La 76ª edizione del Festival di Sanremo entra nel vivo tra debutti attesissimi, ritorni simbolici e canzoni che già dividono il pubblico tra standing ovation e meme fulminanti. L’Ariston torna a essere lo specchio emotivo del Paese: romanticismo e rabbia, nostalgia e ironia, ricerca sonora e intrattenimento convivono nello stesso palcoscenico, mentre i social decretano vincitori e vinti in tempo reale.
Tra ballad destinate a restare, ritornelli che si insinuano senza chiedere permesso e performance costruite al millimetro, questa prima serata mostra un Festival contemporaneo, capace di mettere in dialogo generazioni e linguaggi diversi. C’è chi sceglie l’eleganza senza tempo, chi punta sull’impatto scenico e chi, invece, si affida alla voce e al testo per colpire dritto al cuore.
Ecco le pagelle della serata: voti, impressioni a caldo e tutto quello che ha funzionato — o meno — sul palco più osservato d’Italia assegnati dalla redazione di Domanipress al Festival composta da Simone Intermite, Stefano Germano, Sofia Conti e Roberto Romano.
Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Trasformare l’irritazione esistenziale in eleganza pop non è da tutti. Ditonellapiaga lo fa con una raffinatezza rétro che incontra un sarcasmo contemporaneo, costruendo un brano che sembra leggero ma contiene una sottile dichiarazione di indipendenza emotiva. È la colonna sonora perfetta per chi sorride mentre dentro urla. E sì, l’antipatia può essere sofisticata.
Voto: 8
Michele Bravi – “Prima o poi”
Bravi canta come se stesse proteggendo qualcosa di fragile tra le mani. La sua interpretazione è intima, delicata, quasi sospesa, e costruisce un momento di raccoglimento emotivo nel caos del Festival. Non alza mai la voce, e proprio per questo arriva lontano. Fragilità trasformata in bellezza.
Voto: 8
Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Leggera, immediata, radiofonica. Non pretende profondità né rivoluzioni musicali: punta a far star bene. E ci riesce. È la canzone che entra in testa mentre torni a casa e scopri che ti ha migliorato l’umore senza chiedere il permesso.
Voto: 6,5
Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Vulnerabilità contemporanea raccontata con eleganza minimale. Mara non drammatizza: sussurra. E proprio quel tono sommesso rende il brano autentico e moderno. È pop emotivo senza artifici, intimo senza diventare fragile.
Voto: 7
Dargen D’Amico – “Ai Ai”
Dargen è uno dei pochi capaci di far ballare il pensiero. Dietro il ritmo immediato si nasconde una riflessione sull’era digitale e sulle emozioni filtrate dagli schermi. Ironico, intelligente, leggermente provocatorio: sembra leggero, ma non lo è affatto.
Voto: 7,5
Arisa – “Magica favola”
Arisa non interpreta: confessa. La sua voce resta uno degli strumenti emotivi più riconoscibili della musica italiana. La favola è adulta, fragile, piena di malinconia luminosa. Quando canta, il tempo rallenta e l’emozione diventa materia.
Voto: 7,5
Luchè – “Labirinto”
Urban introspettivo e identità smarrite. Il brano costruisce un’atmosfera densa e magnetica, più notturna che radiofonica. Non è musica da aperitivo: è musica da silenzi lunghi e pensieri difficili da evitare.
Voto: 7,5
Tommaso Paradiso – “I romantici”
Paradiso rimane fedele al suo universo: amori sospesi, nostalgia urbana, malinconia pop. Comfort emotivo garantito. Meno sorpresa, ma una riconoscibilità che il pubblico continua ad abbracciare. Però non siamo a Riccione ma a Sanremo
Voto: 7,5
Elettra Lamborghini – “Voilà”
Elettra gioca con il proprio personaggio e vince. Ritmo, autoironia e spettacolo puro: non cerca profondità, cerca divertimento. E il pubblico, inevitabilmente, la segue. Non è stata accarezzata dalla sala stampa e dai pre ascolti, ma lei è anche così un po’ divisiva.
Voto: 8
Patty Pravo – “Opera”
Non è un’esibizione: è un’apparizione. Patty Pravo attraversa il tempo invece di seguirlo. Teatro, eleganza e mistero convivono in un momento scenico che trascende la gara.
Voto: 8
Samurai Jay – “Ossessione”
Urban oscuro e atmosferico. Più sensazione che melodia, più mood che struttura. Interessante e contemporaneo, ma non immediato per il pubblico generalista.
Voto: 6,5
Raf – “Ora e per sempre”
Melodie che sanno di ricordi felici e promesse durature. Nostalgia dosata con esperienza, come un vinile che continua a suonare senza graffiarsi.
