli Stati Uniti e incontro un italiano a New York, lui non dice mai “sono americano”: dice “sono italiano”. E io mi riconosco in quel sentimento. È la fierezza delle origini, il desiderio di appartenere e di restare fedeli a se stessi. È la mia doppia anima, e non potrei vivere senza nessuna delle due.»

Hai vissuto periodi difficili, in un’America attraversata dal razzismo. Cosa provi oggi guardando il tuo Paese?

«Tristezza. Non riconosco la mia terra. Quando ero ragazza, credevamo che tutto stesse cambiando: che la musica, l’arte e la cultura potessero unire le persone. Oggi, invece, vedo una società divisa, arrabbiata, spaventata. Ma ho anche visto la speranza: milioni di persone scese in strada per difendere la libertà, i diritti, la giustizia. Quella è l’America che amo, quella che resiste.»

Negli anni ’70 eri la regina della disco music. Oggi, a distanza di tempo, che cosa rappresenta per te quella stagione?

«È stata un’epoca straordinaria. La disco music era gioia, libertà, ma anche rivoluzione. Si parlava di inclusione, di uguaglianza, di orgoglio. Era la colonna sonora dei movimenti per i diritti civili e per la comunità LGBTQ+. La gente ballava, ma dietro quel ritmo c’era un messaggio: siamo tutti uguali. La musica era la nostra bandiera, la nostra arma più pacifica.»

Ti sei mai sentita imprigionata in quell’immagine di “regina della disco”?

«Sì, moltissimo. Tutti volevano che io rimanessi lì, in quel mondo luccicante. Ma io sentivo che la mia voce poteva dire altro. Prima di tutto, ero una cantante di Broadway, una che aveva studiato, che amava il jazz, il gospel, la profondità. Così ho chiesto alla mia etichetta di cambiare direzione. Non è stato facile: per due anni ho smesso di registrare. Mi dicevano che non potevo farcela senza la disco. Poi è arrivata Whitney Houston, e ha dimostrato che si può essere universali senza rinunciare alla propria anima. Quello è stato un segnale: il cambiamento era possibile.»

Poi nella tua vita è arrivato Ennio Morricone. Che incontro è stato?

«Un dono. Ennio era rigore e poesia insieme. Ti guardava e capivi subito se avevi dato tutto. Non parlava molto, ma bastava uno sguardo. Una volta gli chiesi: “Come vuoi che canti questo pezzo?”. Mi rispose: “Lo sai già tu”. È stata la più grande dimostrazione di fiducia che abbia mai ricevuto.
Grazie a lui ho capito che non ero solo una cantante, ero un’interprete. Mi ha fatto rompere il mio glass ceiling, mi ha dato il coraggio di spingermi oltre. Da quel momento ho iniziato a cantare non per piacere, ma per raccontare.»

Hai portato la tua voce nei luoghi più diversi, persino davanti a Giovanni Paolo II. Cosa senti quando canti in contesti così carichi di spiritualità?

«Quando canto, il tempo si ferma. Che sia un club o una cattedrale, io entro dentro me stessa e mi lascio guidare. In quel momento non esiste differenza tra sacro e profano, tra soul e preghiera. C’è solo la musica, e la musica è comunicazione. È l’unico linguaggio che non mente mai.»

E dopo tanti anni di carriera, c’è ancora qualcosa che il pubblico non sa di Amii Stewart?

«Oh, tantissimo! (ride) Forse non sanno che ogni volta che salgo sul palco è come se fosse la prima volta. Scopro sfumature della mia voce che non conoscevo, emozioni che non avevo ancora vissuto. La musica mi sorprende sempre. Io non mi annoio mai di me stessa, perché ogni brano è un incontro nuovo, anche con il mio pubblico. E io amo lasciarmi scoprire, un po’ alla volta.»

Come ultima domanda, parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo: come vede il “Domani” Amii Stewart quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Il Domani è una sorpresa. Non voglio sapere tutto in anticipo. Amo l’idea che la vita mi stupisca. Spero solo di avere il tempo di realizzare tutto ciò che ho in mente. Non ho paura: la paura non mi appartiene. Ho fede, ho energia, ho curiosità. Il segreto? Vivere il momento, perché è l’unica cosa che possediamo davvero.»

Video Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.