Non è un ritorno rumoroso, ma uno di quelli che si insinuano lentamente, lasciando una scia di domande. Max Gazzè riappare così, con un annuncio che rifiuta le regole classiche e sceglie invece il linguaggio del racconto. Accanto a lui, Claudia Pandolfi, in un corto di appena un minuto che sembra più un frammento di cinema che una strategia social.
Il nuovo album si intitola “L’ornamento delle cose secondarie” e uscirà il 15 maggio, a cinque anni dall’ultimo progetto. Ma ciò che colpisce non è solo il ritorno, quanto il modo in cui viene costruito: un dialogo sospeso, ironico, quasi assurdo, che trasforma un semplice annuncio in una piccola esperienza narrativa.
Nel video, Gazzè e Pandolfi giocano con il quotidiano, lo smontano e lo ricompongono. Non c’è una vera trama, ma un’atmosfera. Ed è proprio lì che si nasconde il senso del progetto: dare valore a ciò che di solito resta ai margini, a quelle “cose secondarie” che diventano improvvisamente centrali.
A rendere tutto ancora più interessante è la scelta sonora: l’album sarà accordato a 432 Hz. Una frequenza alternativa rispetto allo standard, spesso associata a una percezione più armonica e naturale del suono. Non è una moda, ma una dichiarazione precisa: tornare alla musica come vibrazione, come esperienza sensoriale prima ancora che prodotto.
Con 20 brani e una lavorazione orientata alla sperimentazione, Gazzè sembra voler recuperare la sua dimensione più autentica: quella del musicista che esplora, che costruisce senza seguire schemi rigidi. Un ritorno alle origini, ma con una consapevolezza nuova.
E allora la presenza di Claudia Pandolfi assume un altro significato: non solo un volto noto, ma parte di un racconto più ampio, in cui musica e immagine si fondono, creando un linguaggio ibrido e contemporaneo.
“L’ornamento delle cose secondarie” non si presenta come un disco che vuole gridare la sua presenza. Al contrario, sembra voler sussurrare. Ma è proprio in quel sussurro, in quelle frequenze meno evidenti, che Max Gazzè continua a costruire la sua unicità.




