Michele Bravi va a Sanremo 2026 e al Salotto di Domanipress smonta il mito della fama: «Dietro al sogno dorato c’è dell’altro»

Sarà “Prima o poi” il brano con cui Michele Bravi tornerà in gara sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo 2026. L’annuncio è arrivato durante la finalissima di Sanremo Giovani, in diretta su Rai 1, con una presentazione che ha subito chiarito il tono emotivo della canzone:

«Prima o poi è uno sguardo dolce sugli inadeguati e sulle persone fuori posto. Rappresenta quel momento in cui, sotto la pioggia, arrivi davanti al citofono di casa e non ricordi più quale sia quello giusto».

Un’immagine fragile, sospesa, che sembra raccogliere il filo di un percorso artistico fatto di silenzi, ripartenze e consapevolezze maturate lontano dai riflettori. Un racconto che Bravi ha approfondito di recente nel Salotto di Domanipress diretto da Simone Intermite, dove si è lasciato andare a una riflessione rara, lontana dalle retoriche della fama.

 

«La verità è che non sento di aver perso nulla. Sarebbe irrispettoso verso tutto ciò che ho guadagnato e verso le persone che mi seguono dire che la fama mi ha tolto qualcosa. Ho avuto la fortuna di trasformare la mia passione in una professione, e per questo mi sento grato».

Parole che restituiscono l’immagine di un artista pacificato, consapevole del proprio posto e del proprio tempo. Ma anche dei costi che ogni sogno inevitabilmente comporta.

Anche i sogni, però, hanno un prezzo, ammette Bravi senza esitazioni:
«Certo, ho scoperto che dietro al sogno c’è una grande quantità di lavoro, una grammatica e una tecnica che non avevo immaginato. Gli alti e bassi sono parte del percorso, ma sono anche il segno che l’attività va avanti, che c’è movimento. Spero davvero che continuino, perché senza quelle oscillazioni si rischia di stagnare».

Nel racconto emerge un approccio quasi disincantato al mestiere, tenuto a distanza dalla dimensione più intima della passione.
«Sai, la realtà è che non mi prendo troppo sul serio. Mi piace affrontare anche le situazioni più complesse con una certa ironia. Non riesco a considerare la musica o la mia carriera come qualcosa di sacro o intoccabile», spiega.
«La mia passione per la musica è profonda e inviolabile, ma la professione è un’altra cosa. Ho imparato a scindere questi due aspetti, e a vivere il lavoro con leggerezza».

A Sanremo 2026 Michele Bravi arriva così: con una canzone che parla di spaesamento e riconoscimento, e con uno sguardo adulto su ciò che significa esporsi, cadere e rialzarsi. “Prima o poi” promette di essere non solo un brano, ma una dichiarazione di poetica. Un ritorno che non cerca clamore, ma verità.

Scopri l’intervista completa nel Salotto di Domanipress

Articolo precedenteElio dichiara guerra all’autotune: al Concertozzo entra solo chi sa suonare (e fa anche del bene)
Articolo successivoMariah Carey sbarca a Milano: cinque canzoni per capire la città (e noi) mentre arrivano le Olimpiadi
Musica,Cinema,Letteratura,Arte,Luoghi,TV,Interviste esclusive e tanto altro ancora. Domanipress.it