È partita da Roma, luminosa e fragile come un sogno collettivo, la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. Per 63 giorni attraverserà l’Italia, toccando 60 città e 110 province, portando con sé una storia antichissima e un presente che chiede ancora di credere nella forza dei simboli. Dal Foro Italico alla notte di San Siro, è un viaggio che parla di sport, certo, ma soprattutto di persone: di chi corre, di chi resiste, di chi torna in piedi dopo essere crollato.
L’inizio: una scintilla che attraversa il tempo
A consegnare la fiaccola allo Stadio dei Marmi è stato Giancarlo Peris, ultimo tedoforo dei Giochi del 1960. A riceverla, Giovanni Malagò, che ha acceso il braciere dando il via a una staffetta che, come ogni Olimpiade, trascende il campo sportivo.
Il primo a partire è Gregorio Paltrinieri, che non ha nascosto l’emozione:
«La fiaccola va oltre lo sport. Quando si pensa all’Olimpiade si pensa al mondo che si ferma e si riunisce».
Le sue parole risuonano come un desiderio e come un monito.
Al suo fianco, nella staffetta che ha inaugurato il percorso romano, Elisa Di Francisca, regina della scherma, e Gianmarco Tamberi, l’uomo che ha insegnato all’Italia che il salto in alto è un atto di fede prima ancora che un gesto tecnico.
Poi arriva lui, Achille Polonara. Un atleta che ha attraversato un trapianto di midollo e che oggi, più che mai, sembra incarnare la rinascita:
«Una grande emozione, come è un’emozione essere in piedi. Fino a una settimana fa ero in carrozzina. La mia battaglia è stata complicata, ma essere giovane e atleta mi ha aiutato. Ora spero che un po’ di fortuna mi assista».
Roma applaude i suoi volti: tra sport, spettacolo e resilienza
La capitale accoglie la staffetta con una folla che non guarda soltanto gli atleti: tra i tedofori ci sono Matteo Berrettini, gli ex campioni del basket Gigi Datome e Andrea Bargnani, l’ex pilota Max Biaggi, l’attrice Claudia Gerini, la stilista Lavinia Biagiotti.
La Fiamma corre, ma sembra anche fermarsi un attimo davanti a Castel Sant’Angelo, dove Luigi Datome riceve la torcia: uno scatto che è già iconico.
Atene, il battito più antico
La Fiamma non è solo un fuoco: è una promessa.
L’hanno portata in Italia Jasmine Paolini e Filippo Ganna, due nomi che raccontano stili opposti ma lo stesso cuore olimpico.
Paolini si è commossa:
«È un sogno. Mai avrei immaginato di essere qui. Mi sento grata, emozionata e felice».
Ganna ha sorriso di quell’adrenalina che non può essere allenata:
«È stato troppo veloce. Avrei voluto correre qualche chilometro in più… magari in bici!».
Un’Italia che corre insieme
Ogni giorno, il Comitato Milano Cortina annuncia nuovi tedofori: atleta dopo atleta, volto dopo volto, da Achille Lauro a Flavia Pennetta, da Giuseppe Tornatore ad Alessandra Mastronardi, dalla Nazionale femminile di calcio ai campioni paralimpici.
È una staffetta che non separa ma unisce: sportivi, creativi, leggende, esordienti. Una geografia di talento che racconta un Paese che cambia e che ritrova, nello sport, una lingua comune.
Le storie che accendono più della Fiamma
C’è Andrea, giovane con autismo, che corre con suo padre Franco: la loro è una storia di resilienza che illumina più del fuoco olimpico.
C’è Dario Pivirotto, 89 anni, che porta la Fiamma per la terza volta nella vita.
C’è Lucia Tellone, la panettiera che ha riacceso — letteralmente — il forno del suo paese e oggi porta una torcia che profuma di comunità.
E ci sono Valentina e suo padre Vincenzo: lei affetta da una sindrome rara, lui maratoneta. Insieme, daranno al Paese un’immagine potente di amore e determinazione.
Il viaggio: da Napoli a Bari, da Cortina a San Siro
La Fiamma sarà:
- a Napoli per Natale,
- a Bari per il Capodanno,
- a Cortina, il 26 gennaio, 70 anni dopo l’apertura dei Giochi del 1956,
- a Milano, il 6 febbraio, per fare il suo ingresso a San Siro nella notte delle Olimpiadi.
Una traiettoria che è anche un omaggio all’Italia dei siti UNESCO, della cultura, dei borghi e delle metropoli che cambiano volto sotto il passo di un tedoforo.
Milano Cortina 2026 non è solo un appuntamento sportivo: è un rito collettivo.
E la Fiamma, oggi più che mai, sembra ricordarci che nessuna distanza è troppo lunga quando la si percorre insieme.




