Recensione: “La casa di Jack” Lars Von Trier torna a traumatizzare il pubblico con un film vietato ai minori

Cinque anni dopo aver sconvolto il mondo con “Nymphomaniac”, Lars Von Trier torna a traumatizzare il pubblico con il suo “La casa di Jack”.

Per i personaggi principali de “La casa di jack“, Lars von Trier ha raccolto un impressionante cast internazionale. Matt Dillon è il protagonista, il serial killer Jack e, accanto a lui, Bruno Ganz interpreta il misterioso Virgilio, che sfida ed esplora il flusso di coscienza di Jack attraverso un dialogo ricorrente. Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl e Riley Keough sono le sfortunate donne che incontrano Jack
sulla loro strada.

La casa di Jack” segue la storia, di Jack: ingegnere e serial killer con tendenze ossessivo compulsive che cerca di costruire la casa perfetta. Le sue vicende si dividono in cinque atti, chiamati all’interno del film incidenti, più un epilogo. Sequenze durante le quali vedremo le azioni di Jack e assisteremo a dei curiosi dialoghi tra di lui e un misterioso interlocutore.
Si può dire che questo sia una sorta di testamento di Von Trier e probabilmente il suo film più particolare e forse, anche il più inutile per chi lo guarderà. Non sembra neanche un film vero e proprio, ma sembra più un voler raccontare cosa è passato nella sua mente per tutti questi anni: una serie di suggestioni che lo hanno portato a realizzare film indimenticabili che hanno scandalizzato il pubblico. Infatti, almeno un terzo dei 155 minuti della pellicola è stata riempita di immagini di quadri, video riguardanti l’arte e riferimentistorici, che fanno sembrare la produzione più uno strano documentario che un film.

In questi video, troviamo Jack e il suo interlocutore discutere del significato dell’arte. O meglio, cosa è l’arte per Lars Von Trier. E cos’è quindi, se non il continuo cercare la perfezione sguazzando in un oceano di inferiorità e impurezza che è il genere umano, fino a diventare il dio di sé stessi? Ma a discapito del raggiungimento della perfezione ciò che si perde è la propria sanità mentale. Il finale è l’unica parte in cui si vede la maestosità visiva e scenica di Lars Von Trier, al contrario del resto del film, si presenta con una regia che sembra uscita direttamente dagli anni ’90: molto mossa e con zoom in e zoom out.

Il film è molto violento e macabro, ma in modo così estremizzato da non provocare terrore o turbamenti, forse solo un accenno di disgusto in qualche scena. Anzi, a tratti riesce a essere persino divertente trasformandosi quasi in una commedia nera, grazie al surrealismo delle situazioni che si vengono a creare.
La casa di Jack, non è né un brutto film né un bel film, anzi ad essere onesti non è neanche un film, forse, avrebbe funzionato di più se scritto in forma di libro, che come pellicola cinematografica e proprio perché costruito come un’opera d’arte: come l’arte per essere capita deve essere vissuta e studiata, attentamente e a lungo. Il film comunque, pur con tutti i limiti tiene incollati allo schermo per l’interesse nel vedere dove andrà a parare la mente del regista e per scoprire cosa succederà a Jack.

Francesco Curti