Sotto il tendone, contro la guerra: il Circo di Stato dell’Ucraina porta a Milano la meraviglia come atto di resistenza

C’è un istante, prima che le luci si abbassino, in cui il circo trattiene il respiro. È il momento in cui la meraviglia vince la paura, e l’arte diventa resistenza gentile. È da lì che riparte il Circo di Stato dell’Ucraina, che dal 14 novembre all’8 dicembre 2025 porta il suo chapiteau all’Idroscalo di Milano per la prima italiana di una tournée nata tra ferite, nostalgia e ostinata voglia di futuro.

Milano, atto primo

Debutto venerdì 14 novembre alle 16.30: funamboli, acrobati, giocolieri, musicisti e clown — oltre cinquanta artisti — trasformano la pista in un inno alla vita. “Il sorriso e la meraviglia sono la nostra risposta alla paura”, dicono dalla direzione artistica. Non è uno slogan: è l’alfabeto con cui questo ensemble ha continuato a parlare al mondo anche quando il mondo tremava.

Una tournée come ponte

Dopo il successo in Austria e Germania, la compagnia approda in Italia con l’impegno di ItalygrandiEventi – Fantasy S.r.l. e la spinta di Lenny Alvarez. Dopo Milano, il viaggio prosegue: Livorno (Pala Modigliani), Torino (zona Rivoli), Firenze (Pala Big Mat). Ogni tappa è più di una data: è un abbraccio al pubblico, un passaggio di testimone tra culture che si incontrano sotto lo stesso tetto di tela.

Voci dalla pista

C’è chi arriva da città martoriate, chi ha lasciato una famiglia, chi ha imparato a convivere con l’assenza di luce e l’ombra del pericolo. “Allestire un circo in Ucraina è rischioso”, racconta l’acrobata Sergei Malinovsky. “Un tendone attira l’attenzione, la gente si raduna: è abbastanza per far paura. Ma noi ci esibiamo per continuare a vivere dentro”.
È la tenacia di un mestiere antico: sospesi tra cielo e segatura, questi artisti scelgono ogni giorno di mettere in scena la parte più luminosa dell’umano.

Un circo senza animali

Nessun numero con animali in pista: una scelta netta, che traghetta lo spettacolo verso una dimensione contemporanea fatta di tecnica, musica, comicità fisica e coreografie che dialogano con la sensibilità di oggi. Meno nostalgie, più stupore pulito.

La tradizione che ritorna

Per chi ricorda le notti agli storici chapiteau, tra Orfei, Medrano, Togni, questa tournée è anche un richiamo di memoria. Ma il gesto è nuovo: il circo ucraino non rincorre il passato, lo attraversa. Porta con sé la grammatica del miracolo — la caduta evitata all’ultimo, la risata che scioglie il nodo in gola — e la consegna a chi guarda come un atto di solidarietà.

Perché adesso

In un tempo che tende al cinico, il circo sceglie la strada più scandalosa: crederci ancora. Crederci nonostante la guerra, nonostante le distanze, nonostante l’ovvio. Sotto il tendone, ogni applauso è un sì al presente. “Lo spettacolo unisce i popoli”, si è detto in conferenza stampa. Forse è vero. Forse è proprio da qui che si ricomincia: da un trapezio che taglia l’aria, da un clown che fa pace con il buio, da una città — Milano — che alza lo sguardo e si lascia sorprendere.

Il biglietto è un invito semplice: entrare, sedersi, guardare in alto. E ricordarsi, almeno per una sera, che anche nei tempi più difficili la vita trova sempre il modo di farsi meraviglia.

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