Novant’anni e una quantità di canzoni che sembrano appartenere alla memoria privata di milioni di italiani. Giulio Rapetti, per tutti semplicemente Mogol, compie oggi, 17 agosto 2026, 90 anni. Un compleanno che va oltre la celebrazione di uno dei più importanti autori della musica italiana: è quasi un viaggio attraverso sessant’anni di costume, amori, partenze, separazioni e desideri raccontati attraverso parole diventate patrimonio collettivo.
Da Una lacrima sul viso a Il mio canto libero, da Cervo a primavera a Oro, fino a L’emozione non ha voce, Mogol ha attraversato generazioni diversissime senza mai diventare soltanto un autore del passato. Le sue parole continuano a vivere nelle radio, nelle playlist e soprattutto in quella particolare forma di memoria per cui basta ascoltare poche note per ricordare immediatamente un luogo, una persona o un momento della propria vita.
Da Battisti a Celentano: le parole che hanno cambiato la musica italiana
Nato a Milano il 17 agosto 1936, figlio di Alberto Rapetti, dirigente della Ricordi, Mogol comincia a lavorare come paroliere negli anni Cinquanta. Nel corso della sua carriera scrive per interpreti come Little Tony, Caterina Caselli, Bobby Solo, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Mango, Adriano Celentano e molti altri.
Ma è soprattutto l’incontro con Lucio Battisti, avvenuto negli anni Sessanta, a segnare uno dei capitoli irripetibili della canzone italiana. Da quel sodalizio nascono brani come Acqua azzurra, acqua chiara, Emozioni, La canzone del sole, Ancora tu e Il mio canto libero. Canzoni capaci di trasformare il linguaggio sentimentale della musica popolare, rendendolo contemporaneamente semplice e sofisticato, quotidiano e universale.
Dopo la conclusione della collaborazione con Battisti, Mogol continua a cambiare pelle. Con Riccardo Cocciante firma pagine come Cervo a primavera e Se stiamo insieme; con Mango contribuisce alla nascita di Oro; con Adriano Celentano arriva un altro monumento della musica pop italiana, L’emozione non ha voce.
Una carriera che non è stata soltanto una collezione di successi. Mogol ha sempre rivendicato l’idea che la canzone possa possedere una responsabilità, raccontare l’essere umano e persino incidere sulla società.
Mogol nel Salotto di Domanipress: «Se una canzone salvasse anche una sola vita, sarebbe un successo»
Proprio di questo Mogol aveva parlato nella lunga video intervista esclusiva concessa al Salotto di Domanipress, raccontandosi senza nostalgia e attraversando la propria carriera, il rapporto con Battisti, il destino, l’avventura e il significato profondo della scrittura.
Molte sue canzoni hanno avuto un impatto profondo sull’immaginario collettivo. Per lei è più importante scrivere un brano popolare che tutti possono cantare, o una canzone capace di cambiare la vita a una sola persona?
«Una canzone può cambiare qualcosa, eccome. Ho scritto anche una canzone sul femminicidio: se salvasse anche una sola vita, sarebbe un successo. La musica può avere una funzione sociale, può educare, può proteggere. Non c’è differenza tra popolarità o intimismo: ciò che conta è il senso.»
Una risposta che racconta probabilmente meglio di molte definizioni il suo rapporto con la musica: il successo non come semplice risultato commerciale, ma come possibilità di lasciare qualcosa nella vita degli altri.
C’è una cifra stilistica che lega tutta la sua produzione?
«Credo che ci sia un senso nella vita di ognuno di noi. Io mi sono sentito spesso protetto. Non avevo paura, ero attratto dall’avventura. Andavo in barca con forza 7, in Turchia, facevo il giro del mondo da solo… ero dominato dal desiderio di vivere. E in tutto quello che ho scritto, credo si senta questa tensione verso l’intensità, verso il senso.»
Lucio Battisti e quell’intuizione che cambiò tutto
Inevitabile, nell’intervista, il ritorno al rapporto con Lucio Battisti. Non soltanto una collaborazione artistica, ma l’incontro tra due personalità che avrebbero finito per modificare definitivamente il modo di scrivere e interpretare la canzone italiana.
Lei e Battisti siete un sodalizio unico. Cosa ha visto in lui che gli altri non avevano colto?
«Una genialità diversa, pura. Ricordo che un giorno mi disse: “La mia fortuna è stata credere a un pazzo: te”. Non voleva cantare, non voleva esporsi. Io l’ho convinto. Gli dissi: “Perché far cantare agli altri le tue canzoni, se alcuni cantano meno bene di te?”. Alla fine ha accettato, e la storia è cambiata.»
Ed è difficile trovare una frase più efficace per raccontare ciò che accadde davvero. Perché la storia, dopo quell’incontro, cambiò. Battisti portò una voce, una scrittura musicale e un modo completamente nuovo di stare dentro una canzone; Mogol trovò parole capaci di raccontare sentimenti enormi attraverso immagini apparentemente semplicissime.
La video intervista integrale a Mogol nel Salotto di Domanipress
Guarda l’intervista integrale:
LEGGI LA VIDEO INTERVISTA ESCLUSIVA SU DOMANIPRESS
Novant’anni senza appartenere al passato
Oggi Mogol vive da tempo in Umbria, dove ha fondato il CET – Centro Europeo di Toscolano, trasformando una parte della propria esperienza in formazione per nuove generazioni di autori, interpreti e musicisti.
Per i suoi 90 anni anche la Rai gli dedica uno spazio speciale: Rai Storia ripropone il 17 agosto alcuni momenti televisivi legati alla sua carriera, dal grande omaggio musicale Viva Mogol! Con i grandi della musica a una storica intervista realizzata da Gianni Minà negli anni Ottanta.
Ma forse il modo migliore per fargli gli auguri rimane quello più semplice: riascoltare una delle sue canzoni. Perché Mogol appartiene a quella rarissima categoria di autori dei quali spesso conosciamo le parole ancora prima di ricordarci chi le abbia scritte.
A 90 anni, Giulio Rapetti può guardare una carriera che ha attraversato mode, rivoluzioni discografiche e generazioni. E quelle parole continuano a circolare.
Tanti auguri, Mogol. Novant’anni dopo la sua nascita, il suo canto è ancora — inevitabilmente — libero.





