Recensione: “Death’s Door” un design semplice ed un piccolo eroe per una grande avventura

Di tutti i titoli dell’E3 che ci eravamo ripromessi di tenere d’occhio, Death’s Door è il primo che, quasi a sorpresa, ha fatto irruzione su Steam. Il trailer aveva colpito per l’artstyle accattivante e un gamplay serrato. Vediamo come è andata.

Death’s Door viene presentato come un souls-like/medroidvania (su questa definizione ci torneremo più tardi) sviluppato dalla Acid Nerve e lanciato sul mercato il 20 luglio di quest’anno. Iniziamo con la storia. In Death’s Door vestiamo i panni un piccolo corvo (non ha un nome specifico) che lavora come “reaper” (inteso come “mietitore”. Si insomma: siamo La Morte) per un agenzia che si occupa di recuperare le anime dei morti. Solo che in questo settore, alcune creature non sono molto felici di passare a miglior vita, e qui entriamo in gioco noi: il nostro lavoro consiste nell’entrare nel mondo dei vivi, terminare a forza chiunque sia così testardo da voler opporsi all’Inevitabile, recuperare la sua anima e riportarla al nostro quartier generale. Detto così sembra tutto molto epico e importante, ma la realtà in Death’s Door è ben diversa. All’inizio del gioco il nostro piccolo protagonista arriva al quartier generale dell’oltretomba in autobus, passa una guardia all’ingresso svogliata, timbra il cartellino e si prepara a un altra giornata tra pratiche, documenti, scrivanie e consegne.

Questo sarà il punto di partenza della nostra avventura. Come ogni classico (useremo questa parola spesso) viaggio dell’eroe il punto di partenza sarà un mondo ordinario che più ordinario non si può. Il nostro ufficio, che ci servirà anche come hub principale dove potremo potenziare le nostre statistiche e accedere ai checkpoint tra un livello e l’altro, è grigio, noioso, pieno di pile di scartoffie, con un capo reparto irritante e colleghi pigri. Quindi saremo subito inviati nel regno dei vivi per ritirare l’ennesima anima e riportarla alla base e questo sarà il catalizzatore che darà il via alla nostra avventura, dal momento che ritirare quest’anima sarà molto più lungo e difficile del previsto. Dovremo affrontare orde di nemici, epiche bossfight, trappole, risolvere puzzle, percorrere dungeons e incontrare svariati personaggi bizzarri.

Per la storia non c’è molto altro da dire. Death’s Door non promette niente di innovativo, nessuno sconvolgente plot twist e nessuno schema complicato atto a sconvolgere le nostre aspettative. Siamo un piccolo eroe e questa è la nostra grande avventura e tanto basta. Si attiene al classico e lo esegue da manuale, i personaggi sono simpatici e dal design divertente, le ambientazioni e i livelli sono belli da vedere e divertenti da esplorare. E questo ci porta al secondo punto: grafica e stile.

Il primo punto in cui Death’s Door brilla veramente è la grafica e il design. Dopo il grigio dell’introduzione veniamo subito stupiti da un mondo ricco di colori e dettagli. La visuale isometrica resa in 3D dà uno splendido tono fiabesco. i livelli di gioco non sono così tanti, ma ognuno ha il suo stile, le sue caratteristiche, la sua architettura e varie opzioni di interazione. Death’s Door si distingue per la cura e la pulizia di ogni aspetto di questo titolo. La colonna sonora si sposa bene con gli ambienti e il tutto trasmette la giusta sensazione. In ogni momento di Death’s Door saremo immersi nel livello: dagli spazi aperti di un vasto giardino, un dungeon in penombra con trappole e fornaci o un castello stregato. Tutta roba già vista altrove, certo, ma Death’s Door riesce a meravigliare ugualmente con la mera forza dell’atmosfera di gioco.

Passiamo al Gameplay: Death’s Door utilizza un sistema di combattimento che ricalca Zelda con giusto una leggera spolverata di Dark Souls. Il nostro protagonista non ha una barra della vita molto estesa e anche se nel corso della nostra avventura potremo allungarla, stare fermi e prendere danno non è una vera opzione, quindi le regole sono: schivare, colpire e schivare ancora. Abbiamo anche la possibilità di riflettere gli attacchi a distanza dei nostri nemici e utilizzare i nostri di attacchi a distanza, ognuno dei quali consumerà una sezione delle barra posta subito sotto quella della nostra salute (credo che potremmo definirla “barra del mana”). Man mano che sconfiggeremo boss e nemici accumuleremo “anime” che potremo spendere al quartier generale per incrementare le quattro statistiche che definiscono le prestazioni del nostro piccolo eroe: velocità di attacco, di movimento, forza del nostro attacco in mischia e a distanza.

