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Mina riapre il suo archivio: 10 canzoni e 10 fotografie mai viste raccontano la donna che continua a non farsi vedere. La confessione del figlio Massimiliano Pani su Domanipress

Mina non appare in pubblico da quasi mezzo secolo, eppure riesce ancora a creare un evento semplicemente facendoci vedere qualcosa che non avevamo mai visto. Dieci fotografie inedite e dieci canzoni tornano ora alla luce con Dilettevoli inedite eccedenze: un progetto che aggiunge nuovi frammenti al più grande mistero della musica italiana. Come si può diventare ancora più presenti scegliendo di scomparire?

È questa, in fondo, la straordinaria anomalia di Mina.

La sua assenza non l’ha trasformata in un ricordo. È accaduto quasi il contrario. Mentre generazioni di artisti hanno dovuto moltiplicare apparizioni, interviste, fotografie e contenuti per rimanere visibili, lei ha costruito una delle carriere più longeve della musica italiana sottraendosi progressivamente allo sguardo.

Ora quell’immenso archivio torna ad aprirsi.

Dieci canzoni e dieci fotografie mai viste

Dilettevoli inedite eccedenze raccoglie dieci brani insieme a dieci fotografie inedite provenienti dall’archivio dell’artista.

Non è soltanto l’arrivo di nuovo materiale a rendere interessante il progetto. Nel caso di Mina, infatti, anche una fotografia assume un valore particolare.

Siamo abituati a un presente nel quale sappiamo praticamente tutto degli artisti che ascoltiamo: cosa indossano, dove trascorrono le vacanze, cosa mangiano, cosa pensano e talvolta persino cosa stanno facendo pochi minuti prima di pubblicare una canzone.

Mina appartiene a un altro mondo. Eppure continua a parlarci.

Massimiliano Pani racconta Mina a Domanipress

A raccontare quanto l’immagine sia sempre stata parte integrante dell’universo creativo di Mina è anche Massimiliano Pani, figlio dell’artista, protagonista di una lunga video intervista nel Salotto di Domanipress.

Le trasformazioni visive di Mina, infatti, non sono nate con l’era dei social né come semplice strumento promozionale. Al contrario, hanno anticipato di decenni molti dei linguaggi che sarebbero poi diventati centrali nel pop internazionale.

«Mina ha sempre sperimentato nuovi linguaggi visuali ed artistici anticipando le mode. Prima di Lady Gaga e Madonna ha giocato raffigurandosi in maniera sempre diversa. In tema di genderfluid ante litteram si è raffigurata con la barba o ha indossato il fisico di un culturista. Poi con ironia si è trasformata anche in paperina e in alieno dalla pelle di luna nel recente album Maeba. Le sue metamorfosi sono molte e grazie al merito del suo art director Mauro Balletti ha dato spazio alla sua immaginazione visionaria».

Le parole di Pani permettono di leggere anche le nuove immagini d’archivio sotto una luce diversa. Mina non ha semplicemente utilizzato la fotografia per mostrarsi: l’ha trasformata in un territorio nel quale reinventare continuamente la propria identità.

Guarda l’intervista completa:

Massimiliano Pani: «Questa è la fenomenologia di Mina, mia madre. Una donna e un’artista proiettata nel futuro, libera dal tempo e dalle mode»

La cantante che ha trasformato l’assenza in presenza

L’ultima esibizione pubblica di Mina risale al 1978, alla Bussoladomani di Marina di Pietrasanta.

Da quel momento il suo volto è progressivamente scomparso dalla scena mentre la voce ha continuato a essere ovunque.

Sono arrivati album, collaborazioni, reinterpretazioni e nuove canzoni. La sua immagine, invece, è diventata sempre più rara.

Una scelta che oggi appare quasi rivoluzionaria.

Nell’epoca dell’esposizione permanente, Mina ha dimostrato che si può continuare a essere una popstar senza comportarsi come una popstar.

Non ha bisogno di raccontare quotidianamente se stessa per ricordarci chi è.

Le basta cantare.

Prima di Madonna e Lady Gaga

C’è poi un aspetto che il racconto di Massimiliano Pani rende particolarmente evidente: la modernità di Mina non riguarda soltanto la musica.

Molto prima che la trasformazione continua dell’immagine diventasse una componente essenziale della popstar contemporanea, Mina aveva già cominciato a giocare con il proprio corpo e con la propria identità.

Barba, muscoli maschili, deformazioni, metamorfosi, personaggi fantastici: attraverso il lavoro dell’art director Mauro Balletti, il suo volto ha potuto diventare continuamente altro.

Non per nascondersi, ma per moltiplicarsi.

È una dinamica che decenni più tardi sarebbe diventata familiare osservando le trasformazioni di Madonna, Lady Gaga e di molte altre protagoniste del pop internazionale.

In Mina, però, quella libertà visiva arrivava quando termini oggi entrati nel linguaggio comune non avevano ancora conquistato lo spazio culturale contemporaneo.

Persino alcune rappresentazioni che oggi definiremmo genderfluid erano già entrate nel suo immaginario.

Il contrario dell’era social

Forse è anche per questo che una raccolta di fotografie inedite riesce ancora a suscitare curiosità.

Una fotografia di una celebrity contemporanea può essere consumata in pochi secondi dentro un flusso infinito di immagini. Una fotografia mai vista di Mina porta invece con sé la sensazione di entrare per un momento in uno spazio che normalmente rimane chiuso.

È la forza della rarità.

Ed è qualcosa che l’industria culturale contemporanea sembra aver quasi dimenticato.

Oggi l’imperativo è esserci: pubblicare, raccontarsi, rispondere, mostrarsi, alimentare continuamente la propria presenza digitale.

Mina ha fatto esattamente l’opposto.

Ha creato desiderio attraverso la sottrazione.

Perché Mina continua a interessare anche chi non l’ha mai vista dal vivo

C’è poi un dato generazionale difficile da ignorare.

Una parte enorme del pubblico contemporaneo non ha mai avuto la possibilità di vedere Mina esibirsi dal vivo. Molti dei suoi ascoltatori non erano neppure nati quando decise di abbandonare i concerti.

Eppure canzoni come Se telefonando, Parole parole, Ancora ancora ancora, Grande grande grande ed E se domani continuano a circolare, essere reinterpretate e raggiungere nuove generazioni.

È uno dei pochi casi in cui il mito non dipende esclusivamente dalla nostalgia.

Per avere nostalgia di qualcosa, in fondo, bisognerebbe averla vissuta.

Mina riesce invece a essere misteriosa anche per chi è arrivato molto dopo.

Il lusso di non dover spiegare niente

Forse è proprio qui che si trova il segreto della sua longevità.

In un mondo nel quale ogni artista deve continuamente spiegare il nuovo disco, il nuovo look e la nuova fase della propria vita, Mina conserva il privilegio del silenzio.

Non sappiamo tutto.

E proprio per questo vogliamo ancora sapere qualcosa.

Dilettevoli inedite eccedenze gioca perfettamente con questa dinamica: apre per qualche istante una porta che Mina non ha mai spalancato completamente.

Dieci canzoni. Dieci fotografie.

Pochissimo rispetto alla quantità di immagini che produciamo ogni giorno.

Ma quando per quasi cinquant’anni hai fatto dell’assenza una forma di presenza, anche dieci fotografie possono sembrare moltissime.

Mina continua a non farsi vedere.

Ed è forse proprio per questo che, ancora una volta, tutti vogliono guardarla.