Dopo l’uscita da Maison Alaïa, annunciata la scorsa settimana, arriva la conferma ufficiale: Pieter Mulier assumerà il ruolo di direttore creativo di Versace a partire dal 1° luglio 2026. L’annuncio è stato diffuso dal Gruppo Prada, che nell’aprile 2025 ha completato l’acquisizione della maison fondata da Gianni Versace per 1,25 miliardi di euro, segnando una svolta storica per il brand.
A commentare la scelta è Lorenzo Bertelli, presidente esecutivo di Versace, che sottolinea come Mulier rappresenti «la persona giusta per esprimere pienamente il potenziale della maison, instaurando un dialogo profondo con la sua storia e la sua estetica distintiva». Un passaggio di testimone che arriva dopo l’uscita di scena di Donatella Versace, oggi chief brand ambassador, dopo quasi trent’anni alla guida creativa.
Classe 1978, nato a Ostenda, Mulier ha costruito il proprio percorso tra rigore intellettuale e sensibilità couture. Formatosi come architetto, è cresciuto professionalmente accanto a Raf Simons, attraversando alcune delle esperienze più influenti della moda contemporanea: dal brand Raf Simons a Jil Sander, fino all’atelier di Dior. Il debutto da Calvin Klein, nell’autunno inverno 2017 a New York, ha sancito la sua piena maturità creativa.
È però con Alaïa, dal 2021, che Mulier ha affrontato la sfida più delicata: raccogliere l’eredità di Azzedine Alaïa, restituendo centralità al corpo, alla scultura e al tempo lento della couture. Un lavoro rispettoso e consapevole che oggi sembra la premessa ideale per affrontare l’universo Versace, fatto di potenza visiva, sensualità e mitologia pop.
Il suo arrivo chiude simbolicamente l’era di Dario Vitale, la cui ultima collezione per Versace è stata la primavera estate 2026, immortalata dagli scatti di Steven Meisel. Ora, per la maison milanese, si apre una fase nuova: meno nostalgia, più visione. E la promessa di un dialogo inedito tra l’eredità di Gianni Versace e uno dei designer più raffinati del nostro tempo.




