“Oro e Rosa’ è il disco con cui Irene Grandi si perdona (e si riprende tutto)” – la confessione esclusiva a Domanipress: “Il mercato discografico è cambiato. Ho pensato di farla finita con la musica ma poi mi sono perdonata e sono rinata”

A trent’anni dal debutto, Irene Grandi torna con una nuova luce. Il suo album “Oro e Rosa”, in uscita il 14 novembre, è molto più di un progetto discografico: è una dichiarazione di identità, un viaggio attraverso le fragilità e la forza di una donna che ha imparato a guardarsi dentro, senza più paura. Un racconto di trasformazione, autenticità e femminilità consapevole.

Nel corso della video-intervista su Domanipress, la cantautrice toscana si apre come mai prima d’ora, ripercorrendo le proprie ferite, ma anche la bellezza di averle attraversate. «Ho imparato dai miei errori, mi sono perdonata ed ora sono finalmente fiera di me», racconta con una serenità nuova, quella che si conquista solo dopo aver fatto pace con il passato.

Leggi e guarda l’intervista completa su Domanipress:
“Ho imparato dai miei errori, mi sono perdonata ed ora sono finalmente fiera di me”
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youtu.be/phueMAVp-vI

Oro e Rosa: un disco che parla di rinascita

Tra tramonti dorati e albe rosate, Irene costruisce un universo dove ogni fine è anche un inizio. “Oro e Rosa” è il simbolo della rinascita interiore, del coraggio di spogliarsi di ciò che non serve più per tornare a splendere.
«È un disco di cui sentivo il bisogno – racconta – perché parla della mia voglia di fare cose nuove, di collaborare con autori di ieri e di oggi e di portare luce, anche dove la luce è nascosta e sembra solo una promessa».

In questi cinque anni lontano dai riflettori, Irene ha cambiato casa, staff, prospettiva. Si è rimessa in gioco, ritrovando una dimensione più intima e sincera. «Ci sono stati momenti difficili – confessa – ma ho capito che tutto va vissuto con fiducia e gratitudine. Ogni passaggio, anche il più doloroso, serve a ricordarti chi sei».

Collaborazioni e libertà: il suono del nuovo viaggio

Nel nuovo album si alternano ballate emozionali e brani pieni di energia, con una vena pop-rock che richiama la sua essenza più autentica. Tra le undici tracce, spiccano “Colorado”, in duetto con Carmen Consoli, e “Fiera di Me”, registrata con la supervisione ritmica di Stewart Copeland, storico batterista dei Police.

«Lavorare con Stewart è stato stimolante – racconta – perché mi ha spinta a cambiare prospettiva, a cercare nuove vie sonore. Amo collaborare con artisti diversi, anche con giovani autori che stanno muovendo i primi passi. È bello restituire a qualcuno l’occasione che un tempo è stata data a me».

Nel disco c’è anche la firma poetica di Francesco Bianconi, insieme a quella di nuovi talenti scelti personalmente da Irene. Un lavoro libero dalle logiche dei social, che rivendica il valore della musica come viaggio e non come consumo rapido. «Oggi tutto corre veloce – spiega – ma un disco resta un luogo dell’anima. Io voglio ancora raccontare storie, non solo pubblicare canzoni».

“Ho imparato a fidarmi delle donne e di me stessa”

Nel salotto digitale di Domanipress, la cantante si apre anche su un tema spesso lasciato ai margini: la solidarietà femminile.

«Negli ultimi anni ho riscoperto il rapporto di amicizia, soprattutto con le donne, che mi supportano, capiscono e incoraggiano. In altri momenti della mia vita ho avuto più difficoltà a rapportarmi con le altre. Ora sono più grande e do meno importanza a certe cose. È fondamentale trovare la persona giusta per te, perché se non è quella giusta, non ne vale la pena».

Una frase che sa di equilibrio ritrovato, di un cuore che ha imparato a scegliersi.

Sul sesso e la libertà di dire tutto

Domanipress le chiede se, nei suoi primi successi dei 2000, parlare di sesso fosse una forma di ribellione:

«In effetti, era un po’ di tempo fa e forse in musica di sesso ne hanno parlato più certe donne di generazioni molto prima della mia, tipo Mina o Patty Pravo, ma con un linguaggio più velato. Io invece ho detto tutto direttamente. Era un argomento che ci divertiva affrontare da ragazzi, parlando di sesso nella vita ma non ancora nelle canzoni. Quindi perché no? Con una certa ironia, come in “Per fare l’amore”. Era un po’ una canzonatura dell’uomo, per far vedere che anche noi donne siamo potenti e possiamo fare scelte audaci. Non ho trovato particolari censure, sembra che il mondo fosse pronto ad accogliere questi desideri delle donne di esporsi di più».

Un manifesto di libertà, quello di Irene, che oggi risuona ancora più necessario.

Dal palco al domani

Il 2025 segna anche il suo ritorno live con un nuovo tour e un messaggio chiaro: la luce torna sempre.
«Ci sono giorni in cui vorrei mollare tutto – racconta – ma poi basta poco per riaccendersi. La musica ti restituisce sempre tanto, e il pubblico ti aiuta a crederci ancora. È sempre la luce a salvarci».

Guarda e leggi l’intervista integrale:

 

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Stefano Germano, laureato presso l'IULM, è un appassionato di TV e cultura moderna e new media è sempre alla ricerca delle storie più intriganti e delle tendenze culturali del momento.