RECENSIONE: Cruelty Squad è un’allucinante esperienza videoludica retrò, surrealista ed ipnotica. Ecco tutti i segreti da scoprire per goderselo al meglio

Cruelty Squad è uno sparatutto tattico sviluppato dalla Consumer Softproducts (uno studio finlandese). Per prima cosa mi viene da dire: in Cruelty Squad non c’è niente di “normale”. Solo a guardare le schermate di gioco sulla pagina Steam vi farà pensare non a un prodotto videoludico ma agli effetti collaterali di qualche farmaco sperimentale a base di LSD.

Partiamo dal setting: In Cruelty Squad vestiamo i panni di un sicario senza nome impiegato dalla Cruelty Squad, un azienda sussidiaria che si occupa di compiere il “lavoro sporco” per conto delle grandi aziende che controllano il mondo. Cruelty Squad è ambientato in un futuro (non è mai menzionata una data specifica) dove il mondo è controllato da multinazionali, megacorporazioni e conglomerati aziendali vari. Il tutto và a comporre una malata distopia turbo-capitalista dove tutti sono schiavi di un sistema fuori controllo, in balia delle quotazioni di borsa e completamente desensibilizzato verso ogni concetto di empatia, umanità o diritti civili.

Ma se pensate che essere un sicario al soldo delle gradi corporazioni vi collochi automaticamente nella fascia alta e privilegiata, pensateci meglio. Non siamo assassini ricercati professionisti, siamo solo un altra pedina sacrificabile in un mondo malato. Avete presente Uber Car? Ecco: la Cruelty Squad (intesa come l’azienda per cui il nostro personaggio lavora) è praticamente la stessa cosa, ma per l’omicidio su commissione. In Cruelty Squad non siamo un eroe in marcia per scardinare un sistema ingiusto usando la mera forza del nostro carisma, della nostra voce sensuale, del nostro passato drammatico e del nostro parthner supersexy (con cui avremo una scontata ma intensa storia d’amore). In Cruelty Squad siamo un ingranaggio di un sistema che se ne sbatte di noi, non abbiamo amici, la continua violenza ci ha reso completamente insensibili e siamo sempre alla rincorsa della prossima busta paga per pagare l’affitto del nostro appartamento e l’ultima volta che siamo stati in missione abbiamo (probabilmente) massacrato l’intero reparto contabilità di un azienda della quale non sappiamo nemmeno il nome solo per sentire qualcosa.

Veniamo alla grafica e allo stile. Come descriverla… okay: immaginate la grafica del primo Half-Life (1998) con una palette di colori senza nessun apparente senso logico e scritte e sfondi che sembrano presi a caso pescando tra i desktop di Windows 95. Lo skybox dei livelli varia dallo stile “smog di Pechino” a “nube verde tossica” fino a cose inverosimilmente bizzarre (In un livello il cielo blu scuro è stirato da quattro nuvole nere con una specie di “occhio rosso” al centro di ognuna, non so perché, ma avrei giurato che mi stessero fissando). Il mondo di Cruelty Squad non ha un architettura predefinita o uno stile unico. In un livello siamo in una specie di costruzione che ammicca a un castello medioevale, in un altra siamo in un quartiere con delle bizzarre casette a schiera, in un altro saremo mandati in un edificio che funge da sede di un azienda la cui struttura ricorda una piramide azteca e in un altro saremo catapultati in una base artica. Tra i livelli non c’è alcun tipo di continuità o escalation che dir si voglia e non sapremo mai dove andremo a finire.

L’estetica di Cruelty Squad fa uno strano effetto: E’ assurda, certo, ma non completamente incomprensibile. E’ illogica, ma non priva di coerenza, vi faccio un esempio: immaginate di entrare in una stanza col soffitto ridicolmente alto, un paio di oggetti da un lato, e le pareti a pois multicolore e le finestre viola. Osservando meglio noterete che i due oggetti sono una sedia da ufficio e una scrivania (che magari sembrano usciti da una mostra di arte moderna, a sono pur sempre una sedia e una scrivania) e le finestre viola, se guardate dall’esterno, sono un finto specchio. In conclusione: questo deve essere un ufficio di un dirigente di qualche genere. Detto questo, incontrerete anche zone e livelli che non hanno nessun appiglio alla realtà e sono più vicini alle Scale Infinite di Esher.

