Mentre il dibattito su Sanremo 2026 continua a concentrarsi sulle assenze eccellenti e sulle scelte artistiche più prudenti del Festival, Paolo Bonolis sceglie una strada diversa. Nessuna dichiarazione provocatoria, nessun confronto diretto, ma un progetto televisivo e musicale che sembra parlare da solo: Taratata Show.
Due serate evento alla ChorusLife Arena di Bergamo, partite domenica 8 febbraio e in programma fino a mercoledì 11 febbraio 2026, con una struttura pensata per vivere su due piani paralleli. Da una parte il live vero, con pubblico, palco e performance costruite per esistere prima di tutto dal vivo. Dall’altra la televisione, con l’arrivo in prima serata su Canale 5 a partire da lunedì 9 febbraio, in una collocazione che inevitabilmente dialoga con la settimana più osservata della musica italiana.
Taratata nasce da un format internazionale storico e torna oggi con un’idea chiara: eliminare la competizione e lasciare spazio alla musica come racconto, incontro e scambio. Niente classifiche, niente votazioni, niente retorica da gara. Al centro ci sono le canzoni, gli artisti, le loro storie e la possibilità di far convivere repertori diversi sullo stesso palco. La produzione è firmata da FriendsTv in collaborazione con Double Trouble Club, su format Banijay, a garanzia di un impianto solido e di una visione precisa.
Il cast annunciato sembra rispondere, implicitamente, a chi in questi giorni parla di “mancanza di big”. Dodici artisti divisi nelle due serate, capaci di coprire generazioni, linguaggi e pubblici differenti, senza inseguire l’effetto sorpresa a tutti i costi. Ci sono voci pop e radiofoniche come Annalisa, Alessandra Amoroso ed Emma. Grandi interpreti che hanno segnato la musica italiana come Giorgia, Elisa e Fiorella Mannoia. Cantautori e nomi da arena come Ligabue e Luca Carboni, insieme a un evergreen trasversale come Biagio Antonacci, a un colosso del repertorio live come Gigi D’Alessio e a una band da palasport come i Negramaro, fino a Max Pezzali, simbolo di un pop che continua a parlare a più generazioni.
La sensazione è che Taratata non voglia sostituirsi a Sanremo, ma occupare uno spazio diverso. Se il Festival resta il grande rito collettivo della musica italiana, con le sue regole e i suoi equilibri, lo show di Bonolis si propone come una zona libera, dove l’artista non è in gara ma in relazione con il palco e con il pubblico. Un luogo in cui la televisione non ingabbia il live, ma prova ad amplificarlo.
Definirlo “anti-Sanremo” forse è riduttivo. Più corretto è leggerlo come un’altra idea di prime time musicale, meno rituale e più concentrata sull’essenza dello spettacolo. Bonolis accompagna, osserva, stimola, ma non ruba la scena. La scena resta alla musica.
In un momento storico in cui si discute di modelli, stanchezza del sistema e necessità di rinnovamento, Taratata arriva con una risposta semplice e insieme ambiziosa: lasciare parlare il palco. Senza proclami. Senza competizioni. E vedere che succede.




