È bastato il collegamento con il Tg1 delle 13.30 per incendiare la giornata. Carlo Conti, con il suo aplomb toscano e la frase che ormai rimbalza ovunque – “Le case discografiche mi hanno messo in difficoltà. 270 cantanti non sono entrati in questa lista” – ha ufficialmente aperto la stagione delle polemiche: il Festival di Sanremo 2026 è partito, e non sono i 30 Big a far parlare, ma tutti quelli che non vedremo sul palco.
Mentre sullo schermo scorrevano i nomi dei promossi e tra le case discografiche si festeggiava come a un sorteggio Champions, sui social partiva la domanda più ovvia: “Ma tutti gli altri dove sono finiti?”.
La risposta non è tenera.
I Jalisse, per esempio, ormai categoria a parte. Per Fabio Ricci e Alessandra Drusian, il verdetto è sempre lo stesso: ventinovesimo no consecutivo. Una saga infinita che ogni anno diventa più meta della precedente.
E poi il mistero più chiacchierato: i nomi che campeggiavano ovunque nei toto-Sanremo e che invece non sono mai arrivati alla fase finale. Coez, Angelina Mango, Blanco, Elisa, Madame, Gianni Morandi, Tedua, Sangiovanni. Non sono stati scartati: hanno detto no. Trattative saltate, uscite discografiche scomode, timori strategici. A volte, il miglior palco è quello che eviti.
Diverso il caso dei Fast Animals And Slow Kids. La band era data per favorita, soprattutto dopo l’esclusione dell’ultimo minuto dell’anno scorso. Avevano in mano un pezzo firmato da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari: pedigree impeccabile, hype a mille… e invece niente. Fuori anche stavolta.
Stesso destino per Settembre, trionfatore delle passate Nuove Proposte: il salto tra i Big resta un miraggio.
E poi c’è quella terra di mezzo che è la parte più dolorosa di tutte: gli artisti che hanno provato davvero a entrare in gara. La lista è vastissima e racconta la fotografia esatta del pop, dell’urban e del cantautorato contemporaneo. Chiara Galiazzo, Fred De Palma, Mecna, Venerus, Frah Quintale, Benji & Fede, Aiello. Tutti con un brano in mano, tutti con la stessa risposta: grazie, ma no.
Il fronte delle esclusioni illustri continua con Carl Brave, Mr. Rain, Nada, Il Tre, Anna Tatangelo, Nina Zilli, Sarah Toscano e California (la metà femminile dei Coma Cose). Un’assenza, quest’ultima, che ha fatto particolarmente rumore: era tra i nomi più scommessi, più cercati, più discussi.
Ma due assenze spiccano più di tutte: La Niña ed Emma Nolde.
La prima, rivelazione di Napoli, ha portato un album folgorante, “Figlia d’ ‘a tempesta”, che l’ha resa una delle voci più identitarie del momento. Fuori.
La seconda, tra le penne più raffinate e riconosciute della nuova generazione, aveva inviato un brano a Conti. Fuori anche lei.
E poi arriva la pagina più emotiva della vicenda: la grande esclusione che Carlo Conti non voleva fare.
Quella di Amara. Per lui non è una cantante qualunque: l’aveva lanciata nel 2015 alle Nuove Proposte, aveva quasi vinto con la sua “Che sia benedetta” cantata da Fiorella Mannoia, e il suo nuovo pezzo – come rivela Il Messaggero – gli piaceva moltissimo. Ma i posti sono 30. E qualcuno, per forza, deve restare fuori.
Ed è così che nasce la verità di questo Sanremo 2026: non sono i Big ad aver aperto il dibattito, ma gli esclusi, gli “quasi”, i “non ancora”, i “mai arrivati”, i “ci ho provato ma non è bastato”.
La corsa al Festival è iniziata, ma è evidente che la partita più feroce si è già giocata dietro le quinte, prima che la musica iniziasse davvero.




