È morto a 95 anni Robert Duvall, uno degli attori più autorevoli e rispettati della storia del cinema. Si è spento nella sua casa nelle campagne della Virginia, come annunciato dalla moglie Luciana, che lo ha ricordato come «un narratore instancabile e un uomo capace di amare profondamente i suoi personaggi».
Per il grande pubblico resterà per sempre Tom Hagen, il consigliere leale e imperturbabile della famiglia Corleone ne Il Padrino, e il colonnello Kilgore di Apocalypse Now, autore della battuta entrata nella leggenda: «Adoro l’odore del napalm al mattino». Due ruoli diversissimi che raccontano la sua straordinaria capacità di incarnare l’autorità senza bisogno di alzare la voce.
Nato a San Diego nel 1931, Duvall iniziò a recitare tra teatro e televisione prima di ottenere il primo ruolo memorabile nel 1962 in Il buio oltre la siepe, dove interpretò il misterioso Boo Radley. La consacrazione arrivò negli anni Settanta con il sodalizio artistico con Francis Ford Coppola e con una serie di interpretazioni che contribuirono a ridefinire il realismo recitativo americano.
Nel 1984 vinse l’Oscar come miglior attore protagonista per Tender Mercies, grazie a un’interpretazione intensa e minimalista che confermò la sua cifra stilistica: un naturalismo ruvido, essenziale, lontano da ogni enfasi. Nel corso della carriera ottenne sette nomination agli Academy Awards e numerosi riconoscimenti anche in televisione, tra cui premi Emmy per produzioni come Lonesome Dove e Broken Trail.
Pur condividendo la scena con giganti come Robert De Niro, Dustin Hoffman e Gene Hackman, Duvall non ha mai cercato il protagonismo mediatico. La sua forza stava nella capacità di scomparire dentro i personaggi, rendendo ogni ruolo credibile, umano, definitivo.
Attore, regista, produttore e uomo di teatro, ha attraversato oltre sei decenni di cinema americano lasciando un’impronta indelebile. Con la sua scomparsa se ne va un interprete che ha insegnato che la potenza di un personaggio non sta nel volume della voce, ma nella verità dello sguardo.
E in quel silenzio, spesso, viveva tutto il suo cinema.




