SANREMO – In un Festival sempre più dominato da numeri, streaming e classifiche istantanee, c’è un elemento che continua a determinare la durata emotiva di una canzone nel tempo: le parole. Proprio su questo tema si è concentrato l’intervento del direttore editoriale di Domanipress, Simone Intermite, ospite sul palco del palafiori di Sanremo, dove ha acceso i riflettori sull’importanza del valore semantico nei testi in gara al Festival 2026.
Durante l’incontro, Intermite ha sottolineato come il lessico utilizzato dagli artisti non sia un semplice veicolo musicale, ma un vero dispositivo culturale capace di influenzare immaginari, emozioni e persino il linguaggio quotidiano.
Le parole costruiscono realtà
«Il Festival di Sanremo è uno straordinario specchio linguistico del Paese. Le parole scelte dagli artisti non restano sul palco dell’Ariston: viaggiano, si depositano nelle conversazioni quotidiane, entrano nei social, diventano citazioni, hashtag, slogan emotivi. In breve tempo si trasformano in memoria collettiva.
Per questo non possiamo considerare il testo di una canzone come un elemento accessorio: è il cuore narrativo del brano. Le parole creano immagini, definiscono relazioni, danno forma alle emozioni. Quando un artista sceglie un termine invece di un altro, sta scegliendo il modo in cui una generazione racconterà se stessa».
Secondo il giornalista, la forza di un brano non risiede soltanto nella melodia, ma nella capacità del testo di costruire immagini riconoscibili, metafore potenti e un lessico in grado di raccontare il presente.
Dal cliché alla scrittura consapevole
Analizzando i brani di questa edizione, Intermite ha evidenziato una tendenza doppia: da una parte testi immediati costruiti su slogan emotivi, dall’altra una scrittura più ricercata e narrativa.
«Viviamo in un’epoca dominata dalla velocità e dall’impatto immediato. È comprensibile che molte canzoni puntino su frasi brevi e memorabili. Ma quando un autore evita il cliché e sceglie parole precise, accade qualcosa di raro: l’ascoltatore smette di consumare la canzone e inizia ad abitarla.
Una parola autentica ha un peso specifico: resta, risuona, accompagna. È questo che distingue un brano destinato a durare da uno destinato a scomparire nella velocità dello streaming».
Il linguaggio pop come patrimonio condiviso
Nel suo intervento, il direttore editoriale di Domanipress ha ricordato che il linguaggio pop non è superficiale, ma rappresenta una forma di alfabetizzazione emotiva condivisa.
«La musica leggera è il luogo dove impariamo a nominare i sentimenti. Le canzoni diffondono nuove espressioni, cambiano il modo in cui raccontiamo l’amore, la solitudine, l’identità. Sanremo, in questo senso, è il più grande laboratorio linguistico della canzone italiana: ciò che nasce qui spesso entra nel vocabolario emotivo del Paese».
Quando il testo diventa memoria
Molti dei brani destinati a restare nel tempo devono la loro longevità alla precisione delle parole. Non si ricordano soltanto per il ritornello, ma per la capacità di raccontare un’epoca e trasformarsi in memoria emotiva condivisa.
«Il pubblico oggi riconosce subito quando un testo è costruito e quando invece è necessario. Le parole che restano sono quelle che non cercano l’effetto, ma la verità. Sono parole che sembrano scritte per noi, anche quando raccontano la storia di qualcun altro».
Sanremo come osservatorio culturale
L’intervento ha ribadito il ruolo del Festival come osservatorio privilegiato dei cambiamenti linguistici e sociali. In un contesto dominato dalla velocità digitale, la scelta delle parole resta un atto profondamente culturale.
Per Intermite, il futuro della canzone italiana passa proprio da qui: meno slogan, più significato.
Perché, anche nell’era dello streaming, una canzone continua a vivere davvero solo quando le sue parole trovano casa nelle persone.




