Recensione: ecco tutti i segreti di “Nomadland” il film di Chloe Zhao candidato all’oscar che racconta la storia di una vita “libera” on the road

Chloé Zhao è una giovane artista cinese che si muove all’interno dell’ambiente cinematografico statunitense in senso ampio: la donna ha scritto, diretto, prodotto e montato quasi tutti i suoi lungometraggi (a parte “The Rider”, montato da un elemento esterno), con l’assistenza del compagno alla fotografia. La coppia ha realizzato due film prima di girare “, ma nessuno dei due ha ricevuto l’accoglienza di quest’ultimo, sebbene “Songs My Brother Taught Me” è stato nominato per qualche premio maggiore come miglior film indipendente a Cannes e “The Rider” ne abbia perfino vinto qualcuno. La storia, che vede come protagonista Frances McDormand, racconta delle tribolazioni di Fern, una donna che dopo la morte del marito e la perdita di lavoro e casa a causa del crollo bancario avvenuto nel 2008, decide di lasciare la quotidianità a cui è abituata per avventurarsi in giro per l’America su un furgoncino adibito ad abitazione e seguire i consigli di Bob Wells per vivere come una nomade, senza alcun attaccamento materiale.

Con questa storia la regista ci trasporta attraverso un’America selvaggia, velata da un filtro di romanticismo che solo una regia estremamente naturalistica e trasparente come quella che vediamo riprodotta sullo schermo può restituire. L’atmosfera che rimanda con i suoi toni bui e freddi è tanto espansiva quanto familiare. Molte riprese, infatti, sono caratterizzate dalla luce fredda che contraddistingue la mezz’ora che segue al tramonto, proprio prima che il giorno ceda il passo alla notte e il buio nasconda ogni figura.

Il soggetto della storia è tratto dal libro omonimo della giornalista americana Jessica Burden, che segue il pellegrinaggio di tre vagabondi, Bob Wells, Linda May e Charlene Swankie, che nel film fanno delle apparizioni in veste di se stessi per regalare una maggior aria di realismo all’intera storia. Proprio questo senso di realtà rarefatta dagli ampi spazi aperti in cui il film è girato, che rimandano a luoghi surreali, da favola, restituiscono un’aria nostalgica, che riporta a un tempo perduto, fatto di cose semplici.

La pellicola ha già ricevuto il premio come miglior film drammatico ai Golden Globe e ha buone possibilità di ricevere anche il premio a miglior film agli Oscar che si terranno la prossima domenica.

Valentina Iacone