Recensione: Tunic l’ avventura a visuale isometrica che con semplicità smuove il cuore dei vecchi videogiocatori

Tunic è un gioco d’avventura a visuale isometrica creato da un singolo sviluppatore di nome Andrew Shouldice, e lanciato sul mercato il 22 Aprile di questo anno.

Tunic è il nome del protagonista del titolo, che si presenta come un adorabile e morbida piccola volpe alla scoperta di un vasto mondo pieno di segreti.

Avviata una nuova partita di Tunic, vedremo subito il nostro protagonista risvegliarsi su una spiaggia sconosciuta, stiracchiarsi, sbadigliare in modo irresistibilmente tenero e poi ne saremo subito in controllo.

E così inizia la nostra avventura: niente filmati introduttivi, niente tutorial, nemmeno una scritta introduttiva, zero. Siamo in controllo del nostro personaggio e da lì è tutto nelle nostre mani. Buona fortuna.

Partiamo dallo stile di gioco. Tunic si ispira pesantemente alla serie di videogiochi “Zelda” con un sistema di combattimento “souls-like”.

La principale arma del nostro eroe è una fidata spada e possiamo parare gli attacchi nemici con il caro vecchio scudo da cavaliere. Oltre a questo abbiamo la nostra barra della vita, della stamina, una serie di consumabili (pozioni di cura, bombe, etcc… insomma, il classico) e abilità speciali da sbloccare nel corso della nostra avventura che amplieranno le nostre opzioni di navigazione e in combattimento. Oltre a questo Tunic può correre per coprire distanze in fretta e rotolare per schivare rapidamente gli attacchi nemici.

E’ un sistema perfettamente funzionale e lavora come una macchina ben oliata. L’unica cosa che posso dire è che, in fin dei conti, i combattimenti, benché la varietà di nemici e boss di fine livello sia buona, non sono tutta questa grande sfida. Un po’ di abilità e di nervi saldi e potremo mietere i nostri nemici senza problemi. Se per caso un combattimento vi sembra troppo impegnativo potremo sempre abusare dei consumabili nel nostro inventario per darci una marcia in più e colmare il gap tra la nostra abilità e la difficoltà dello scontro.

Ma il combattimento non è il centro di Tunic. Quello in cui questo gioco brilla davvero sono: esplorazione, atmosfera e segreti da scoprire.

Torniamo all’inizio, al nostro piccolo eroe con le sembianze da volpe, appena risvegliatosi su una spiaggia sconosciuta in una terra inesplorata, libero e sperduto come una foglia al vento.

Eviterò ogni spoiler riguardo alla storia, ma basti dire che il gioco fa un buon lavoro a darci un obbiettivo finale alla nostra avventura e lo fa distribuendo al giocatore le informazioni con il contagocce.

Per esempio tutte le scritte del gioco (con l’unica eccezione di quelle del menu principale) sono scritte in una lingua straniera inventata, con simboli e lettere illeggibili. Gli unici caratteri interpretabili sono punti di domanda ed esclamativi, frecce per indicare una direzione e i simboli di oggetti. Mano a mano cominceremo a riconoscere alcuni di questi simboli e, se staremo attenti, potremo capire cosa stanno a rappresentare, dandoci un idea meno vaga di cosa il gioco sta cercando di dirci.

Un altra gamma di informazioni che non ci verrà data da subito sono i vari dettagli del gioco, come per esempio i tasti per usare a dovere i vari oggetti ed equipaggiamenti e il sistema per livellare Tunic e farlo diventare più forte nel corso dell’avventura. Queste informazioni ci verranno comunicate grazie a pezzi di “manuale” che dovremo trovare in giro per la mappa. Essi non sbloccheranno niente, le funzionalità del gioco sono tutte a nostra disposizione fin da subito, sarà possibile, sperimentando, scoprirle per conto nostro, ma solo collezionandole tutte avremo il quadro completo, compresa una preziosissima mappa del mondo di gioco.

