Sanremo 2026, perché (per ora) sono 26 Big — e perché potrebbero diventare 28

Il numero magico è 26. È quello fissato dal regolamento di Sanremo 2026 per la categoria Big. Ma Carlo Conti, direttore artistico e conduttore, ha già lasciato socchiusa la porta: «Potrebbero diventare 28». È successo lo scorso anno — dove da 26 si è saliti a 30 — e potrebbe risuccedere «perché arrivano 500-600 canzoni e sceglierne poche è la vera “bistecca” del Festival». Parole sue, pronunciate al festival “Luce!” a Firenze.

Il perché dei 26

  • Qualità prima di tutto. Tenere l’asticella a 26 consente di selezionare un parterre forte senza diluire l’effetto scoperta: meno “riempitivi”, più brani con identità e possibilità di vita oltre l’Ariston. È la filosofia ribadita da Conti: la centralità sono «le canzoni», il resto è contorno.
  • Ritmo televisivo. Con 26 brani la finalissima può accogliere tutte le canzoni in gara e garantire un flusso sostenibile tra esibizioni, voti e momenti-spettacolo.
  • Equilibrio generazionale. Ventisei posti permettono di bilanciare big storici, act consolidati e nuove ondate (oltre alle Nuove Proposte), mantenendo una fotografia credibile del pop italiano in un anno di uscite molto affollate.
  • Durate e tempi. La lunghezza massima fissata per i brani aiuta a comprimere la scaletta e a salvaguardare l’attenzione di ascoltatori TV e streaming. Con più di 26, il rischio “maratona” cresce esponenzialmente.

Perché potrebbero diventare 28

Perché quando il livello medio è alto, tagliare è più difficile che allargare. Conti lo ha detto chiaro: lo scorso anno dovevano essere 26 ed è finita a 30; per il 2026 l’asticella si ferma a 26, ma «forse» salirà a 28 se la qualità complessiva lo giustifica. Tradotto: l’obiettivo non è gonfiare il cast, ma non perdere canzoni forti che meritano il palco.

La regola sull’Eurovision (cosa cambia davvero)

Chi vince Sanremo va all’Eurovision, salvo rinunce o incompatibilità; in quel caso la scelta spetta alla Direzione Artistica e alla Rai. È la codifica di ciò che è già accaduto nell’edizione precedente: in caso di rinuncia, è stato designato il miglior piazzato idoneo. Per il 2026 la clausola è esplicita nel regolamento e nelle comunicazioni ufficiali.

In sintesi

  • 26 è la soglia pensata per garantire qualità, ritmo e riconoscibilità ai brani.
  • La finestra sui 28 è una valvola di merito, non un automatismo.
  • L’Eurovision resta legato alla vittoria a Sanremo, con clausola di sostituzione in caso di rinuncia.

Dettagli, pesi di voto e dinamica delle serate restano in linea con l’impianto che ha funzionato: tre giurie, finalissima con tutti i 26 brani, tempi e procedure chiari. Il numero dei Big, insomma, non è un feticcio: è uno strumento per servire la vera protagonista del Festival, la canzone.

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