Dopo oltre sessant’anni di carriera e una discografia che ha attraversato epoche e rivoluzioni musicali, Patty Pravo torna con “Opera”, il suo ventinovesimo album in studio. Un progetto che mette insieme alcuni tra gli autori più interessanti della scena italiana, da Giuliano Sangiorgi a Serena Brancale, passando per Morgan, Francesco Bianconi, Raphael Gualazzi e molti altri.
Prodotto da Taketo Gohara, il disco si muove tra orchestrazioni eleganti, cantautorato e atmosfere pop raffinate. Non è un album costruito per lo streaming o per inseguire l’hit facile: è piuttosto un lavoro artistico, quasi teatrale, che mette al centro l’interpretazione e la visione di Patty Pravo.
Un disco che non rincorre il passato
È difficile immaginare che un nuovo lavoro possa superare o anche solo raggiungere il peso di canzoni entrate nella storia come “La bambola”, o brani più recenti ma ormai iconici come “Il vento e le rose” o “L’immenso”.
“Opera” non prova nemmeno a farlo. E probabilmente è proprio questa la sua forza.
Il disco non rincorre il passato glorioso dell’artista ma sceglie una strada diversa: quella della maturità e della ricerca, dove conta più l’atmosfera complessiva che il singolo brano destinato a dominare le classifiche.
Track by track
Opera
Il brano che dà il titolo al disco, scritto da Giovanni Caccamo, apre l’album con un tono solenne. È quasi un manifesto artistico: orchestrazioni ampie, parole che evocano sogno e identità, e una Patty Pravo che si muove tra poesia e teatralità.
Oggi piove
Con la firma di Pierpaolo Capovilla, il brano introduce un’atmosfera più rock e malinconica. Il racconto di un amore complicato si intreccia con immagini urbane e una scrittura piuttosto cinematografica.
Noi due
Una ballata elegante costruita su pianoforte e arrangiamento orchestrale. Qui emerge la dimensione più classica dell’interprete: una canzone sulla fine di una relazione raccontata con misura e malinconia.
Maledetta verità
Scritta da Raphael Gualazzi, è uno dei momenti più sofisticati del disco. Il brano gioca su armonie ricercate e su un clima emotivo sospeso tra libertà e rimpianto.
L’amore impertinente
Con la firma di Giuliano Sangiorgi, questa traccia porta una ventata più contemporanea. Il testo parla di autonomia e libertà emotiva: “le regole del gioco le scrivo tutte io” suona come una dichiarazione d’indipendenza.
L’equilibrio
Una canzone introspettiva che riflette sulla ricerca della felicità e sulla fragilità dei rapporti umani. Musicalmente è uno dei brani più delicati del disco.
Foto nella mailbox
La penna di Morgan si riconosce subito: immagini surreali, nostalgia digitale e un racconto della fine di una relazione attraverso piccoli dettagli quotidiani.
Ho provato tutto
Firmata da Francesco Bianconi, è forse il brano più intenso del disco. Una confessione esistenziale che sembra riassumere l’intera vita artistica di Patty Pravo: senza rimpianti, con la consapevolezza di aver vissuto ogni esperienza fino in fondo.
Cosa vuoi che sia
Tra gli autori compare Serena Brancale, e il brano ha una leggerezza più pop rispetto ad altri momenti dell’album. Qui l’amore torna come possibilità, non come ferita.
Ratatan
Una traccia dal gusto vintage che richiama volutamente le atmosfere beat degli anni Sessanta. Un piccolo gioco nostalgico che strizza l’occhio alle origini artistiche di Patty Pravo.
L’isola
Il disco si chiude con una ballata melodica sospesa e malinconica. Un finale quasi contemplativo che lascia l’ascoltatore tra domande e silenzi.
Il valore del rischio
Se “Opera” non contiene il brano destinato a diventare un nuovo classico della carriera di Patty Pravo, merita comunque attenzione per il coraggio artistico che rappresenta.
A oltre sessant’anni dall’inizio della sua carriera, l’artista continua a mettersi in gioco con autori contemporanei, evitando la nostalgia e scegliendo ancora la strada della ricerca.
Ed è proprio questo il gesto più significativo del disco.
Il verdetto
“Opera” non è il disco che ridefinirà la carriera di Patty Pravo, ma è un lavoro elegante e coerente, capace di raccontare un’artista che non ha mai smesso di cercare nuove forme espressive.
In un panorama musicale dominato dalla velocità e dalle formule facili, la sua libertà artistica resta un atto quasi rivoluzionario.
Voto: 4/5.