La cosa simpatica è che queste pagine sono disegnate e presentare proprio come se fossero il manuale cartaceo che una volta si vendeva allegato alla copia fisica del gioco (come nei giochi delle vecchie Playstation 1 e 2, il SuperNintendo o il Nintendo 64). Un arte perduta nell’era attuale dei giochi scaricati online.

Probabilmente questo fatto smuove il cuore dei vecchi videogiocatori come me e potrebbe non essere un dettaglio così rilevante per qualcuno che ancora non ha capelli bianchi in testa. Ma comunque è sfruttata come meccanica di gioco e questo lo rende ben integrato nel gameplay.

Tutto questo, unito a una composizione veramente accorta della struttura delle zone di gioco e del mondo in generale rende l’esplorazione un vero piacere, probabilmente il comparto più forte del titolo. Al di là dei manuale ci sono un sacco di oggetti e passaggi segreti da scovare e sono tutti nascosti e disposti con astuzia sparsi in ogni antro. Questo gioco è colmo di segreti e tesori fino a scoppiare. Questo, unito a una buona varietà nell’aspetto del mondo di gioco e i vai metodi per navigarlo, dà una sensazione di scoperta che potrei definire… alla “Indiana Jones”.

Passando allo stile e alla grafica. Il look si mostra pulito, con elementi scenici ben definiti anche se stilizzati in senso geometrico. Ciò che mi ha stupito è lo sfruttamento delle fonti di luce e riflessi per rendere tutti gli ambienti più vitali e suggestivi, nonostante lo stile visivo minimalista. Dal momento che di solito non avremo troppe informazioni riguardo al mondo che ci circonda, questo è necessario per darci modo di distinguere vari particolari, memorizzarli facilmente magari per poterli comprendere meglio dopo.

La colonna sonora fa il suo lavoro, per la maggior parte molto rilassante, con aumenti di ritmo per le boss-fight e variazioni più intense per le zone più misteriose e importanti. Tutto sommato devo dire, mi piace molto. E’ questione di gusti, forse alcuni preferiscono un tono più cupo o avventuroso per un gioco simile. E ideale da mettere come sottofondo per lavorare a casa o studiare. E’ un bene che sia così perché potremo trovarci a doverla ascoltare a lungo durante lunghe sessioni di esplorazione per scovare ogni segreto che questo gioco nasconde.

Se vogliamo parlare di difetti concreti (tecnici o di gameplay), Tunic, di fatto, non ne ha. Quello che vuole farlo riesce a farlo. L’unica cosa è che, nonostante sia ben strutturato, sfrutti il suo sistema per rafforzare la sua atmosfera e il suo stile, non porta davvero niente di nuovo sul piatto. E’ un buon gioco di avventura, certo, ma ogni singola meccanica è comunque qualcosa già vista da un altra parte, anche se eseguita alla perfezione. E’ un mix Zelda-Dark Souls e se avete già giocato a questi titoli è facile additare da dove viene quello o quell’altro elemento. Forse Tunic poteva osare di più in qualche altro comparto? Possibile. Ma per essere un progetto lanciato e completato da un singolo sviluppatore, con una visione chiara e precisa in testa, tanto basta.

Francesco Viglione

RASSEGNA PANORAMICA
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Appassionato di cinema, teatro, serie televisive e videogiochi fin da quando ha memoria diplomato alla Scuola Holden di Torino, il suo percorso di studi spazia dalla drammaturgia teatrale alla sceneggiatura, passando per la narrativa tradizionale.
Tunic è un titolo che và sul classico e presenta alcune trovate intelligenti per rendere l'esperienza più frizzante. E' sicuramente un titolo ben realizzato, è rilassante da giocare e fa del senso di avventura e di esplorazione il suo punto cardine. E' una piccola perla adatta a tutte le età da provare sia se vi piace il genere sia se siete nuovi dell'ambiente, essendo un titolo tranquillamente accessibile per chiunque.recensione-tunic-l-avventura-a-visuale-isometrica-che-con-semplicita-smuove-il-cuore-dei-vecchi-videogiocatori