Midsommar: la nascita di un nuovo horror firmato Ari Aster

Abbandoniamo le bambole assassine, gli spettri e i fantasmi per un momento. Il cinema di tutto il mondo ne ha abbastanza di questi jumpscare gratuiti e le trame insipide che vede protagoniste le suddette “creature sovrannaturali”. Il tipo di horror che invece si fa strada è ben diverso e tutto da scoprire.
Si tratta infatti di prendere in esame un tipo di cinema completamente innovativo firmato Ari Aster, giovane esordiente nel campo della settima arte che ha già convinto molti con il suo primo film “Hereditary”.

Per il neoregista acclamato dalla critica infatti l’horror è un concetto lontano del fantasma e dalla creatura nascosta nel buio o in un sorriso di un pupazzo infantile. L’orrore di Aster invece è più reale che mai.
Midsommar, oltre ad essere un horror caratteristico per la sua luminosità fuori dal suo genere, racconta infatti uno stato comune a molti di noi.
La giovane Dany parte con il fidanzato e altri amici verso un lontano paesino nordico, durante il periodo del Midsommar (mezza estate) ovvero una festa tradizionale e pagana.
Ben presto le usanze di questa comunità ristretta creeranno un senso di disagio ed inquietudine nei nostri protagonisti, i quali si ritroveranno a partecipare a ritualità decisamente disumane ed oltre ogni razionalità.

L’orrore che lo spettatore immagina prima di andare in sala sta nel sangue e nelle scene inquietanti presenti nell’ingannevole trailer, che fanno pensare ad una comunità terrificante che avrà l’obiettivo di far fuori i nostri protagonisti.
Una volta proiettato il film invece ci ritroveremo a guardare piani-sequenze lunghi anche numerosi minuti e dialoghi prolissi dei personaggi per presentarli, o almeno così si presenta la prima parte.
La seconda invece si svolge nel villaggio, tra gli stupefacenti e le danze nordiche del luogo che lasciano all’orrore ben poco, se non due o tre scene sparse nel film.
E allora dove sta l’horror?
Un aspetto molto interessante sviluppato da Aster è questo rapporto distante che separa i due protagonisti. Infatti Dany e il suo fidanzato stanno insieme da molti anni, ma il loro rapporto è ormai agli sgoccioli e viene trascinato inutilmente da entrambi nel tempo.
E’ qui che il villaggio agisce, come un Deus ex machina, nella coppia di ragazzi.
Qualcuno si troverà conforme alle idee della comunità, altri invece non si ambienteranno e ne avranno paura….
Midsommar, insomma, è la rappresentazione di un horror nel quale l’orrore sta nel “non lasciarsi”, nel rapporto ammaccato dei due che si concluderà con la sofferenza in ambe le parti.
Il cinema di Aster non è per tutti, ma anzi può essere quasi considerato un genere di nicchia che un prodotto di commercio.
Se cerchi un film per spaventarti puoi trovarti di fronte a tre ore estremamente infinite che ti faranno rimanere deluso e probabilmente annoiato fino alla morte.
Consigliato invece agli appassionati del genere thriller e psicologico, che troveranno nelle sottochiave della pellicola molti argomenti di discussione.

Serena Marletta