RECENSIONE : L’italiano medio di Maccio Capatonda

Ironico, divertente e non-sense questi sono i tre aggettivi che descrivono questo film. Rimane sulla stessa linea della serie Mario – Una serie di Maccio Capatonda (2013), stessi attori, stesso modo di fare, ma con una trama un po’ diversa.

Qui Capatonda prende in giro, come è solito fare, la società moderna, dove tutti sembrano pecore che seguono il gregge. Tutti presi dai loro telefonini e dalla tv, dimenticandosi i temi importanti come l’ambiente che sarà l’ossessione del protagonista nel film.

Maccio interpreta i panni di Giulio Verme, un uomo che non riesce ad omologarsi alla comunità e per questo sarà incompreso da tutti, in primis dai suoi genitori troppo occupati a vedere i reality in tv per dedicarsi a lui.

Lamentandosi continuamente incrina anche il rapporto con la sua fidanzata la quale gli suggerisce di agire per cambiare il mondo. Così si unisce a un associazione ambientalista, i “Mobbasta”, che protesta contro la demolizione del parco cittadino. Ma questa protesta pacifica non verrà ascoltata da nessuno e lo farà diventare ancora più depresso. Poi per fortuna o per sfortuna, incontra un suo vecchio amico che gli propone una strana soluzione: una pillola che gli fa usare solamente il 2% del suo cervello, invece che il 20%. In questo modo riuscirà a comportarsi come l’italiano medio, non prestando più attenzione all’ambiente, ma pensando solo a donne e tv. Per varie vicissitudini diventerà anche un concorrente della trasmissione “MasterVip”.

Capatonda interpreta egregiamente due opposti, da una parte il vegano, ambientalista, pelato, stressato per non riuscire a cambiare il mondo e dall’altra il capellone, menefreghista e nullafacente.

Vengono ripresi molti cliché e film come appunto Limitless o Fight Club, rivisitati in chiave ironica che lo fanno rimanere comunque un film originale.

Laura Giunchi