Finito Pitti Uomo, la staffetta passa a Milano: il calendario della Fashion Week maschile si apre con Zegna e con un ritorno che pesa più di un titolo in locandina.
Dopo oltre vent’anni, Ralph Lauren rimette piede in città e lo fa come si fa con i classici: senza chiedere permesso, ricordando a tutti che la nostalgia, in passerella, è ancora un ottimo business.
Zegna e l’“armadio di famiglia”: quando l’archivio diventa manifesto
La sfilata di Zegna apre la settimana sotto un cielo grigio, ma con una scenografia che fa subito dichiarazione: una gigantesca cabina armadio, fatta di tappeti, scomparti, carta da parati.
Il concept è l’armadio di famiglia, immaginato non come museo ma come spazio vivo, dove la storia non resta ferma ma si trasmette.
In passerella entrano anche capi legati alla memoria del brand e della famiglia, fino a un abito su misura degli anni Trenta: simbolo di origine, ma soprattutto di continuità.
Silhouette morbide, Trofeo al centro e un’idea di durata
Al cuore della collezione torna la lana Trofeo, lavorata come base per un racconto di materia e costruzione.
Le proporzioni cambiano senza fare rumore: cappotti e giacche si allungano, le spalle si ampliano, i pantaloni partono da una vita alta e pulita e poi scendono pieni.
Il doppiopetto viene ripensato con soluzioni più fluide e modulari, mentre il tema della trasformabilità attraversa blazer, blouson, overshirt e bomber.
La ricerca sui materiali resta il punto fermo: flanelle stampate, tweed, cashmere lavato, gabardine tecniche e mischie di lana e seta costruiscono una collezione tattile, densa, pensata per durare.
La palette segue la stessa logica: una gamma cromatica naturale fatta di toni cremosi e terrosi, con accenti più profondi e un finale che richiama l’alfabeto del classico: antracite e nero.
Il ritorno di Ralph Lauren: Milano ritrova l’America (e i suoi codici)
Il secondo segnale forte della giornata è il ritorno di Ralph Lauren a Milano dopo 20 anni.
Lo show, organizzato nel quartier generale italiano nel Quadrilatero, unisce Purple Label e Polo e mette in scena un’alternanza netta: look più giovani e casual accanto a passaggi formali.
Dall’abito in velluto nero con panciotto ai richiami sportivi, fino ai simboli dell’immaginario americano: loghi, preppy, stratificazioni.
I colori restano quelli dell’identità Lauren: beige, verde bosco, sfumature di grigio, crema e il solito, inevitabile nero.
È un racconto di continuità più che di sorpresa: molti uomini, un solo brand, una tradizione che si offre come casa comune.
A chiudere la prima giornata, la sfilata di Dsquared2 e l’afterparty fino a tarda notte.
Ma il messaggio d’apertura è già chiaro: per l’uomo FW 2026-27, Milano comincia dall’archivio. E lo chiama futuro.




