Retrospettiva: “Sono come il fiume che scorre” un filo conduttore da riscoprire tra le pagine di Paulo Coelho

Sono come il fiume che scorre, sarà probabilmente uno dei libri meno noti di Paulo Coelho, ma la sua rarità tra le opere scrittore brasiliano, sta nel fatto che si tratta di una raccolta di brevissimi racconti, per lo più strettamente autobiografici.

Le situazioni narrate, spesso molto coinvolgenti, specialmente nel caso in cui si è vissuti in prima persona esperienze analoghe, possono differire l’una dall’altra per contesto, personaggi, morale, ecc…

Il filo conduttore sta forse al lettore trovarlo, ma non è detto che ci sia bisogno; piuttosto sarebbe meglio lasciarsi andare proprio come quel fiume di cui nel titolo, il quale dovrebbe costituire una metafora inerente l’autore, che nello scrivere il libro ha lasciato guidare la mano dalle mente, luogo in cui tutti quei ricordi erano ben custoditi prima che ce ne facesse rivelazione.

Oltre a parlare di se stesso egli fa chiaramente cenno anche al suo seguito, gente con il quale Coelho ha condiviso, e magari continua a farlo, piccoli grandi momenti di vita quotidiana; come quando, trasferitosi all’estero con la moglie e lamentando la mancanza di nuovi amici, degli sconosciuti, probabilmente non sapendone nulla ma, per chi ci crede magari guidati dal “destino”, usavano chiamare al di fuori dell’abitazione dello scrittore, finché, con futuro pentimento, questi non fu costretto a scacciarli.

Oppure la descrizione della conversazione sul ponte a Praga tra lui e uno sconosciuto, parlando una lingua differente l’una dall’altra ma intendendosi come solo chi ha davvero voglia di comunicare sa e può fare…

Ogni pezzo merita di essere scoperto come una piccola finestra sul mondo dell’autore, il quale in definitiva non differisce molto dalle nostre, altrettanto ricche, esperienze di vita.

Patrizia Pecoraro