Quando e perché smettiamo di scrivere la fatidica letterina a Babbo natale?

Quando e perché smettiamo di scrivere la fatidica letterina a Babbo natale? Probabilmente questo accade quando iniziamo a sentirci “troppo grandi” o “troppo impegnati”. Senza neanche accorgercene abbandoniamo la magia del natale e accantoniamo in un angolo questa meravigliosa tradizione che accumuna tutti i bambini del mondo. Sono sicura però che in molti come me, nonostante l’età, continuino a tapparsi le orecchie ogni qualvolta che qualcuno asserisce al fatto che babbo natale sia solo una “bugia” per bambini.

Ma chi lo ha detto che un adulto debba per forza smettere di credere nell’esistenza di babbo natale? Avrà sicuramente una forma totalmente diversa rispetto a quella condivisa dall’immaginario comune: niente lungo barbone bianco, niente renne che trainano la slitta (ormai avere un aereo privato è diventato di moda) niente pancione ma  addominali scolpiti. Sta di fatto che lui era, è, e continuerà ad essere per sempre l’essenza stessa del natale.

Da piccoli, non ci siamo mai posti il problema di ringraziarlo abbastanza per tutti i regali ricevuti, per aver reso così felice la nostra infanzia e per averci fatto brillare gli occhi innumerevoli volte. Con il tempo poi la nostra lista dei desideri dovrebbe essere cambiata: non più solo di giochi ma soprattutto cose meno tangibili, che più che la vista gratifichino lo spirito. Inutile chiedere miracoli come “la pace nel mondo”: per realizzare un’impresa tale, una persona non basta di certo.

Potremmo però limitarci a desiderare che la pace a Natale, sia “d’obbligo” in tutte le case.

Tutti dovrebbero avere un posto speciale dove potersi permettere di essere felice: questo è un privilegio che non va MAI dimenticato. Dovremmo chiedere a Babbo Natale di restituire la fede a chi l’ha persa. Non parliamo di fede religiosa, basterebbe che ciascun individuo sulla terra credesse in qualcosa, avesse qualcuno a cui affidare i propri pensieri, le proprie paure. Questo è sicuramente tra i regali più grandi che ci si possa fare e che si possa augurare alle persone che amiamo. Sarebbe bello chiedere a Babbo Natale di dare forza a chi si “sente diverso” affinché smetta di sentirsi tale. Esiste forse una regola che sancisce cosa sia o meno normale? Nessuno ha il diritto di etichettarci come qualcosa che non desideriamo essere.

Il caro babbo è sicuramente tra le persone più generose e cordiali al mondo. Per questo dovrebbe insegnarci ad essere più buoni, con gli altri sì, ma anche con noi stessi. Potrebbe insegnarci che amare l’altro è impossibile se prima non si riesce ad amare se stessi. Forse anche se diventati “grandi” spendere dieci minuti del nostro tempo per scrivere la nostra lettera a babbo natale, potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata. Chiunque, rileggendola in silenzio, nella propria testa, grazie al potere di quelle poche righe potrebbe finalmente accorgersi che il più grande regalo che si possa fare è riuscire ad essere vero e autentico ogni giorno della propria vita.

Mi raccomando, alla fine della lettera ricordatevi di dire “grazie” e “per favore”.

“Do ut des” dicevano i latini, non dimenticatelo mai.

Cristina Ciurleo