Voto: 7
J-Ax – “Italia starter pack”
Una fotografia ironica del Paese trasformata in pop satirico. Meme, stereotipi e osservazione sociale convivono in un brano divertente che non sempre affonda il colpo, ma intrattiene con intelligenza.Cresce…
Voto: 6,5
Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Racconta la vita quando tutto sembra andare storto, ma lo fa con una leggerezza poetica che diventa quasi terapeutica. Indie gentile, quotidiano universale. Piccolo gioiello.
Voto: 8
Levante – “Sei tu”
Visionaria, letteraria, intensa. Levante costruisce immagini emotive più che melodie, trasformando l’ascolto in un viaggio interiore. Raffinata e profondamente personale…ma la vecchia Levante rock manca.
Voto: 7
Fedez e Marco Masini – “Male necessario”
Due generazioni unite dal dolore e dalla redenzione. Drammatico quanto basta, sincero quanto serve. Perfetto per essere cantato con pioggia immaginaria e finestrini appannati.
Voto: 7,5
Ermal Meta – “Stella stellina”
Poesia limpida e intensità emotiva. Meta non sorprende più come un tempo, ma mantiene una qualità e una profondità che restano rare.
Voto: 7-
Serena Brancale – “Qui con me”
Soul elegante e groove raffinato. Porta respiro internazionale e una presenza scenica magnetica. Una pausa di classe nel flusso emotivo della serata.
Voto: 10 e lode
Nayt – “Prima che”
Rap introspettivo e autentico. Niente pose, solo identità e consapevolezza. Diretto e sincero, lontano dai cliché.
Voto: 7
Malika Ayane – “Animali notturni”
Un viaggio elegante nella notte interiore. Interpretazione magnetica, raffinatezza rara e profondità emotiva tangibile. Non ha bisogno di alzare la voce: la classe parla per lei.
Voto: 10 e lode
Eddie Brock – “Avvoltoi”
Amore che consuma e relazioni che lasciano macerie. Atmosfera intensa e viscerale, anche se a tratti sembra una bozza emotiva mai davvero conclusa.
Voto: 6,5
Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Melodramma napoletano autentico, cuore enorme e tradizione che non chiede scusa. Piacerà ai romantici dichiarati e anche a chi finge cinismo. Viene voglia di sposarsi.
Voto: 7-
Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Gentilezza musicale e fragilità sincera. Non cerca effetti speciali, ma accompagna con grazia. Una carezza sonora.
Voto: 7
Tredici Pietro – “Uomo che cade”
Cadute e risalite raccontate con lucidità generazionale. Vulnerabile ma consapevole, giovane ma già lucido.
Voto: 7
Bambole di pezza – “Resta con me”
Energia ribelle e ritornello appiccicoso. Punk-pop emotivo che non chiede permesso e non chiede scusa.
Voto: 7
Chiello – “Ti penso sempre”
Romanticismo oscuro e insonnia sentimentale. Fragile, disturbante e generazionale. Il suono dell’amore quando diventa ossessione.
Voto: 7
Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Una canzone che non consola ma illumina le crepe. Romanticismo imperfetto e verità emotive senza filtro. La felicità non è un traguardo: è un istante fragile. Ed è impossibile ignorarlo.
Voto: 10
Leo Gassmann – “Naturale”
Pulito, elegante, educato. Tutto al posto giusto, forse troppo. Piacevole, ma senza vertigine emotiva.
Voto: 6,5
Francesco Renga – “Il meglio di me”
Interpretazione impeccabile e voce che resta una garanzia. Déjà-vu melodico, ma intensità sincera.
Voto: 7
LDA e Aka 7even – “Poesie clandestine”
Romanticismo adolescenziale in alta definizione emotiva. Perfetta per playlist notturne e messaggi vocali mai ascoltati fino in fondo.
Voto: 5
IL VOTO ALLO SHOW
Laura Pausini – co-conduzione
Eleganza naturale, presenza rassicurante e quella capacità rara di far sentire il pubblico a casa anche in prima serata. Non invade la scena: la accarezza, alternando professionalità e spontaneità. Il sorriso è autentico, i tempi televisivi impeccabili, l’empatia immediata. Fa sembrare semplice un mestiere che semplice non è.
Voto: 8
Can Yaman
Carisma visivo e presenza magnetica. Porta glamour internazionale e funziona perfettamente sul piano dell’immagine. Il pubblico social impazzisce e la telecamera lo ama. Parlare serve, ma guardare in camera serve ancora di più…E poi non ha sbagliato un nome
Voto: 8
Carlo Conti
Direzione solida, ritmo televisivo impeccabile e la rassicurante capacità di tenere insieme tradizione e contemporaneità. Non ruba la scena: la governa. E in un Festival che rischia sempre l’eccesso, l’equilibrio è un superpotere.
Voto: 7
Tiziano Ferro
Intensità emotiva e presenza vocale che riempie lo spazio senza sforzo. Trasforma ogni apparizione in una confessione collettiva. Elegante, sincero, sempre credibile. Si commuove e questo arriva.
Voto: 9




