Recensione: “Il Giovane Karl Marx” al cinema i vent’anni del teorico del comunismo

Attingendo dalla mia storia personale e dalla mia prospettiva particolare, mi sono preso la libertà, insieme a Pascal Bonitzer (co-sceneggiatore), di occuparmi del “Giovane Karl Marx”, di scavare a fondo dentro la genesi della sua opera monumentale”.

Così dichiara Raoul Peck, regista, sceneggiatore e produttore de Il Giovane Karl Marx, l’ultimo film sul celeberrimo pensatore tedesco e presente nelle sale italiane dallo scorso 5 aprile.


La pellicola si svolge tra il 1843 e il 1848, anni di grande sconvolgimento politico in Europa e di grande cambiamento nella vita privata di Karl, che all’inizio della vicenda si trova nel suo venticinquesimo anno di vita. Per espressa volontà degli sceneggiatori, il film è stato scritto attingendo da fonti primarie e non da biografie scritte da altri, cercando in questo modo di offrire un’immagine quanto più fedele possibile all’originale. Il prodotto finale è un lungometraggio costato sei anni di lavoro di ricerca che è un’immagine non romanzata, ma aderente alla vita e alla personalità di Marx.

Partendo dalla Prussia del ’43, lo spettatore segue l’evoluzione della teoria marxiana sin da prima della sua genesi alla redazione del volume teorico fondamentale, Manifesto del Partito Comunista. Fondamentale per questo obiettivo è l’incontro con Frederich Engels, figlio ribelle di un ricco proprietario di numerose fabbriche tessili con sede centrale a Manchester. L’intento del film è quello di “ricreare l’atmosfera – la frenetica realtà di un’epoca – per far meglio immergere il pubblico nell’Europa degli anni Quaranta dell’Ottocento”, continua il regista. Non c’è, infatti, un solo protagonista in questa pellicola, ma una serie di comprimari: i giovani Karl e Jenny Marx (Vicky Krieps), fuggita dalle sue origini nobili per amore del marito e della loro ideologia comune, Engels e tutta la società attorno a loro, sia rappresentata da intellettuali del calibro di Proudhon (Olivier Gourmet) o Weitling (Alexander Scheer), sia dagli operai in fermento rappresentati dalla dipendente e poi moglie di Engels, la combattiva Mary Burns (Hannah Steele).

La storia molto umana della gioventù di Marx e del suo rapporto di parità intellettuale con la moglie Jenny e l’amico Engels mostra allo spettatore le vicissitudini materiali che hanno fatto da retroscena ai tentativi di trovare un posto nel mondo ottocentesco, il quale verrà consacrato dall’uscita del Manifesto. Lo scopo di Karl e Frederich è chiaro: scrivere una teoria rivoluzionaria che sconvolgesse i rapporti di potere tra operai e padroni, per liberare i primi dalla dittatura imposta dalla necessità di percepire un magro stipendio per mantenere le proprie famiglie.

A duecento anni dalla nascita di Marx e a centosettanta dalla pubblicazione del Manifesto, questa pellicola riesce bene nell’intento di proporre un’immagine differente del filosofo tedesco, con una barba ancora scura e un rapporto di parità con sua moglie invece che il signore canuto e burbero degli anni de Il Capitale. Il rischio è quello di essere, in alcuni momenti, un film non più solo biografico ma didascalico, perdendosi nella riproduzione fedele dei fatti senza lasciare alcuno spazio all’immaginazione. Sicuramente positivo è il tentativo (riuscito) di separare la figura di Marx da quella dello “spettro comunista”, una bandiera rossa che ha in qualche modo demonizzato e relegato il filosofo agli amanti del genere. In ogni caso Il Giovane Karl Marx è una pellicola efficace e interessante che dà la possibilità allo spettatore di interessarsi alle sue vicende e lo lascia con la voglia di saperne di più sulla creazione di un’ideologia così rivoluzionaria come quella comunista, senza mai risultare un film di propaganda.

Alessia Gasparini