Il design dei livelli è qualcosa di altrettanto assurdo quanto interessante. In ogni livello di Cruelty Squad avremo sempre lo stesso obbiettivo: uccidere uno o più bersagli e poi raggiungere l’uscita per completare il livello. Ogni scenario è estremamente aperto e per nulla lineare. A seconda del nostro equipaggiamento e della nostra pura creatività potremo scegliere come completare ogni missione come più ci aggrada. E non è solo una questione del nostro set-up iniziale, perché i livelli di Cruelty Squad sono zeppi di stanze nascoste, passaggi segreti, vie secondarie e possibilità di interazione con l’ambiente (ci sono un mucchio di oggetti che possono essere sfruttati come arma o in altro modo).

Esempio: diciamo che il vostro bersaglio sta tenendo una conferenza in pubblico in un centro commerciale, solo che è protetto da una teca di vetro antiproiettile (aperta solo sul retro e dall’alto) e circondato da guardie del corpo e robot assassini alti tre metri. Vi dirò tutte le opzioni che il sottoscritto ha trovato per completare questa missione:

  1. Lanciarsi in un massacro indiscriminato uccidendo l’esercito personale del bersaglio in questione (usando le mitragliatrici pesanti strappate ai robot alti tre metri, dopo averi distrutti con un lanciamissili), arrivare poi con tutta calma all’entrata sul retro e sparargli senza tante cerimonie.
  2. Far rimbalzare una granata a gas in stile palla da biliardo e centrare l’apertura alta della teca, trasformandola in una camera a gas.
  3. Percorrere l’intero sistema di areazione del centro commerciale per sbucare da una presa d’aria che da un angolazione appena sufficiente per un singolo tiro pulito.
  4. Usare un rampino per superare le guardie del corpo e atterrare (in stile Tarzan) davanti all’entrata sul retro della teca di protezione e avere accesso al bersaglio.
  5. Sfruttare un camuffamento per confondermi tra la folla, uccidere silenziosamente giusto un paio di guardie per poi arrivare tranquillamente alle spalle del bersaglio.
  6. Entrare nel bagno degli uomini, scardinare una toilette dal pavimento e, grazie a un potenziamento che mi permette di saltare molto più in alto del normale, catapultarmi direttamente sopra il poveraccio e ucciderlo con la mera forza di un water tirato a gran velocità grazie a un potenziamento bio-cibernetico che mi permette di lanciare qualsiasi oggetto alla velocità di un proiettile (riguardo ai potenziamenti che potete acquistare e sfruttare in Cruelty Squad per il vostro personaggio ci torneremo in seguito. Vi starete, ovviamente, chiedendo: “ma che bisogno c’è di uccidere un tizio proprio picchiandolo a morte con un cesso scardinato dai bagni di un centro commerciale?” Risposta: “Nessun bisogno, ma è irresistibilmente stupido e divertente”).

Cruelty Squad è assolutamente anarchico per quanto riguardo il modus operandi. Non c’è un modo “corretto” o “canonico” per affrontare una missione. In ogni livello potete spendere un ora e mezza così come una manciata di secondi (Cruelty Squad è un vero parco giochi per gli SpeedRunners, ovvero coloro che cercano di battere un gioco nel minor tempo possibile). Ma i segreti non si limitano semplicemente a nuove strade o passaggi per completare la nostra missione. Qua e là potremo trovare bonus, sbloccare nuove armi, livelli segreti o finire accidentalmente nell’ennesimo sogno/incubo allucinato che gli sviluppatori hanno deciso di piazzare solo per farci venire il mal di testa.

