Per il 76° Festival della Canzone Italiana, la scenografia si fa linguaggio narrativo e visione sensibile. A firmarla è Riccardo Bocchini, che torna a disegnare il palco con un progetto fondato sul concetto di espansione dello spazio, rompendo i canoni geometrici tradizionali e trasformando l’architettura in esperienza emotiva.
«La scenografia di quest’anno – racconta Bocchini – è un’audace rottura degli schemi: un connubio tra asimmetria e magia musicale. Le linee fuggono verso direzioni inattese, i volumi si sbilanciano, ma restano in armonia». Una scelta non solo estetica, ma simbolica: l’asimmetria diventa metafora della musica contemporanea, imprevedibile, fluida, mai statica.
La scena si insinua verso la platea, si innalza verso la galleria e dialoga con i tre piani dell’orchestra, annullando la distanza tra chi esegue e chi ascolta. Ogni canzone trova la propria rappresentazione attraverso configurazioni tecnologiche capaci di allungarsi e comprimersi, modificando di volta in volta le prospettive visive.
Il cuore del progetto è un boccascena architettonico e asimmetrico che si alza e si estende in tre grandi fascioni, avvolgendo palco e platea e abbracciando l’intero teatro. Il segno si ricompone nella sua centralità con l’ingresso della scala motorizzata, svelata da un imponente sipario di ledwall a scorrimento orizzontale: un’apertura spettacolare, nel solco della grande tradizione teatrale.
Al centro del fronte scena prende forma un sipario tecnologico scorrevole e motorizzato, capace di assumere conformazioni sempre diverse, trasformando continuamente il volto del palco. «Come una melodia che non è mai una linea retta – prosegue Bocchini – lo spazio scenico si piega e si estende per accogliere il suono, creando un’armonia dinamica che abbraccia l’artista. Il limite fisico del palcoscenico sembra dissolversi».
Determinante la sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano, che attraverso accensioni e spegnimenti trasforma la scena dal nero assoluto al bianco totale, giocando su materiali, luce e grafica. Centrale anche la regia di Maurizio Pagnussat, con telecamere integrate nella scenografia che esplorano il palco a 360 gradi, alla ricerca di nuovi angoli di ripresa.
«L’obiettivo – conclude Bocchini – è trasformare il contenitore televisivo in un tempio della percezione, fondendo rappresentazione visiva e libertà creativa». Sanremo 2026 promette così un palco che non si limita a ospitare la musica, ma la incarna, la espande, la fa vivere.




