La frase arriva da un’altra notte e da un’altra storia. «Quella volta ti aspettavo in Saint Laurent», cantava Annalisa in Bellissima, trasformando il nome della maison francese in una piccola ossessione pop. Quattro anni dopo, a Parigi, quelle parole sembrano quasi tornare al posto giusto. Solo che questa volta ad aspettare Saint Laurent c’era un’intera Fashion Week.
E soprattutto c’era una domanda che continua a girare tra le prime file: quella del 29 settembre potrebbe essere stata davvero l’ultima notte di Anthony Vaccarello alla guida della maison?
Tutto l’oro di Saint Laurent sotto la Tour Eiffel
La scena è di quelle costruite per restare nella memoria. Trocadéro, Tour Eiffel illuminata, notte parigina e una passerella dominata dall’oro. Per la collezione Women’s Summer 2027, Anthony Vaccarello ha portato in passerella trench metallici, broccati, silhouette dalle spalle nette e abiti che sembrano catturare la luce più che rifletterla.
L’oro non è una semplice scelta cromatica. È un richiamo all’immaginario storico della maison, a quella teatralità preziosa che Yves Saint Laurent ha trasformato in linguaggio. Tutto sembra pensato per celebrare, quasi per lasciare un’immagine definitiva.
Poi, però, lo show cambia tono.
Il finale diventa nero.
Dopo la lunga sequenza luminosa arrivano gli abiti da sera scuri, più severi, quasi solenni. Una scelta che ha inevitabilmente alimentato le indiscrezioni sul futuro del direttore creativo. A chiudere la serata anche Charlotte Gainsbourg, presenza profondamente legata all’universo Saint Laurent, mentre Vaccarello riceve l’applauso del pubblico.
Per ora non esiste alcun annuncio ufficiale sulla sua uscita. Ma l’atmosfera della sfilata ha fatto nascere una domanda precisa: era soltanto una collezione oppure anche un commiato?
Dieci anni dopo, il vero spettacolo è ciò che non viene detto
Vaccarello è arrivato alla direzione creativa di Saint Laurent nel 2016. Dieci anni nei quali ha reso immediatamente riconoscibile la donna della maison: nero, pelle, trasparenze, smoking, spalle costruite, tacchi altissimi e una sensualità sempre molto cinematografica.
La sfilata parigina arriva dunque in un momento simbolico. Un decennio esatto. E forse è proprio questo dettaglio a rendere tutto più interessante della semplice passerella.
In prima fila la maison ha riunito ancora una volta moda, cinema e musica, con un parterre internazionale costruito per amplificare il peso dello show. Eppure, per una volta, neppure le celebrity sono riuscite a rubare completamente la scena.
Perché il vero oggetto del desiderio non era soltanto capire cosa vedremo nella primavera-estate 2027. Era capire che cosa stessimo realmente guardando: una celebrazione oppure la fine di un ciclo.
«Quella notte ti aspettavo in Saint Laurent»
Ed è qui che torna Annalisa.
Bellissima raccontava l’attesa, il desiderio di essere guardati, la costruzione quasi cinematografica di una notte immaginata diversamente. A Parigi è successo qualcosa di curiosamente simile: Saint Laurent si è fatto aspettare, si è vestito d’oro ed è apparso bellissimo, mentre tutti cercavano di capire se dietro quella perfezione non si nascondesse già una separazione.
Perché spesso la moda comunica prima attraverso le immagini e soltanto dopo attraverso i comunicati.
E quella notte, sotto la Tour Eiffel, l’oro sembrava una festa. Il nero finale, molto meno.