Come vuole la tradizione per i giochi di questo genere, nel corso della nostra avventura acquisiremo nuovi poteri che dovranno essere usati per superare i puzzle che ostacolano il nostro cammino e accedere ad aree segrete per sbloccare nuove armi, anime extra e un po’ di collezionabili.

Naturalmente alla fine di ogni livello ci sarà ad attenderci un boss grosso e cattivo che dovremo sconfiggere prima di poter procedere, ma ci sono anche dei mini-boss opzionali e, di tanto in tanto, saremo segregati in un arena dove un manipolo di nemici più numeroso e organizzato del normale ci verrà addosso ad ondate.

Il combattimento è fluido, rapido, efficace e serrato. Il sistema di attacchi, movimento e schivate funziona esattamente come dovrebbe e potremo anche sfruttare alcuni elementi dell’ambiente, come i classici barili esplosivi, trappole che si ritorcono contro i nostri nemici oppure spingerli oltre il bordo e farli cadere nel vuoto.

E questo in realtà è tutto quello che c’è da dire su Death’s Door. Non c’è niente di più di quello che offre, ma tutto quello che offre funziona alla perfezione. Non c’è poi tutta questa varietà nel combattimento (cinque armi in totale e quattro “poteri”, uno dei quali è il nostro attacco a distanza iniziale), i puzzle non sono complicati e non vi capiterà mai di perdervi per un livello e chiedervi come procedere. Death’s Door sceglie di fare tutto “da manuale” e ci riesce.

C’è una particolare accortezza e cura in questo titolo e dal punto di vista tecnico è impeccabile (non ho nessun crash o bug da riportare). La difficoltà di gioco è accessibile e nel complesso non vi consumerà tante ore di gioco, solo il giusto.

Molti lo definisco un souls-like, ma a me mi sembra una definizione fuorviante: come ho detto la complessità del titolo è accessibile a chiunque e il gioco non punisce i nostri fallimenti più di tanto: solo il buon vecchio morto-riparti dal checkpoint, senza nessun altra penalità. E’ vero che Death’s Door strizza l’occhio alla saga di Dark Souls con citazioni e ammiccamenti ma se cercate un titolo che vi faccia respirare quel tipo di genere allora rimarrete delusi. E’ molto più vicino alla saga di Zelda della Nintendo con elmenti classici dei Medroidvania (esplorazione, aree segrete inizialmente precluse e successivamente sbloccabili) e la quantità limitata di opzioni per personalizzare il nostro stile di gioco non offre molta rigiocabilità. Alla fine non credo ci sia un modo migliore o peggiore per affrontare la nostra avventura.

Death’s Door è il tipo di gioco che un giocatore alle prime armi sarebbe felice di trovarsi sotto l’albero di natale. Se per caso avete un nipotino appassionato di videogiochi ma ritenete che non abbia ancora l’età per far esplodere i cervelli a colpi di fucile a pompa o per fare a pezzi orde di zombie con una motosega, Death’s Door è una scelta perfetta (non fatevi intimorire dal titolo).

Per i vecchi veterani come il sottoscritto Death’s Door vale comunque il prezzo dell’acquisto: non porterà via molto tempo e non rappresenta una sfida da far distruggere i tasti ma riesce comunque a risvegliare quel senso di avventura e intraprendenza che spinge ad andare avanti, livello dopo livello e boss dopo boss, anche solo per avere la soddisfazione di arrivare in cima alla vetta. E anche se il gioco avrebbe solo da beneficiare in una varietà più ampia di opzioni per il nostro personaggio, in fin dei conti và bene così. Il classico fatto come si deve và bene, non serve tentare sempre di reinventare la ruota e Death’s Door non pretende di essere quello che non è. E Death’s Door non è altro che un piccolo Eroe alle prese con la sua Grande Avventura.

Francesco Viglione

RASSEGNA PANORAMICA
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Appassionato di cinema, teatro, serie televisive e videogiochi fin da quando ha memoria diplomato alla Scuola Holden di Torino, il suo percorso di studi spazia dalla drammaturgia teatrale alla sceneggiatura, passando per la narrativa tradizionale.