Vorrei puntualizzare, nel caso non fosse già chiaro, che la ragione principale per giocare a Cruelty Squad è che non potremo mai sapere cosa il gioco potrebbe tirarci contro. Trappole, nemici nuovi o livelli segreti, non importa. Potreste camminare tranquillamente per la sala relax del reparto maketing e di colpo ritrovarvi in un dungeon pieno di zombie, venir assaliti da un orda di ratti radioattivi di punto in bianco, scoprire che nel vostro seminterrato è presente un lago di scorie tossiche popolato dai mostri di Cronemberg o finire intrappolati nel Labirinto del Fauno mentre una squadra di SWAT si dà da fare per darvi la caccia. Onestamente non so dire dove terminano le scelte artistiche e iniziano quei momenti in cui il level designer ha semplicemente deciso di perculare il giocatore.

Ogni volta che avvierete Cruelty Squad sarete come Alice nel paese delle Meraviglie. Solo che siete un Alice depressa ma ben armata e nel paese delle meraviglie tutti sono strafatti fino al midollo e il bianconiglio si è rivenduto il suo famoso orologio a cipolla per poter continuare a investire nello Stock Market.

Ma ora concentriamoci sull’aspetto fondamentale di ogni gioco, la vera colonna portante di ogni titolo: il gameplay.

Qualsiasi trovata stilistica di Cruelty Squad non starebbe in piedi se non fosse sostenuta da un gameplay adeguato e divertente, e fortunatamente è così. Partiamo da una meccanica singolare: per ricaricare la nostra arma dobbiamo tenere premuto il tasto destro del mouse e trascinarlo verso il basso, in un movimento che vuole simulare il gesto di ricaricare l’arma. Può sembrare strano e inutilmente innaturale, ma dopo che ci avrete preso la mano diventerà una seconda natura.

Altra cosa è che Cruelty Squad non è Doom né Call of Duty, il che vuol dire che non potremo lanciarci in una folla di nemici senza un piano. Anche al massimo della salute, basteranno si e no tre o quattro colpi per ucciderci, e non siamo così agili da poter evitare in sicurezza i proiettili nemici. Il successo di ogni scontro a fuoco deriva dalla nostra preparazione, dalla nostra consapevolezza riguardo al numero di nemici, dell’ambiente e delle nostre armi ed equipaggiamenti. Se ci ritroviamo in una sparatoria la giusta tattica è cercare al più presto una valida copertura e sporgerci solo quanto basta per piazzare una pallottola ben collocata nel cranio dei nostri nemici oppure farli fuori molto in fretta, prima che possano rispondere al fuoco. In Cruelty Squad un proiettile ben assestato vale più di cento colpi tirati a caso.

Cruelty Squad ha la maggior parte del suo DNA in comune con titoli Immersive-Sim come System Shock o Deus Ex, dove strategia e preparazione valgono tanto quanto riflessi e abilità.

Parliamo brevemente dell’apparato sonoro. Anche qui non c’è soluzione logica che tenga. Ogni livello ha una colonna sonora tutta sua che spazia (apparentemente a caso) da una devastante Techno-Hardcore da rave fino a un motivetto Jingle che starebbe bene in un gioco rilassante come Sim-City o in una pubblicità di assorbenti. Il sonoro in-game è funzionale e altrettanto spanato. Per esempio: tutte le armi hanno un sonoro concreto e definito ma, quando il caricatore dell’arma comincerà a esaurire i colpi, il suono di essa ci arriverà sempre più ovattato e distante, in un chiaro segnale che dovremo cambiare il caricatore. Se nel corso della vostra avventura in Cruelty Squad sentite rumori anormali come un grugnito animalesco, lo scroscio dell’acqua o un respiro affannato, potrebbe trattarsi di una spia per qualche elemento di gioco oppure dell’ennesimo delirio buttato nel calderone dagli sviluppatori per ragioni ignote.

Vale la pena precisare che il sottoscritto ha passato ore e ore sentendo suoni del genere convinto che fossero solo l’ennesimo elemento surreale per poi scoprire che erano, in realtà, indizi per un livello segreto o un qualche altro elemento di gioco. Detto questo a volte quei suoni non volevano dire niente (oppure non l’ho ancora capito, non lo so, richiedetemelo dopo cento ore di gioco).

