Recensione, “Next to normal” al STM Studio. Non è un musical: è una ferita aperta (e Milano la guarda negli occhi)

Al Teatro degli Arcimboldi di Milano non si entra sempre per distrarsi. A volte si entra per restare dentro una storia che graffia e costringe a guardarsi. È ciò che accade con Next to Normal, in scena nello spazio raccolto dell’STM Studio fino al 15 marzo.

Il musical firmato da Tom Kitt e Brian Yorkey, vincitore di 3 Tony Awards e del Premio Pulitzer, torna a Milano in una versione italiana curata da Andrea Ascari, con adattamento di Marco Iacomelli e regia di Costanza Filaroni. La scelta di uno spazio immersivo cambia radicalmente la percezione: niente distanza tra attori e spettatori, meno di cento posti, una vicinanza che rende impossibile restare neutrali.

Una famiglia normale, fino a quando smette di esserlo

Al centro della vicenda ci sono i Goodman, famiglia americana solo in apparenza ordinaria. Diana convive con un disturbo bipolare nato da un lutto mai elaborato: parla con il figlio morto sedici anni prima, lo vede crescere, lo sente vivo. Il marito Dan tenta di tenere insieme i frammenti della quotidianità, mentre la figlia Natalie scivola nella fragilità e nelle dipendenze, travolta da un dolore che non trova parole.

Lo spettacolo affronta senza filtri la malattia mentale, il peso del lutto, l’uso di psicofarmaci, le terapie estreme come l’elettroshock, il rischio del suicidio e l’isolamento emotivo che travolge un’intera famiglia. Non c’è retorica, non c’è protezione narrativa: solo una verità emotiva difficile da evitare.

Una scena bianca che diventa la mente

La scenografia è una cucina completamente bianca, quasi clinica: tavolo, sedie, pochi oggetti. Un ordine apparente che contrasta con il caos interiore dei personaggi. Il pavimento segnato da parole incomprensibili suggerisce il disordine mentale che attraversa la famiglia.

La vicinanza fisica amplifica ogni gesto, ogni respiro, ogni silenzio.

Musica intensa, interpretazioni che restano addosso

La struttura musicale è continua, con poco parlato e forte coralità. In alcuni passaggi la musica sovrasta le voci, ma l’impatto emotivo resta potente.

Gaia Carmagnani costruisce una Diana intensa, fragile e magnetica.
Giuseppe Verzicco restituisce con credibilità il dolore silenzioso di un marito che non vuole arrendersi.

L’ensemble sostiene con solidità una partitura complessa ed emotivamente esigente.

Giovani in platea, silenzio vero in sala

Colpisce la presenza di un pubblico giovane, attento e partecipe. Gli applausi finali sono lunghi e sinceri: segno che questa storia intercetta una sensibilità contemporanea e un bisogno reale di raccontare la salute mentale senza filtri.

Next to Normal non consola, non addolcisce, non semplifica. Racconta la fragilità umana e il tentativo ostinato di vivere, nonostante tutto, una vita quasi normale.

Voto: 9

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