Pippo Baudo, un anno senza Un anno dopo, Pippo Baudo continua a occupare uno spazio enorme nella memoria della televisione italiana. Ma lontano dai palcoscenici, dalle sigle e dalle serate evento, resta soprattutto il ricordo privato di un padre. Nel primo anniversario della sua morte, la figlia Tiziana Baudo ha affidato all’ANSA una lettera fatta di nostalgia, immagini familiari e piccoli segni che sembrano mantenere ancora vivo il loro legame.
Pippo Baudo è morto il 16 agosto 2025, all’età di 89 anni. A dodici mesi dalla scomparsa, Tiziana ha scelto di raccontarlo non soltanto come uno dei più grandi protagonisti della Rai, ma come l’uomo che durante le estati riusciva, almeno per qualche mese, a lasciare fuori dalla porta la televisione.
Le estati con papà lontano dalla televisione
Tra i ricordi tornano le gare di nuoto a Villasimius, le colazioni a Militello con la ricotta ancora calda, le arance raccolte nell’aranceto di famiglia, gli arancini mangiati a Villa Bellini e i giri in motorino a Morlupo.
Sono fotografie di una quotidianità lontanissima dall’immagine pubblica del conduttore che per decenni ha dominato il piccolo schermo.
«Erano anni molto felici e spensierati», ricorda Tiziana. Finita la scuola, trascorreva l’estate con il padre. E proprio quei mesi diventavano un piccolo privilegio: «Ero felice perché in quei tre mesi non dovevo condividerlo con nessuno».
Una confessione che restituisce un Pippo Baudo padre, prima ancora che personaggio televisivo: un uomo conteso agli impegni, agli studi televisivi e a una carriera che sembrava non fermarsi mai.
Le lettere d’amore che Tiziana continua a rileggere
Con il passare degli anni, le occasioni per stare insieme si erano inevitabilmente ridotte. Lui a Roma, lei a Milano con la propria famiglia. Rimanevano incontri più brevi e soprattutto le lettere.
Tiziana descrive infatti suo padre come «un uomo di altri tempi», abituato a scriverle lettere piene d’amore nelle occasioni importanti. Parole che oggi conserva e continua a rileggere dopo la sua scomparsa.
Nella lettera emerge anche l’amarezza per l’assenza di alcuni amici e personaggi dello spettacolo nel momento delle condoglianze. Tra coloro che invece hanno saputo dimostrare vicinanza, Tiziana cita Stefano De Martino, definendolo una persona «perbene, garbata e sensibile» per le parole dedicate alla memoria del padre.
Il mistero del numero 7: «Come se lui da lassù mi stesse pensando»
Ma è soprattutto un dettaglio a rendere il racconto particolarmente intimo: il numero 7.
Per la famiglia Baudo era diventato nel tempo una sorta di numero portafortuna. Pippo era nato il 7 giugno, aveva chiamato il proprio ufficio Studio 77 e il sette era tornato più volte nella sua storia personale e professionale, fino a Settevoci, uno dei programmi che contribuirono alla sua affermazione televisiva.
Tiziana racconta che ancora oggi quel numero continua ad apparirle nei momenti più inaspettati.
«Il 7 me lo vedo apparire spesso così, all’improvviso, in svariate circostanze, come se lui da lassù mi stesse pensando o mi stesse mettendo in guardia da qualcuno o qualcosa».
Una coincidenza, forse. O semplicemente il modo attraverso il quale il dolore cerca piccoli segnali per continuare a sentire vicino chi non c’è più.
«Rimanere orfani a qualsiasi età ha un impatto profondo»
Per Tiziana il dolore è stato ancora più difficile perché la perdita del padre è arrivata a pochi mesi da quella della madre.
«Rimanere orfani a qualsiasi età ha un impatto molto profondo», racconta parlando di vuoto, solitudine, nostalgia e tristezza. A darle conforto rimane però la percezione di un rapporto che non si è completamente interrotto: una sorta di connessione con entrambi i genitori che continua a manifestarsi nelle piccole cose della quotidianità.
A un anno dalla scomparsa emerge così un ritratto diverso di Pippo Baudo. Non soltanto il gigante della televisione, il volto legato indissolubilmente al Festival di Sanremo e l’uomo che ha accompagnato generazioni di italiani davanti allo schermo.
Ma un padre ricordato attraverso le estati insieme, le risate, le lettere scritte a mano e quel numero 7 che continua ostinatamente a ricomparire.
Perché alcuni ricordi appartengono alla storia della televisione. Altri, molto più semplicemente, restano una questione di famiglia.