Parliamo delle armi e dell’equipaggiamento cui potremo usufruire durante le missioni. Per quanto riguarda le armi ci sono i soliti classici: fucili d’assalto, pistole, fucili a pompa, lanciamissili, granate, fucili di precisione, mitragliette, revolver, alcune varianti delle precedenti etc… Ma ci sono anche armi decisamente più originali, per non rovinarvi la sorpresa ve ne dirò due: un lanciagranate a gas corrosivo capace di ridurre ogni brandello di materia organica in poltiglia e una pistola a dardi che spara proiettili capaci di rimescolare il DNA dei nostri bersagli e rivoltarne i corpi come un calzino in mezzo secondo. E siamo solo alla punta dell’iceberg.

Parliamo dei potenziamenti bio-cibernetici: vi ricordate il già citato rampino? Bene. Sapete in cosa consiste tale potenziamento in Cruelty Squad? Consiste in un tratto extra di intestino tenue da usare come una liana. Vi ricordate il potenziamento di salto di cui ho già parlato? Okay. In Cruelty Squad sono degli orifizi collocati sulla pianta dei vostri piedi che usano come propellente per farvi saltare più in alto... un getto di materia fecale. Non sto scherzando.

I potenziamenti in Cruelty Squad sono semplicemente disgustosi. Il genere di tecnologia con cui non vorremmo mai avere a che fare.

Vale la pena citare anche il sistema economico del gioco. Ogni potenziamento, infatti, costa un mucchio di soldi e noi dovremo guadagnarli. Come? Ogni missione ci verrà pagata un tot ma non molto, anzi, quasi niente. Quindi quale è la soluzione migliore per fare montagne di soldi in Cruelty Squad? Semplice: giocare in borsa e commercio di organi. In qualsiasi momento, premendo TAB, potremo aprire l’intero Stock market del mondo di gioco, investire e vendere Azioni di Compagnie varie e comprare e vendere nel mercato internazionale degli organi per trapianto. Come avete detto? “Dove trovo gli organi”? Ma è chiaro: in ogni missione qualsiasi persona è un opportunità per ricavare un fegato, una milza o un cuore da rivendere, che sia di un civile o un nemico. Non preoccupatevi per i civili, in Cruelty Squad non c’è nessuna penalità se fate saltare le cervella alla barista o al passante di turno. Non farete scattare nessun allarme e la polizia non verrà a cercarvi. Non importa niente a nessuno.

Ora, ci sono difetti in questo titolo? Eh… se devo puntare ad alcune critiche ne ho giusto due: per prima cosa, la maggiore, sono i danni da caduta. Ci sono tanti potenziamenti relativi al movimento ma apparentemente in Cruelty Squad fa più male cadere dalle scale che beccarsi un colpo di cannemozze in faccia. Non è un difetto insormontabile, ma doversi regolare con le altezze e capire come atterrare in relativa sicurezza e non ridursi a una macchia sull’asfalto è un altro ostacolo in un gioco che ha già una bella strada davanti a sé per farsi intendere. La seconda è il fatto che alcuni potenziamenti ed equipaggiamenti sono bloccati dietro seccanti barriere finanziarie, ovvero: sono molto costosi. Certo, è vero che fare soldi in Cruelty Squad non è un così grosso problema, ma certi equipaggiamenti sono molto, molto costosi, al punto che mi sembra solo un pretesto per prolungare inutilmente il tempo di gioco costringendo il giocatore a un tedioso processo di “grinding” (immagino che altri giocatori esperti siano capaci di fare immediatamente un mucchio di soldi sfruttando spietatamente lo stock market, teoricamente è possibile, ma anche così mi sembra molto, molto tirata come meccanica di gioco). Vorrei puntare ad altri difetti ma è difficile perché in un titolo del genere la domanda è: dove finisce la creatività e la visione degli sviluppatori e dove cominciano i difetti tecnici? Risposta: non lo so. Sono certo che ci sia spazio per migliorie tecniche ma è anche vero ho incontrato glitch di gioco sfruttabili in maniera talmente efficace che non possono essere un caso, questo gioco è zeppo di regole “non scritte” che possono essere scoperte solo giocandolo.

