Una scalata verso la definizione del sé, in libreria “Nove C” il nuovo romanzo di Dario Ricci

Scalare una montagna implica una serie più o meno sfaccettata e stratificata di significati. Si parte, ad esempio, dal semplice potere immaginifico relativo alla bellezza dell’impresa, dovuta alla consapevolezza di ricevere in regalo, una volta raggiunta la vetta, una vista mozzafiato inedita, un dono terreno proveniente dalla natura in segno di riconoscenza per aver compreso la sua potente e, talvolta, indecifrabile enormità. E si arriva, in molti casi, a interiorizzare il percorso intrapreso come una potentissima metafora esistenziale, magari non originalissima ma sempre estremamente valida e imponente nel suo delineare quelli che sono tratti ideologici e – in parallelo – spirituali necessari per giungere alla comprensione di un sé apparentemente disperso ma, nella realtà dei fatti umani, a portata di mano se in possesso del corretto bagaglio concettuale.

Coniugando le due cose, il risultato è quanto di più prossimo a ciò che sprigiona Nove C, il romanzo d’esordio con cui Dario Ricci riesce a raccontare una storia di riscoperta di un’identità mai del tutto cesellata a dovere, né dal proprio detentore né – men che meno – da chi gli vive intorno (tranne qualcuno di realmente importante, ovviamente).

Nove C narra del percorso esistenziale di Diego, un giovane rampante involontario del mondo del marketing in improvvisa ricerca di senso e significato nell’intenzione di compiere scelte decisive e potenzialmente definitive. In quella che sembra essere a tutti gli effetti una vera e proria metafora dell’esistenza terrena, Ricci fa del suo (presumibilmente) alter ego un sacrale “in media res” in un processo di ripensamento individuale che lo porta ad abbandonare tutto pur di elaborare, fin dove possibile, le potenziali motivazioni che hanno portato alla drastica rottura con Giulia, la donna della sua vita.

Procedere per gradi sempre faticosi ma, al contempo, animisticamente fondamentali farà di Diego un individuo in grado di scoprire che il significato più profondo e insondabile del concetto di “scalata” sta nella comprensione universale del significato di “verticalità”, vale a dire quel non-luogo estremamente intimo e riservato a quei pochi esseri umani in grado di raggiungere l’assoluto qui e ora.

Senza nascondere una grande onestà, freschezza e franchezza narrativa, Ricci prende per mano il lettore e lo conduce in un viaggio interiore verso l’antro più oscuro del dolore umano, ma lo fa solo per dimostrare come la cima delle verità personali possa sciogliere la neve che raffredda e nasconde una pace dei sensi abbandonata tra le grinfie di un presente da rimodellare.

Stefania De Marco