Dal 6 all’8 febbraio 2026 al Teatro Manzoni di Monza arriva Mein Kampf, spettacolo scritto e interpretato da Stefano Massini:non una lettura, non una celebrazione, ma una dissezione teatrale di uno dei testi più pericolosi del Novecento, per capire come il linguaggio possa diventare seduzione, manipolazione e, infine, tragedia.
Portare in scena l’orrore, senza legittimarlo
Un titolo che non concede equivoci e che, proprio per questo, chiede uno sguardo rigoroso e consapevole.
Massini affronta Mein Kampf non per provocare a vuoto, ma per smontare il meccanismo: la retorica della semplificazione, la ripetizione ossessiva, gli slogan che sembrano innocui finché non diventano consenso.
In scena è solo, eppure riempie lo spazio con un teatro di narrazione che diventa corpo, ritmo, tensione.
Non c’è complicità facile, non c’è consolazione: c’è una domanda che resta appesa addosso allo spettatore — quanto è fragile il confine tra memoria storica e rimozione, tra consapevolezza e indifferenza.
“Provocazione necessaria, civile, politica”: le parole di Massini
Massini lo dice con chiarezza, e lo ribadisce anche nell’intervista realizzata nel Salotto di Domanipress:
«Parlare di provocazione è inevitabile, ma vorrei chiarire subito una cosa: si tratta di una provocazione necessaria, civile, politica.
Portare in scena Mein Kampf a cent’anni dalla sua nascita significa affrontare uno dei testi più pericolosi e allo stesso tempo più fondamentali della storia moderna.
È un libro che spaventa, che molti vorrebbero dimenticare, ma che dobbiamo conoscere.»
E ancora:
«Sì, penso che la conoscenza sia il solo antidoto contro il rischio che certi fenomeni si ripetano.
Quel libro non è solo il manifesto ideologico di Hitler, ma anche il primo esempio di come la politica possa costruire consenso facendo leva sulle emozioni anziché sulla razionalità.
Per Hitler, la politica doveva parlare “al petto, allo stomaco, alle viscere” – una lezione che oggi, in un’epoca dominata dai populismi, non possiamo ignorare.»
Un teatro che illumina, non consola
Il punto non è “mettere Hitler in scena” per scioccare, ma togliere alle parole la loro patina ipnotica, mostrarne la struttura, farne vedere il costo.
È qui che lo spettacolo diventa teatro civile: non offre risposte rassicuranti, ma pone domande necessarie su linguaggio, potere e responsabilità.
E mentre Monza accoglie questo appuntamento forte e impegnativo, la scena si trasforma in uno spazio di confronto: un luogo dove la memoria non è celebrazione, ma allerta.
Guarda la Video Intervista nel Salotto di Domanipress
Leggi l’intervista completa su Domanipress:
Video Intervista – Stefano Massini: “La memoria è una sfida urgente”
Info e orari
Teatro Manzoni di Monza
sabato 7 febbraio 2026 | h. 21.00
domenica 8 febbraio 2026 | h. 16.00