Tutto questo compone l’atmosfera deprimente e psichedelica che è il mondo di Cruelty Squad. Non intendo scendere nella storia ma vi dirò: se pensate che ci sia una luce alla fine del tunnel la risposta è no, non c’è, Cruelty Squad non è una storia di ribellione. Però Cruelty Squad riesce, a modo suo, a incapsulare quell’atmosfera e quei concetti che tanti altri videogiochi falliscono miseramente nel presentare. Vorrei fare un paragone irriverente con un famoso titolo dei tempi odierni: Cyberpunk 2077, un titolone a tripla A che non lesina su niente.

Cyberpunk pretende di parlare di una società spietata al soldo delle corporazioni dove le persone cedono sempre più pezzi della propria umanità a favore di sgargianti impianti cibernetici. Ma è Cyberpunk una vera distopia fantascientifica? No. Perché? Perché anche se il gioco parla di sé come una distopia, per il giocatore è un utopia. Ogni elemento del gioco è collocato per farci sentire a nostro agio. Gli impianti cibernetici sono, in realtà, una figata pazzesca. Anche se il gioco ne parla come qualcosa atta deformare la nostra umanità, in realtà ci fanno sentire dei fighi assurdi. Che diavolo… la spalla del protagonista di Cyberpunk 2077 è impersonata da un Keanu Reeves in canottiera nera, capelli lunghi, barba incolta e braccio cibernetico argentato. Riuscite a immaginare qualcosa di più sexy? E non importa in quanti filmati lo vediamo agire da “cattivo ragazzo”, non c’è verso di dargli contro. Tutto in Cyberpunk 2077 è glamour, pulito, alla moda, affascinante, sensuale, trendy, bello come un selfie con la nostra girlfriend e allegro come l’evento live di un influencer di TikTok. Cyberpunk 2077 sarà anche un distopia dal punto di vista narrativo, ma nei fatti è un utopia fatta su misura per noi. Nightcity (la città dove si svolgono gli eventi di Cyberpunk 2077) è la nostra ostrica e ci invita gentilmente, senza lesinare sulla pubblicità e gli strip club, a succhiarla fino a quando non saremo soddisfatti.

Cruelty Squad è una vera distopia. E’ resa in maniera psichedelica, astratta, approssimativa, ma è un autentica distopia. E’ spiacevole, nauseante, opprimente, alienante e non che lo dice con personaggi che sciorinano monologhi su come le loro vite sono state distrutte da quel cattivo o quell’altro tizio, ce lo comunica facendoci semplicemente stare in essa.

Vorrei citare una missione di Cruelty Squad in particolare: invece del solito Briefing (che di solito è scritto con lo stesso tono ironico di “Guida Galattica per Autostoppisti”, ovviamente l’intero gioco è colmo di satira fino all’orlo) ci sarà un singolo messaggio che recita più o meno: “Stavolta sei fottuto, stronzo psicopatico fuori di testa, hai passato il segno, stiamo venendo a ucciderti”. E lo scenario non è altro che uno squadrone di poliziotti che invade il nostro condominio con l’intenzione di farci fuori e noi dovremo scappare facendoci strada a suon di spari. In un qualsiasi altro gioco questo sarebbe un plot point importantissimo, capace di scatenare una serie di eventi che ci porteranno ad affrontare l’antagonista finale. E invece cosa succede in Cruelty Squad? Niente. Sì è trattato di uno scambio di nomi accidentale derivato da un numero di previdenza sociale digitato male. La vicenda si chiude e riprenderete con la solita routine. Cosa vi aspettavate?

La sensazione dopo ogni sessione di gioco di Cruelty Squad è riconducibile a un doposbronza: nausea, un vago mal di testa e uno strano senso di malinconia. E’ un doposbronza, certo, ma un doposbronza derivato da una bottiglia di ottimo Whiskey di marca.

Giocate a Cruelty Squad se ne avete il coraggio, è davvero una esperienza unica.

Francesco Viglione