Scoppia la polemica al Festival di Sanremo 2026 e coinvolge Ditonellapiaga, tra le artiste più votate della serata con Che fastidio!. Al centro del caso c’è il titolo del suo prossimo album, “Miss Italia”, in uscita il 10 aprile, e l’omonimo brano ancora inedito, contestato dagli organizzatori del celebre concorso di bellezza.
Secondo una nota ufficiale, l’uso della denominazione Miss Italia sarebbe «lesivo della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al concorso» e configurerebbe un utilizzo indebito del marchio, con possibili danni all’immagine e alla reputazione dell’organizzazione. Per questo motivo, la patron Patrizia Mirigliani ha affidato ai legali il compito di valutare azioni giudiziarie per bloccare l’uso del nome e ottenere un eventuale risarcimento.
La cantautrice romana, sorpresa dalla polemica, ha replicato durante la conferenza stampa all’Ariston: «Il brano non è ancora uscito e non so se l’abbiano ascoltato. Il disco parla del rapporto con i canoni di bellezza e con la perfezione: il mio intento era ironico».
Ditonellapiaga ha sottolineato che il testo non contiene attacchi al concorso né alle partecipanti: «Parla di me e del mio rapporto con l’idea di perfezione. Non ho insultato nessuno. Racconto come spesso si nascondano fragilità e insicurezze dietro l’apparenza».
Diversa la posizione di Mirigliani, che rivendica la tutela del marchio e il rispetto della storia del concorso: secondo la patron, associare il nome Miss Italia a contenuti percepiti come stereotipati rischia di distorcere un percorso che negli anni ha cercato di ampliare e rendere più inclusivo il concetto di bellezza.
La querelle arriva in pieno clima festivaliero e accende il dibattito sul rapporto tra arte, satira e identità dei marchi storici. In attesa dell’uscita del brano, resta una domanda sospesa: provocazione artistica o utilizzo controverso di un simbolo nazionale? Sanremo, ancora una volta, si conferma palcoscenico non solo musicale, ma anche culturale e sociale.




