Sal Da Vinci, l’intervista dopo Sanremo 2026: «È la vittoria della gente, la mia voce nasce dal popolo»

«È la vittoria della gente, della musica che nasce nei vicoli e arriva al cuore».
Con queste parole, cariche di gratitudine e stupore, Sal Da Vinci ha accolto il trionfo al Festival di Sanremo 2026. Il successo di Per sempre sì non rappresenta soltanto un riconoscimento artistico, ma il punto d’arrivo di un percorso costruito negli anni tra teatro, tradizione napoletana e un rapporto viscerale con il pubblico. La sua voce, intensa e familiare, ha attraversato generazioni e palcoscenici, mantenendo sempre quella capacità rara di parlare a tutti.

La vittoria all’Ariston segna anche un ritorno simbolico della melodia popolare al centro della musica italiana: un linguaggio diretto, emotivo, capace di unire Nord e Sud senza bisogno di mediazioni. Sal Da Vinci incarna una linea artistica che parte dalla cultura partenopea e si apre all’intero Paese, portando con sé storie vere, sentimenti condivisi e una teatralità naturale che rende ogni interpretazione un racconto.

Figlio d’arte ma cresciuto “sul campo”, tra tournée e palcoscenici veri, Sal ha saputo trasformare la tradizione in contemporaneità, dimostrando che autenticità e modernità possono convivere. Il suo successo richiama inevitabilmente il percorso di artisti come Nino d’Angelo e Gigi d’Alessio: voci nate dal basso, capaci di raccontare il popolo senza filtri e senza compromessi.

Lo incontriamo pochi giorni dopo la vittoria: l’emozione è ancora viva, ma nelle sue parole c’è soprattutto la consapevolezza di aver dato voce a un sentimento collettivo.

Dopo la vittoria a Sanremo, che significato ha per te questo momento?

«È una gioia immensa, ma soprattutto una responsabilità. Quando vinci Sanremo entri nelle case di tutti e senti il peso dell’affetto della gente. Io vengo dal teatro, dalle piazze, da un pubblico vero che ti guarda negli occhi. Questa vittoria è come un abbraccio collettivo: mi dice che la sincerità arriva ancora, che le emozioni semplici non sono passate di moda.»

Ti definisci una “voce del popolo venuta dal basso”. Cosa significa oggi?

«Significa non dimenticare da dove vieni. Sono cresciuto ascoltando storie di vita vera, nei vicoli, nei teatri di quartiere, nelle feste popolari. La mia musica nasce lì. Come è successo a Nino d’Angelo e Gigi d’Alessio, porto avanti una tradizione che parla alle persone comuni. Non c’è niente di costruito: canto ciò che sento e quello che la gente vive ogni giorno.»

Il successo della tua canzone dimostra che la melodia popolare è ancora centrale. È questa la tua forza?

«Credo che la melodia sia il modo più diretto per arrivare al cuore. Possiamo sperimentare, innovare, ed è giusto farlo, ma l’emozione resta la chiave. Per sempre sì funziona perché è vera: parla d’amore, di legami, di promesse che resistono. Quando la gente la canta insieme a te, capisci che la musica ha fatto il suo lavoro.»

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Stefano Germano, laureato presso l'IULM, è un appassionato di TV e cultura moderna e new media è sempre alla ricerca delle storie più intriganti e delle tendenze culturali del momento.