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Lunetta Savino: “I nostri sentimenti possono diventare prigioni, bisogna imparare a liberarsi e a guardare oltre”
In un tempo in cui l’immagine sembra più importante della sostanza, Lunetta Savino è un baluardo di verità e profondità. Il suo volto è familiare, ma la sua anima, da sempre, rifiuta di rimanere ancorata a un’unica forma. Oggi, dopo anni di successi televisivi, teatrali e cinematografici, l’attrice sceglie di mettersi ancora una volta in discussione, lasciando andare un ruolo tanto amato quanto ormai concluso nel suo percorso personale.
«Semplicemente, dopo cinque anni dello stesso personaggio, sentivo che avevo dato tutto. Non volevo rischiare di rimanere intrappolata in un ruolo che, seppur bello e apprezzato da tutti, non mi stimolava più. Ho sempre avuto voglia di sperimentare e di mettermi alla prova con ruoli nuovi. Un attore non deve mai dimenticare la propria curiosità artistica, altrimenti diventa troppo facile restare ancorati a un personaggio consolidato.»
Questa dichiarazione, rilasciata nella video-intervista a Domanipress, è il manifesto di un’artista che non accetta di essere ingabbiata nemmeno dal successo. Dietro le sue parole si intravede una visione chiara e coraggiosa: quella di una donna che ha fatto del cambiamento una fede e della complessità una cifra stilistica. Perché, come ci ricorda lei stessa, “i sentimenti possono diventare prigioni”, ma la libertà è una conquista quotidiana.
È con questa stessa urgenza di libertà che Lunetta ha attraversato tutta la sua carriera, fatta di scelte mai scontate e di incontri che hanno lasciato un segno profondo. Non a caso, due di questi portano nomi altisonanti come Federico Fellini e Ferzan Özpetek.
«Fellini era un maestro nel cogliere l’anima degli attori, riusciva a vedere dettagli che sfuggivano agli altri. Mi ha insegnato a prestare attenzione alle sfumature, a dare vita ai personaggi non solo con le parole, ma anche con il corpo, con il silenzio. Özpetek è stato un altro incontro fondamentale, per la sua capacità di costruire storie piene di emozioni autentiche. Entrambi mi hanno permesso di crescere come attrice, di scoprire nuove sfaccettature di me stessa.»
Parole che raccontano l’immenso rispetto per la recitazione come forma d’arte totale, e per quel mestiere che – se vissuto fino in fondo – richiede una continua trasformazione. Non è un caso che Savino, anche nelle sue interpretazioni più popolari, abbia sempre saputo dare spessore, grazia e inquietudine ai personaggi, evitando la trappola della caricatura o della ripetizione.
La sua forza risiede nella capacità di incarnare le fragilità senza mai cedere alla retorica, restituendo al pubblico figure che sembrano uscite dalla vita vera. E oggi, in un momento in cui l’omologazione sembra avere il sopravvento, Lunetta è una voce fuori dal coro. Una che non ha paura di guardarsi dentro, di riconoscere quando è tempo di dire basta, e di fare spazio a ciò che il futuro – con tutta la sua incertezza – può ancora regalare.
Così, con la discrezione che la contraddistingue e la potenza di chi ha ancora molto da dire, Lunetta Savino ci invita a liberarci dalle gabbie emotive, a non temere la metamorfosi, a rimanere fedeli a quella curiosità che ci tiene vivi. E lo fa con l’eleganza rara di chi ha attraversato la vita – e il palcoscenico – senza mai smettere di cercare.




