Se yoga, ceramica e terapia non bastano più a smaltire lo stress, a Chicago qualcuno ha deciso di saltare tutto e andare dritto alla radice del problema: mettersi a urlare in mezzo alla gente. Non per protesta, non per rabbia improvvisa. Per stare meglio.
L’idea è di Manny Hernandez ed Elena Soboleva, coppia nella vita e nella catarsi collettiva. Un anno fa, dopo una settimana particolarmente pesante, durante una passeggiata in un parco si sono fermati e hanno iniziato a urlare insieme. Niente meditazione, niente mantra, nessuna app di self-care. Solo un urlo lungo, pieno, senza filtro. A raccontarlo è stato il quotidiano El Pais, che ha seguito la nascita di quello che oggi è diventato uno dei fenomeni più assurdi — e virali — del benessere contemporaneo.
La scelta dell’urlo non era casuale: Hernandez praticava da tempo respirazione consapevole per calmare il sistema nervoso. Ma quando l’ansia è strutturale, respirare non basta più. Serve espellere. Forte.
La prima volta non erano soli. Alcuni passanti si sono uniti spontaneamente. Da giugno, lo Scream Club è diventato un appuntamento aperto a chiunque senta il bisogno di mollare tutto — dignità compresa — per qualche secondo. Il profilo Instagram del gruppo ha superato i 10 mila follower e agli ultimi raduni si sono presentate oltre 200 persone. Tutte a urlare. In cerchio.
Il fenomeno ha attraversato l’oceano. A Londra sempre più persone stanno sostituendo lo psicologo con sessioni di urlo collettivo. «È bello liberare la propria energia insieme, non è solo uno Scream Club ma anche un social club», ha raccontato al Guardian la 23enne Shania Barnes. Urlare non solo per sfogarsi, ma anche per non dover fare conversazione.
Tra chi urla c’è chi cerca solo sfogo, chi una forma di terapia low cost, chi semplicemente un posto dove non dover spiegare nulla. «La prima volta ho urlato talmente forte che mi sono venute le vertigini», racconta Alex, 29 anni, programmatore. «Poi ho iniziato a ridere. Era come se il corpo si fosse resettato per trenta secondi. Non mi succedeva da anni».
Marta, 34 anni, dice di aver sostituito lo psicologo con lo Scream Club: «Pagavo 90 euro a seduta per parlare dei miei problemi. Qui pago zero e urlo tutto in una volta. Non risolve la vita, ma almeno dormo meglio».
C’è anche chi arriva allo scream club senza crederci minimamente. «Pensavo fosse una scemenza da TikTok», confessa Giulia, 26 anni. «Poi ho urlato. E mi sono messa a piangere davanti a sconosciuti che urlavano con me. È stato stranamente intimo. Non so perché abbia funzionato, ma ha funzionato».
Per altri è quasi un gesto politico, anche se nessuno lo chiama così. «Urliamo perché non abbiamo più spazio per farlo altrove», dice Samuele, 41 anni. «In ufficio sorridi, sui social devi essere performante, in famiglia devi rassicurare. Qui puoi solo essere stanco».
C’è persino chi usa lo Scream Club come luogo di incontro. «Ho conosciuto il mio attuale ragazzo urlandogli accanto», racconta Nicole, 24 anni. «Non sapevo come attaccare bottone. Così abbiamo iniziato a urlare insieme. Era impossibile fare più figuracce di così».
Gli esperti restano divisi. Alcuni parlano di semplice suggestione collettiva, altri ammettono che l’urlo può effettivamente abbassare la tensione nel breve periodo. Di certo, l’idea di urlare insieme a sconosciuti racconta meglio di qualsiasi saggio lo stato della salute mentale nel 2025.
In un’epoca in cui analizziamo tutto, verbalizziamo tutto, medicalizziamo tutto, la nuova frontiera del benessere sembra essere questa: smettere di spiegare come stiamo e iniziare a urlarlo.
E forse, per una volta, basta così.




