Recensione: “La favorita” al cinema Emma Stone e Rachel Weisz raccontano gli scandali della Corona Inglese

Presentato al Festival di Venezia, il 24 gennaio uscirà nelle Sale italiane il film diretto dal regista Yorgos Lanthimos, “La Favorita”, una deliziosa commedia d’epoca dal sapore macabro ed esilarante.
Intrighi, manipolazioni e gelosie, sono gli elementi che caratterizzano la corte di Anna Stuart, la sovrana che regnò nell’Inghilterra del XVIII secolo.

La regina tormentata dalla gotta, dall’autocommiserazione e da pensieri suicidi, funziona come l’ipotenusa di un triangolo erotico e politico, le cui altre gambe sono Sarah Churchill (Rachel Weisz) ed Abigail Masham (Emma Stone).
Lady Sarah è una donna impavida e risoluta, che schiera ogni astuzia sessuale ed emotiva per mantenere la monarca co-dipendente dalle sue cure e dalle sue volontà.
Su consiglio di Madame Churchill, la regina considera di raddoppiare le tasse fondiarie per finanziare la guerra contro la Francia, ove il marito di Sarah, il duca di Marlborough (Mark Gratiss), sta già segnando numerose vittorie. Il capo dell’opposizione, Robert Harley (Nicholas Hoult), paventando il pericolo di bancarotta per l’intera nazione, chiede alla sovrana un trattato di pace al fine di risparmiare vite e denaro.
A questo entourage si aggiunge Abigail, cugina squattrinata di Sarah, venduta dal proprio padre durante una partita a carte.
La ragazza si presenta a corte coperta di fango e di segrete ambizioni, rivelando formidabili abilità manipolatorie e psicologiche.
Sarah, mossa da un misto di pietà e ingenuità, accoglie la cugina concedendole di lavorare come domestica nelle cucine del Palazzo ma la conoscenza delle erbe medicinali, efficaci ad alleviare i dolori di sua Maestà, consentirà ad Abigail di scalare rapidamente le fila dei servi e spodestare Sarah nel ruolo di amante e consigliera politica della regina.
Se sono a dir poco eccezionali le interpretazioni di Rachel Weisz, che incarna abilmente la risolutezza d’acciaio di Lady Sarah, e quella di Emma Stone, nei panni della cinica e spregiudicata Abigail, Olivia Colman è letteralmente sublime nel ruolo dell’isterica e ansiosa sovrana d’Inghilterra. Con una prova di grande recitazione che le vale il Golden Globe come miglior attrice femminile per il suddetto film, Colman riesce ad esprimere tutta la complessità e tristezza di una regina resa infantile da una vita di continua manipolazione emotiva.

Il direttore della fotografia, Robbie Ryan, illumina la scena con una luce caravaggesca e utilizza obbiettivi quadrangolari per allungare e deformare un mondo che è in parte sogno ed in parte incubo. La sceneggiatura di Deborah Davis e Tony Mcnamara è arguta, dinamica e politicamente scorretta.
Per niente anacronistico, il film in costume di Lanthimos, si rivela crudelmente contemporaneo nel suo groviglio di astuzie ed ego femminili, dove per una volta le macchinazioni politiche degli uomini affiorano solo come mere trame di sottofondo. Gli abiti sfarzosi sono al confine tra la raffinatezza settecentesca e l’haute-couture del XXI secolo mentre la colonna sonora oscilla tra lussureggianti tensioni di Handel, Purcell e Vivaldi, creando un’atmosfera inquieta, divertita, in un finale inaspettatamente commovente e macabro.

Valentina Corasaniti