La sera del 22 gennaio Striscia la Notizia è andata in prima serata. Non è stato solo un cambio di orario. È stato, come spesso accade quando Antonio Ricci decide di spostare una pedina, un gesto simbolico. Portare Striscia fuori dall’access prime time significa chiedere alla televisione generalista di guardarsi allo specchio più a lungo, senza l’alibi della fretta.
Alla conduzione sono tornati Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, rassicuranti come due punti fermi in un panorama televisivo che cambia forma ma non sempre sostanza. Lo studio rinnovato, la band dal vivo, le nuove Veline hanno fatto da cornice a un’operazione che non cercava l’effetto nostalgia, ma una continuità rivendicata. Striscia resta Striscia: un varietà satirico che si muove sul confine sottile tra denuncia e farsa.
Il Tapiro d’oro assegnato a Fiorello – il ventottesimo – è stato il biglietto da visita più coerente possibile. Perché il Tapiro, da sempre, non è un premio ma un atto di pedagogia televisiva: serve a ricordare che il successo, in Italia, è sempre accompagnato da un sospetto, e che la popolarità va maneggiata con ironia prima che diventi arroganza.
La presenza di Maria De Filippi nei panni di inviata, insieme a Tina Cipollari e Giovannino, ha rappresentato il cuore simbolico della serata. Non tanto per la consegna della celebre “merdina” a chi parcheggia nei posti per disabili, quanto per il messaggio implicito: la televisione può ancora permettersi di fare educazione civica senza chiedere il permesso, usando il linguaggio semplice – e volutamente scomodo – della satira.
Il resto della puntata ha alternato registri e toni: Alessandro Del Piero trasformato in personaggio, Roberta Bruzzone chiamata a razionalizzare il racconto del crimine, Dario Ballantini nei panni del Presidente della Repubblica. Un mosaico volutamente disomogeneo, come lo è il Paese che Striscia racconta da decenni.
La domanda non era se Striscia potesse reggere la prima serata. La vera domanda era un’altra: c’è ancora spazio, oggi, per una satira che non chiede di piacere a tutti? La risposta, nel bene e nel male, è arrivata chiara. Striscia ha fatto quello che ha sempre fatto: ha mostrato le contraddizioni, ha esagerato, ha disturbato.
E in un tempo televisivo in cui quasi tutti cercano consenso, disturbare resta un atto politico. Anche – e soprattutto – quando lo si fa con un Tapiro sotto braccio.




